La tecnologia delle pompe di calore espande anche il mercato
Gli impianti oggi consentono una climatizzazione ottimale abbattendo i consumi energetici e legandosi sempre di più all’impiego da fonti rinnovabili. E danno la possibilità di decarbonizzare. Per questo, anche grazie agli incentivi, la domanda continua ad aumentare
di Maria Chiara Voci
4' di lettura
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La Renovation Wave – l’ondata di “ristrutturazioni” – che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni del settore edile in Europa, contribuendo al raggiungimento del Green Deal 2050 verso una neutralità climatica, vede nell’espansione del mercato delle pompe di calore per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici (e per la produzione di acqua calda a uso sanitario) uno dei suoi pilastri.
Questa tecnologia rappresenta, di fatto, l’opportunità per decarbonizzare il consumo termico, sfruttando (e moltiplicando) le potenzialità di un uso sapiente dell’energia elettrica, specie se prodotta da fonte rinnovabile. Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di pompe di calore? E quale è il panorama attuale in Europa e in Italia?
La tecnologia esistente
La tecnologia – nelle sue numerose evoluzioni – è ben spiegata all'interno del Libro Bianco redatto lo scorso anno da Assoclima nella sua terza edizione. La pompa di calore è una macchina che sottrae calore a una sorgente a bassa temperatura (l’aria esterna, l’acqua o il terreno, a seconda del sistema impiegato) e lo trasferisce all’ambiente interno sotto forma di calore ad alta temperatura (di qui il nome di “pompa”) per ottenere riscaldamento e acqua calda sanitaria. In estate, grazie a un’inversione del ciclo, il principio di funzionamento è analogo a quello di un frigorifero domestico: la macchina sottrae calore all’aria interna per trasferirlo in esterno.
Questa azione si svolge grazie all’apporto di un minimo di energia, in genere elettrica (e che può essere prodotta da fonte rinnovabile). Dal punto di vista energetico, il processo alla base della pompa di calore conviene per una ragione che è strettamente connessa con una regola fisica di base: da 1 kWh di energia elettrica si possono produrre infatti fino a 5 kWh di energia termica.
L’energia che si ottiene è quindi sempre maggiore rispetto a quella che si impiega. Il mercato dei prodotti disponibili si differenzia per tipo di fluido (aria o acqua, a seconda della fonte), per terminali in ambiente (unità interne, ventilconvettori, radiatori o pannelli radianti) e per contesto di applicazione.


