L'impianto della valvola

La Tavi offre nuove prospettive di cura anche ai pazienti con insufficienza aortica

Ci si prepara ad un nuovo importante balzo avanti, con la possibilità di ricorrere alla procedura anche nei pazienti con insufficienza aortica grave

di Maria Rita Montebelli

Doctor with virtual reality in operation room in hospital.Surgeon analyzing patient heart testing result and anatomy on technological digital futuristic virtual interface,VR concept. Yingyaipumi - stock.adobe.com

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Da oltre vent'anni la cardiologia interventistica ha vissuto una vera rivoluzione grazie alle valvole cardiache impiantate ‘senza bisturi', cioè alla TAVI (impianto transcatetere di valvola aortica), una procedura mini-invasiva che consente di sostituire una valvola cardiaca malata, senza ricorrere all'intervento cardiochirurgico tradizionale. Inizialmente sviluppata per i pazienti affetti da stenosi aortica grave, non in grado di affrontare un intervento di chirurgia maggiore (per fragilità, età, comorbilità), la TAVI è si è progressivamente imposta come trattamento di riferimento per un numero sempre più ampio di persone, in tutte le categorie di rischio chirurgico.

Ma adesso ci si prepara ad un nuovo importante balzo avanti, con la possibilità di ricorrere alla procedura TAVI anche nei pazienti con insufficienza aortica grave, patologia molto più difficile da trattare con tecniche percutanee.

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Quando la valvola “perde”: che cos'è il rigurgito aortico

Il “rigurgito” (insufficienza) si verifica quando la valvola aortica, che è una sorta di “porta” unidirezionale tra il ventricolo sinistro e l'aorta, non riesce a chiudersi completamente, dopo che il ventricolo ha “pompato” il sangue nell'aorta. Ne consegue che, quando il cuore si rilassa (in diastole), una parte di questo sangue torna indietro dall'aorta verso il ventricolo sinistro, anziché proseguire verso il resto dell'organismo. Nel tempo il ventricolo sinistro è costretto a lavorare sempre di più per contenere, oltre al sangue ossigenato proveniente dalle vene polmonari, anche quello refluito dall'aorta, andando così incontro a un progressivo sovraccarico. Le cause di questa condizione possono essere diverse: alterazioni congenite della valvola, invecchiamento dei tessuti, infezioni, malattie infiammatorie o patologie che coinvolgono l'aorta. Spesso la malattia progredisce lentamente e per anni può non dare sintomi evidenti. Quando però compaiono affanno, stanchezza, ridotta capacità di svolgere attività fisica o segni di insufficienza cardiaca, la situazione diventa seria ed è necessario intervenire.

Nei pazienti con rigurgito aortico severo sintomatico non trattato, il rischio di mortalità aumenta significativamente già nei primi due anni dalla comparsa dei sintomi.

Perché la TAVI finora ha funzionato bene nella stenosi aortica, ma non nel rigurgito?

Il successo della TAVI nella stenosi aortica è legato a una caratteristica particolare di questa malattia: la presenza di abbondanti calcificazioni sulla valvola. Questi depositi di calcio offrono un valido punto di ancoraggio naturale per la protesi, che viene impiantata attraverso un catetere vascolare.

Nel rigurgito aortico, invece, la situazione è completamente diversa. Le valvole sono spesso poco calcificate (o addirittura per niente), l'anello valvolare può essere più grande e deformato e spesso coesistono alterazioni dell'aorta ascendente. In altre parole, manca una struttura stabile alla quale agganciare la nuova valvola.

Per questo motivo, i primi tentativi di utilizzare anche nell'insufficienza aortica le stesse protesi impiegate nella stenosi aortica hanno prodotto risultati insoddisfacenti. In alcuni casi la valvola tendeva a spostarsi, a non aderire perfettamente, a lasciare sostanzialmente invariata l'entità del rigurgito. Le complicanze (dalla necessità di impianto di pacemaker, alla mortalità) e la necessità di reintervento erano dunque molto più frequenti, rispetto a quanto osservato nei pazienti con stenosi aortica.

La svolta: valvole progettate “su misura” per il rigurgito

Ma negli ultimi anni la ricerca tech ha portato allo sviluppo di dispositivi dedicati, progettati specificamente per affrontare le peculiarità anatomiche del rigurgito aortico.

Le due principali innovazioni sono rappresentate dalla JenaValve Trilogy e dalla J-Valve. La prima è una protesi valvolare sovra-anulare costituita da tessuto di pericardio suino e sostenuta da una struttura autoespandibile in nitinolo; la seconda è una valvola biologica, realizzata in pericardio bovino, alloggiata all'interno di una struttura in nitinolo e dotata di una guaina esterna in poliestere che garantisce la tenuta e riduce il rischio di perdite attorno alla protesi. Entrambe utilizzano sofisticati sistemi di ancoraggio che consentono alla protesi di agganciarsi direttamente ai lembi della valvola naturale, indipendentemente dalla presenza di calcificazioni.

Queste soluzioni hanno cambiato radicalmente lo scenario. Grazie a una migliore stabilità e a un posizionamento più preciso, le nuove valvole hanno ridotto in modo significativo il rischio di spostamento della protesi e migliorato gli esiti clinici.

I dati che stanno cambiando la pratica clinica

A confermare il potenziale trasformativo di questa tecnologia innovativa è stato lo studio internazionale ALIGN-AR, considerato il trial di riferimento nel settore.

Lo studio ha coinvolto pazienti con rigurgito aortico moderato-severo o severo, molti dei quali considerati ad alto rischio chirurgico a causa dell'età avanzata, della fragilità o della presenza di altre patologie.

I risultati sono stati particolarmente incoraggianti. La procedura, con valvola JenaValve Trilogy, è stata portata a termine con successo nella quasi totalità dei casi (180 i pazienti arruolati), con una mortalità molto bassa nei primi 30 giorni e una percentuale minima di rigurgito residuo significativo. I pazienti hanno inoltre presentato un netto miglioramento dei sintomi, della capacità funzionale e, in generale, della qualità di vita.

Le valutazioni ecocardiografiche hanno inoltre evidenziato un progressivo recupero della funzione cardiaca e una riduzione del sovraccarico del ventricolo sinistro, elementi che indicano un reale beneficio a livello del cuore e non solo una mera correzione meccanica della valvola.

Queste nuove valvole, progettate per la correzione dell'insufficienza aortica attraverso la TAVI, rappresentano dunque un'alternativa concreta per i pazienti più fragili, che fino a pochi anni fa disponevano di opzioni terapeutiche limitate. Molte persone anziane o affette da varie patologie non possono infatti affrontare un intervento cardiochirurgico tradizionale. Per questi pazienti dunque, la possibilità di effettuare una procedura mini-invasiva, rappresenta un'opportunità importante. La procedura di TAVI viene in genere effettuata entrando con un catetere vascolare attraverso l'arteria femorale; da qui il catetere viene fatto risalire fino alla valvola aortica, dove la nuova protesi viene impiantata. Questo tipo di intervento evita l'apertura del torace (sternotomia o toracotomia) e dunque ha tempi di recupero molto più rapidi rispetto alla chirurgia tradizionale.

Le linee guida aprono alla TAVI nel rigurgito aortico

Le evidenze accumulate negli ultimi anni, cominciano ad essere recepite anche nelle raccomandazioni delle società scientifiche. Le linee guida europee (European Society of Cardiology -ESC/European Association of Cardiothoracic Surgery -EACTS), pubblicate nel 2025, hanno introdotto per la prima volta una raccomandazione specifica (di classe IIb) per l'utilizzo della TAVI nei pazienti con rigurgito aortico severo, che non possano essere sottoposti a intervento chirurgico. La prossima edizione delle linee guida americane (AHA/ACC), che dovrebbe vedere la luce entro il 2026, conterrà anch'essa prevedibilmente un endorsement della TAVI per il trattamento dell'insufficienza aortica. Anche il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito nel 2025 ha riconosciuto la validità di questa opzione terapeutica, sottolineando il ruolo della procedura nei pazienti ad alto rischio operatorio. Si tratta di un passaggio importante, perché sancisce il riconoscimento ufficiale di una tecnologia che, fino a pochi anni fa era considerata ancora sperimentale in questo ambito.

La strada da percorrere

Nonostante i risultati promettenti, gli esperti invitano alla prudenza. Mancano ancora studi randomizzati che confrontino ‘testa a testa' i risultati della TAVI con quelli della chirurgia tradizionale e sono necessari periodi di follow-up più estesi per valutare la durability delle nuove protesi, nel corso degli anni. Rimangono inoltre alcune sfide tecniche, soprattutto nei pazienti con particolari anomalie anatomiche dell'aorta o della valvola (le valvole TAVI attualmente disponibili per la correzione del rigurgito aortico sono progettate per le valvole aortiche tricuspidi e non sono adatte a quelle bicuspidi).

Tuttavia, la direzione appare tracciata. Se la prima rivoluzione della TAVI è stata quella di trasformare il trattamento della stenosi aortica, la seconda potrebbe riguardare la possibilità di offrire una nuova prospettiva di cura ai pazienti con insufficienza aortica severa. Per molte persone con alternative terapeutiche limitate, le nuove valvole transcatetere rappresentano oggi una concreta speranza di trattamento, attraverso procedure meno invasive, rischi più contenuti e una migliore qualità di vita. Una dimostrazione di come l'innovazione tecnologica continui a spostare in avanti e a ridefinire i confini della medicina cardio-vascolare.

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