Rapporto auto e mobilità aziendale

La stretta sui fringe benefit può costare 80mila targhe

Le stime di Aniasa sugli effetti che il nuovo regime fiscale introdotto dalla legge di Bilancio produrrebbe sulle flotte aziendali

di Pier Luigi del Viscovo

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3' di lettura

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Qualcosa non torna nei dati dei primi due mesi del noleggio a lungo termine. A sentire gli operatori, è un pianto per il calo degli ordini e per le richieste dei fleet manager di fermare le consegne delle nuove auto appena arrivate, prolungando i contratti in essere. Il tutto spiegabile con la nuova norma sulla tassazione del fringe benefit, su cui torniamo tra un attimo.

Le statistiche però smentiscono queste voci. Le immatricolazioni uso Nlt (noleggio a lungo termine) a gennaio/febbraio sono state 60mila, esattamente le stesse di un anno fa. Tanto rumore per nulla, quindi? Non proprio. Entrando dentro le statistiche macro, scopriamo che il sistema dei noleggiatori indipendenti nel bimestre ha immatricolato appena 31mila auto ossia il 30% in meno del 2024, confermando la frenata dei clienti. In assoluta controtendenza invece, i noleggiatori captive, appartenenti a gruppi automobilistici, hanno immatricolato le 13mila auto che mancavano, passando da 16 a 29mila che è nientedimeno che l’81% in più dello scorso anno.

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È possibile che esistano due segmenti di clientela, uno appannaggio delle captive e l’altro servito dagli indipendenti? Sì, certo. Tanto da spiegare i volumi di cui sopra? Ma neanche lontanamente. È assai più realistico ipotizzare che i noleggiatori riflettano le scelte dei clienti, che chiedono a gran voce di aspettare prima di ritrovarsi la busta paga alleggerita di qualche centinaio di euro ogni mese, laddove quelli che fanno parte di un gruppo automobilistico antepongano ai clienti le esigenze della proprietà, che in questi mesi ha bisogno di immatricolare auto Lev (low emission vehicle). Infatti, potrebbe non essere un caso che il noleggio, tutto non solo il lungo termine, nel bimestre ha immatricolato il 50% in più di ibride plug-in e ben il 150% in più di full electric. Resta da capire quanto fiato abbiano le società captive per fare da cuscinetto tra la pressione delle case e la domanda dei clienti.

Altre volte c’erano stati prolungamenti, imposti da indisponibilità di prodotto o da problemi sui valori dell’usato, mentre adesso è la domanda a rallentare ed è la prima volta. Una delle cause, non l’unica, è la stretta sul fringe benefit che penalizza chi guida un’auto immatricolata nel 2025 e dunque consiglia di prorogare la vecchia. In un sondaggio su oltre 200 addetti ai lavori commissionato da AgitaLab, un think tank, la metà afferma che i driver seguiranno questo consiglio. Tanto che Aniasa, l’associazione dei noleggiatori, stima possano essere circa 80mila le immatricolazioni in meno, cifra ritenuta realistica da due terzi del panel. A parte i volumi, il giudizio sulla norma è controverso. Mentre un 70% la ritiene inopportuna, poiché non si può imporre una tecnologia per legge, gli altri pensano che sia accettabile se non addirittura opportuna ed è la stessa percentuale che prevede che gli utilizzatori si piegheranno al diktat, scegliendo un’auto alla spina, con o senza motore termico.

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Come al solito, è difficile fare previsioni, specie se queste riguardano il futuro. Fleet manager e driver devono scegliere oggi quali auto ordinare e il compito si presenta più arduo che in passato. Intanto, parlando con loro e pure coi noleggiatori si registra un malcontento verso le vetture ibride plug-in. Intanto, sulle percorrenze tipiche delle auto aziendali l’impiego del motore elettrico è residuale rispetto a quello termico, che a causa del peso delle batterie finisce per consumare molto di più. Inoltre, il poco spazio riservato al serbatoio lascia un’autonomia di poche centinaia di chilometri, costringendo a continue soste per rifornimento. Una soluzione che tanti stanno valutando è quella di scegliere sì un’ibrida plug-in ma col motore termico alimentato a gasolio, che garantisce minori consumi e un costo inferiore. Ma non sono pochi quelli che chiedono di tornare al buon vecchio turbodiesel e quando riescono a farsi autorizzare riscoprono felici che il secondo pieno lo fanno dopo oltre 1.000 chilometri. Peccato che quel sorriso risalga a prima delle nuove ritenute fiscali.

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