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Svilupo sostenibile
«La strategia di Lavazza coniuga la sostenibilità con l’innovazione»
Colloquio con Pietro Mazzà, chief impact officer del gruppo che ha creato un dipartimento integrato. «Pronti per l’Eudr. Abbiamo investito per tempo in processi, competenze e strumenti»
La scelta, strategica, è stata quella di valorizzare il tema della sostenibilità affiancandola al “mandato” sull’innovazione, in capo a Pietro Mazzà, Chief Impact Officer del Gruppo Lavazza, a diretto riporto del ceo Antonio Baravalle. «Per Lavazza sostenibilità e innovazione sono storicamente parte del Dna dell’azienda, che è stata su molti fronti un passo avanti rispetto ai tempi» sottolinea. Creare un Dipartimento integrato significa per l’azienda controllata dalla famiglia Lavazza voler dare una accelerazione sulle due direttrici. «Per il contesto attuale fortemente mutevole, sia dal punto di vista economico che geopolitico, la sostenibilità è un fattore di competitività» sottolinea Mazzà. L’obiettivo dunque è accelerare un processo di adattamento del modello di business nel quale la sostenibilità non si limita a rappresentare l’insieme di azioni responsabili in capo ad un’azienda, ma diventa un fattore di diversificazione e contribuisce a definire le strategie.
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Lavorare su una filiera agricola, con materie prime che arrivano da altri continenti, ha significato, per le aziende del caffè, registrare, dal 2021 a oggi, tutte le possibili distruption in campo, a cominciare dall’impatto economico e finanziario della crisi del caffè, con il prezzo dell’arabica cresciuto del 200% rispetto al periodo pre Covid e quello della Robusta praticamente triplicato. «Il nostro obiettivo - ragiona Mazzà - è di lavorare sulla resilienza delle filiere, dal paese produttore fino al mercato di destinazione e l’unico modo per farlo è rafforzarsi su una serie di tematiche che hanno impatto importante».
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Pietro Mazzà, Chief impact officer del gruppo Lavazza
Come questa spinta entra nel piano industriale del Gruppo, allora? Alla logica dei “ministeri senza portafoglio” a cui spesso si collegano le politiche di sostenibilità delle aziende, Mazzà risponde con una visione diversa: «Consideriamo la sostenibilità come una leva di business e questo ha un impatto su quello che facciamo». Il riferimento è al piano di decarbonizzazione messo in campo da Lavazza: la maggior parte della CO2 generata dall’industria del caffè è legata alla materia prima e condiziona le scelte di approvvigionamento e acquisto dell’azienda. «La logica non è quella di compensare le emissioni ma piuttosto di fare scelte coerenti e consapevoli per ridurre le emissioni, coinvolgendo i paesi produttori e i partner logistici» sottolinea il Cio di Lavazza. L’idea del Gruppo è di perfezionare i meccanismi di acquisto della materia prima utilizzando strumenti avanzati, perché di fatto «la CO2 generata entra tra i criteri di scelta dei canali di acquisto» aggiunge Mazzà. Resta per Lavazza la logica di differenziare il più possibile i paesi di origine del caffè, anche per favorire i produttori minori in ottica di sostenibilità sociale.
Lavazza è tra le imprese che a partire dal 30 dicembre dovranno attuare il regolamento Ue anti-deforestazione. «Siamo pronti. Abbiamo investito per tempo - sottolinea Mazzà - in processi, competenze e strumenti necessari a rispondere ai requisiti dell’Eudr. L’obiettivo della normativa è condiviso; la sfida è oggi garantirne un’applicazione efficace e proporzionata, che tenga conto della complessità delle filiere globali e valorizzi un approccio realmente basato sul rischio. Le recenti semplificazioni vanno in questa direzione e ci consentono di consolidare ulteriormente il lavoro già avviato».
Se la materia prima governa le policy sul fronte della sostenibilità soprattutto ambientale, l’innovazione di prodotto si incarna nell’ultimo prodotto nato in casa Lavazza, Tablì, frutto di una innovazione tecnologica avanzata, con al contempo un basso impatto per il packaging, ad esempio. «Questa linea rappresenta per noi - spiega Mazzà - la sintesi del risultato a cui siamo arrivati, è capace di coniugare la tecnologia, l’innovazione e la sostenibilità, anche grazie a tempi di sviluppo ridotti e a un aumento delle competenze grazie a nuovi brevetti». Ad oggi, Tablì rappresenta ancora un unicum sul mercato, perché è caffè al 100%.
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Il tema della sostenibilità si modula, spiega Mazzà, ingegnere meccanico che ha lavorato nel settore automotive, anche sul fronte dell’organizzazione dei processi produttivi e delle fabbriche di Lavazza in Italia - Settimo Torinese e Gattinara - e all’estero, dopo le acquisizioni fatte dal Gruppo ad esempio in Francia con Caffè Noir. «Il nostro polo di Gattinara è altamente automatizzato, in questo contesto la velocità di aggiornamento tecnologico è un aspetto chiave. Gattinara è stato storicamente un impianto dedicato al single service, cioé alla produzione di caffé porzionato. Oggi sta cambiando pelle, e invece delle capsule espresso point viene prodotto Tablì, con linee di produzione diverse e sempre più avanzate» spiega Mazzà. Sulla linea del Caffè “A modo mio”, ad esempio, le capsule sono termoformate, e lo sfrido del materiale viene recuperato. «Gli stabilimenti evolvono rapidamente» conclude il Chief Impact Officer Pietro Mazzà.
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