La sfida globale per il futuro del settore
di Mario Cianflone
3' di lettura
3' di lettura
L’ingresso di Fca nel consorzio tecnologico di Bmw, Intel e della controllata Mobileye riaccende un faro sulla guida autonoma e conferma che il suo sviluppo passa da partnership tra costruttori di auto e aziende hi-tech. Fra queste spiccano Google (Waymo) che da anni conduce test per l’autonomous driving, il chip maker Nividia, la citata Intel, Bosch, mentre Apple non ha fatto nulla di concreto al di là delle manifestazioni di interesse da parte di Tim Cook e del progetto Titan in realtà mai annunciato ufficialmente. Tra le aziende hi-tech impegnate c’è Samsung che è entrata nell’auto digitale comprando l’americana Harman per 8 miliardi di dollari. Non sono mancate però le «sparate» mediatiche come l’auto che guida da sola di Uber.
Tornando con i piedi, anzi le ruote per terra occorre dire a chiare lettere che l’auto senza guidatore (e volante) è una sorta di chimera tecnologica. Non avremo (se le avremo) auto robot prima di qualche decennio e che attualmente la prospettiva è tutta nello sviluppo della guida assistita o fortemente automatizzata. La Sae (Society of automotive engineers) ha stabilito cinque livelli di autonomia in una scala da 1 a 5. Attualmente sono in vendita vetture di livello 2 (per esempio Bmw Serie 5 e 7, Mercedes Classe E e S, Tesla Model S e X), mentre la Audi A8 (in arrivo sul mercato) è la prima con Livello 3 (automazione condizionata, primo step di automazione vera e propria).
Al di là di Tesla che ha fatto della guida autonoma un pilastro di marketing e dichiara di puntare diritto sul livello 5, cosa stanno facendo le altre case automobilistiche? Fca finora ha tenuto un approccio cauto e a gennaio ha siglato con Google un accordo di collaborazione su test condotti con il minivan Chrysler Pacifica Hybrid.
Protagonisti della guida autonoma sono soprattutto i tedeschi. Mercedes offre già vetture in grado di gestire i sorpassi (pacchetto Drive Assistance) e ipotizza un mondo di auto fortemente automatizzate partire dal 2030. La casa di Stoccarda per ammissione diretta del Ceo Dieter Zetsche ha affermato di essere sulla strada giusta per il “livello 5” all’interno di un programma battezzato CASE (Connected, Autonomous, Shared, Electric) .
Anche Bmw è in prima fila e punta per il 2025 al massimo grado di autonomia grazie anche al citato patto con Intel. Ha lavorato anche con la cinese Baidu (una partnership poi annullata) e lavora al Project i20 che darà vita a vetture elettriche superautomatizzate. Il braccio finanziario della casa di Monaco, Bmw iVentures, sta finanziando insieme a Toyota e Allianz la startup NAUTO dedita all’intelligenza artificiale.








