La sfida al climate change parte da cento città europee
La carbon neutrality in dieci anni invece che 30 è possibile, partendo dalle realtà urbane. Parla Maria Vassilakou, ex vicesindaco verde di Vienna
di Guido Romeo
3' di lettura
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La sfida per salvare il clima riparte da cento città europee. Per vincere la scommessa la Commissione europea ha cambiato approccio, affidandosi a una “missione” di quindici esperti incaricati di mettere a punto obbiettivi e tabelle di marcia per la grande transizione green che dovrebbe investire cento centri urbani climaticamente entro il 2030. Sul piatto ci sono 800 milioni di euro, ma è solo l’inizio perché le amministrazioni che saranno in grado di salire a bordo potranno anche fare leva su fondi della Banca europea degli investimenti e le altre misure per il Green Deal.
Il rapporto finale della “Missione per le 100 città climaticamente neutrali” vedrà la luce alla fine di settembre, ma qualche giorno fa il gruppo di lavoro ha depositato la prima bozza. Puntare sulla città per salvare l’ambiente ha molto senso: occupano appena il 3% delle terre emerse ma ospitano oltre metà della popolazione mondiale e sono responsabili di circa il 72% delle emissioni globali di gas serra.
Il report riconosce che raggiungere la “carbon neutrality” in dieci anni, invece che in 30 come previsto dal Green Deal europeo per il 2050, è «una sfida enorme», ma non impossibile visto il trend favorevole degli investimenti in green-tech che promettono di aumentare gli incentivi alla transizione.
«Puntiamo a coinvolgere cento città con 50mila o più abitanti o parti di centri più grandi ma non puntiamo a finanziare l’innovazione tecnologica», sottolinea Maria Vassilakou, parte della Missione ed ex-vicesindaco di Vienna, la prima in Europa del partito Verde, che durante il suo mandato ha visto incoronare la capitale austriaca città più vivibile del mondo per ben due volte. «L’obiettivo è aiutare i centri non solo a emettere meno, ma sviluppare la “livability” creando una società più inclusiva e aperta, un’esigenza ancora più sentita con le tensioni sociali create dal Covid19. È per questo che quando parliamo di smart cities partiamo da una valutazione sull’impatto sociale delle tecnologie utilizzate e non da quali e quanti sensori vengoni installati».
Una parte consistente di questa transizione verso la neutralità climatica sarà proprio la capacità dimostrata dalle amministrazioni di coinvolgere i cittadini per farli diventare, come spiega il report: «Agenti di cambiamento attraverso iniziative bottom-up, innovazioni e nuove forme di governance».

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