Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Fare partire in maniera efficace le iniziative industriali che hanno coinvolto la società. Poi: proseguire nell’integrazione di Asimco Meilian, acquisita lo scorso anno. Sono tra le priorità di Brembo a sostegno del business. L’attività nel 2016 ha visto sia i ricavi che la redditività salire. Il fatturato si è assestato a 2,279 miliardi in aumento del 9,9% rispetto all’esercizio precedente. L’utile operativo, dal canto suo, è aumentato del 30,3%. Mentre la marginalità, l’Ebit in rapporto ai ricavi, è passata dal 12,1% del 2015 al 14,4% dell’anno scorso.
Si tratta di un andamento estemporaneo? La risposta è negativa. Per trovare un rallentamento del business aziendale bisogna risalire al 2009 (ricavi in calo del 22,1% sul 2008). Cioè: l’annus horribilis dell’economia mondiale. Di lì in poi, nonostante la crisi del debito sovrano in Europa, il conto economico di Brembo è aumentato di anno in anno. Nel 2010 il fatturato era di 1,075 miliardi; successivamente è arrivato a 1,8 miliardi nel 2014 per oltrepassare la soglia dei 2 miliardi nel 2015. Analogo l’andamento dell’utile netto: calo nel 2009 e, via via, il rialzo negli esercizi successivi. Fino ai 240,6 milioni del 2016.
Al di là della dinamica storica del bilancio il risparmiatore è tuttavia interessato alle strategie societarie. Un focus, per l’appunto, è sull’integrazione di Asimco. Questa, consolidata a partire dal primo maggio 2016, da una parte, secondo quanto indicato da Brembo, non è diluitiva dei margini del gruppo; e, dall’altro, è un tassello importante nella crescita in Cina.
Già, la Cina. Il Paese del Dragone è tra le priorità della multinazionale italiana dei freni. L’incidenza percentuale dei ricavi generati in quel mercato è aumentata: nel 2012 si assestava al 4,3% mentre lo scorso anno si è arrivati all’8,9%. Un andamento che, fermo restando l’obiettivo d’incrementare il business in valore assoluto in tutte le aree geografiche, è destinata a proseguire. Non solo grazie al contributo di Asimco. Bensì anche, e soprattutto, per l’impegno industriale sul territorio da parte della società. Quello cinese si sa. nonostante l’attuale rallentamento, è il primo mercato mondiale dell’auto. Così: in coerenza con la strategia di produrre vicino ai propri clienti (costruttori di auto), Brembo ha investito parecchio sui suoi impianti nel Paese del Dragone. Dal 2013 almeno circa mezzo miliardo di euro. Esborsi che, da una parte, hanno contribuito all’attuale capacità produttiva (4 fabbriche compresa quello conseguente allo shopping di Asimco); e che, dall’altra, proseguiranno per completare (tra la fine del 2017 e inizio 2018) lo stabilimento dedicato alla realizzazione dei sistemi (pinze frenanti in alluminio cui si uniscono altre importanti parti del freno).
Uno sforzo finalizzato a servire in loco solo i «car maker» occidentali? Rebus sic stantibus in grande parte sì. E tuttavia l’azienda punta ad allargare la propria clientela. Il target è costituito dal sempre più importante gruppo di costruttori cinesi. Il che, deve sottolinearsi, non significa l’ingresso di Brembo nella fascia media dei sistemi frenanti. La società infatti mantiene il suo posizionamento nell’«alto di gamma». L’obiettivo, in realtà, è cogliere la nuova produzione di top car che, via via, sta coinvolgendo le case automobilistiche locali. Veicoli non destinati non solo al mercato domestico ma anche, e soprattutto, all’export. Così, a fronte di un simile scenario, Brembo in Cina indica un obiettivo: raddoppiare i ricavi nell’arco di tempo di un biennio.