La sfida. Una Biennale sempre più autonoma per riscrivere la storia
In crescita i ricavi propri e l’utile. Attesi alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte, a cura di Adriano Pedrosa, da sabato 20 aprile a domenica 24 novembre, 331 artisti mai sbarcati in Laguna
di Maria Adelaide Marchesoni e Marilena Pirrelli
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I punti chiave
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Sempre di più: tra i Giardini e l’Arsenale vedremo 331 artisti. È il numero ufficiale di coloro chiamati a partecipare alla 60ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia dal titolo «Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere» dal curatore Adriano Pedrosa (dal 20 aprile, con pre-apertura dal 17, al 24 novembre). Una sfida per la Biennale che con l’ultima edizione di Cecilia Alemani ha mostrato di crescere negli obiettivi: ricavi propri aumentati grazie all’incremento dal 2015 al 2022 dei visitatori (+59,5%) e delle sponsorizzazioni (+50,5%) dimostrando maggiore capacità di autofinanziamento. Certo sono più cospicui anche i contributi pubblici (+109,2%), ma è in miglioramento la loro incidenza sui risultati che registrano un utile in significativa crescita. Venezia si conferma così anche nei numeri un appuntamento imprescindibile per il sistema dell’arte e per la carriera degli artisti che quest’anno arrivano dal Sud del mondo: moltissimi non vi hanno mai partecipato. E, infatti, questa Biennale non mette sotto i riflettori l’art system prodotto dal mondo americano ed europeo, se non per tracciare il percorso di migranti.
Un cambio di passo
Se all’arte non viene chiesto di cambiare il mondo, di certo ce lo mostra da un punto di vista diverso. La sfida di questa esposizione porta al centro disubbidienza, decolonialismo, disparità, attivismo, sradicamento, emigrazione, ma anche tradizione artigianale (soprattutto tessile), trasmissione generazionale dei saperi creativi e collaborazione. Le Partecipazioni nazionali raggiungono un livello molto alto, con 90 paesi (assente per il secondo anno la Russia) a cui si aggiungono 30 eventi collaterali. «L’autonomia dei direttori artistici è la miglior garanzia perché la formula della Biennale di Venezia continui a funzionare e a produrre effetti talvolta sorprendenti, anche sul piano diplomatico e politico» ha affermato il presidente uscente della Biennale Roberto Cicutto, un magma creativo che affida dal 2 marzo all’entrante Pietrangelo Buttafuoco in carica per i prossimi quattro anni.
I risultati di quattro anni
I numeri delle ultime quattro biennali ci mostrano una traiettoria iniziata con Okwui Enzewor, che riportava al centro la periferia, svelava opere inedite e riportava lo sguardo sullo stato delle cose. Una riflessione sul presente, che oggi ci invita a guardare ad una geografia più larga e inclusiva. Gli artisti, il pubblico e i finanziatori sono ingaggiati su un palcoscenico che ha sempre maggiore visibilità, trampolino per i successivi traguardi artistici. La macchina della Biennale Arte è ben oliata e, anno dopo, contribuisce a recuperare spazi e visione in Laguna.







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