Il lavoro che cambia

La sfida di attrarre i talenti? Si gioca fra benessere, fiducia nella leadership e work life balance

Le richieste dei professionisti puntano in particolare all’equilibrio tra vita e lavoro, alla trasparenza aziendale e al benessere dei dipendenti

di Gianni Rusconi

4' di lettura

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Le esigenze dei professionisti si sono stabilizzate e ruotano attorno ad equilibrio tra lavoro e vita privata e benessere. Le priorità cambiano da persona a persona, come è giusto e normale che sia, ma c’è un tema ricorrente nelle risposte fornite dagli oltre 50mila lavoratori che hanno partecipato all’edizione 2025 dello studio globale “Talent Trends” a firma di PageGroup, una delle principali aziende a livello internazionale nel settore della ricerca e selezione specializzata. Qual è questo tema ricorrente? La necessità di chiarezza.

Sebbene negli ultimi anni i desideri delle persone in ambito lavorativo si siano stabilizzati, molti professionisti hanno diverse incognite sul futuro, legate soprattutto al lavoro ibrido e alla diffusione sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale. L’altra faccia della stessa medaglia è la capacità delle aziende di attrarre e trattenere i talenti: tutto si gioca, ancora una volta, nel campo della trasparenza.

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Stipendio, flessibilità, tecnologia, cultura e valori, come emerge dall’indagine, sono i cinque pilastri sui quali si costruisce il lavoro del futuro. Ed è proprio su questi aspetti che, per manager e datori di lavoro, entra in gioco l’opportunità di essere competitivi in termini di trasparenza ed ottenere un vantaggio rispetto ad altre aziende. Per cogliere questo vantaggio, però, è necessario dare indicazioni chiare su ciò che le aziende sono in grado di offrire, in modo da attrarre talenti in linea ai propri valori.

Uno stipendio considerato buono e l’opportunità di avanzamento di carriera sono stati a lungo i desideri principali dei professionisti, poi - cinque anni fa – la pandemia ha cambiato tutto, ridisegnando le priorità personali e professionali di molte persone. Non è certo un caso, quindi, che i lavoratori cercano oggi, più di ogni altro fattore, l’equilibrio tra vita professionale e quella vita privata, anche a discapito della propria carriera. «Gli ultimi cinque anni - precisa in proposito Tomaso Mainini, amministratore delegato di PageGroup per Italia e Turchia - hanno completamente cambiato il mercato del lavoro e questo cambiamento, pur portando con sé numerose opportunità, può creare esitazioni ed incertezze che hanno un impatto notevole anche sui processi di ricerca e selezione del personale. Assumere persone di talento sta diventando, oggi, la vera sfida per tutte le aziende, di ogni dimensione, tipologia e settore».

Nessun compromesso sul work life balance

Il work life balance, in questo mutato scenario, assume una rilevanza importante, tanto da potersi considerare non più solo “benefit accessorio” ma qualcosa che tutti i lavoratori si aspettano e sul quale non intendono scendere a compromessi. Le aziende che vogliono avere successo, questa la visione del manager di PageGroup, non possono quindi limitarsi a prendere atto di questo cambiamento, ma devono intervenire attivamente per evitare di perdere talenti, attratti magari da realtà che offrono maggiore flessibilità o più attente al benessere delle persone. Tesi, quest’ultima, sostenuta dai dati: il 58% dei professionisti attualmente impegnati con modalità ibride o completamente da remoto ha dichiarato infatti che cercherebbe un nuovo lavoro se dovesse arrivare la richiesta di aumentare il numero di ore/giorni da lavorare in ufficio.

C’è poi l’aspetto economico, storicamente uno parametri alla base della decisione di intraprendere una nuova avventura professionale. Per quanto non più prioritario, rimane un aspetto assolutamente da non sottovalutare, sebbene permanga una situazione che gli autori del rapporto definiscono di “vigile attesa”: il 42% degli intervistati ha chiesto infatti un aumento di stipendio negli ultimi dodici mesi mentre la percentuale di professionisti italiani che prova a negoziare una rivalutazione della busta paga (con successo) è in Italia più bassa che altrove e si ferma al 13%, rispetto a una media globale prossima al 21%.

Ed è proprio in materia di stipendio che i professionisti vogliono avere tutte le informazioni in modo chiaro. «Sappiamo bene – precisa Mainini – che per gestire qualsiasi trattativa sia indispensabile avere punti di riferimento chiari, a maggior ragione quando parliamo di retribuzione. L’attuazione della Direttiva Ue sulla trasparenza retributiva, che prevede per le aziende con più di 100 dipendenti l’obbligo di segnalare eventuali differenze salariali e di prendere provvedimenti per colmarli, potrà certamente ridurre il divario, ma non possiamo negare che la strada verso la parità sia ancora molto lunga».

Stipendi, ancora elevato il gap di genere

Il “Talents Trend 2025” parla in tal senso molto chiaramente: un terzo dei dipendenti ritiene che esista un gap retributivo di genere e questa percezione aumenta ai livelli dirigenziali e tra le donne, con il 45% delle lavoratrici che rileva una disparità di stipendio legata al genere nella propria azienda, contro il 24% degli uomini.

C’è infine un ultimo dato emerso dal rapporto che riporta ancora una volta il fattore umano al centro delle relazioni di lavoro: un professionista su cinque dichiara infatti di avere poca fiducia nei propri manager e questo dimostra quanto siano cruciali trasparenza e comunicazione aperta per creare in azienda un clima sereno e per ridurre la propensione a cercare nuove opportunità professionali. «Dal nostro osservatorio - conferma in tal senso Mainini – emerge che la credibilità della leadership è in questo momento sotto esame. Senza un’azione decisa, i dipendenti possono supporre che i loro responsabili non abbiano a cuore i loro interessi e questo può portare a un minor impegno e, nei casi più estremi, alle dimissioni». Sebbene il livello di “trust” dei lavoratori possa sembrare fragile, ci sono però segnali positivi che indicano quanto le aziende si stiano impegnando in questo senso: molti dei rispondenti all’indagine, infatti, hanno dichiarato che le imprese per le quali lavorano sono abbastanza o molto trasparenti su questioni chiave, a cominciare dagli obiettivi di business e dalle informazioni finanziarie.

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