La seconda vita (tutta d’oro) degli smartphone
Oro, argento, rame e anche terre rare dagli smartphone dismessi. I nuovi giacimenti di materie prime nascono nei cassetti delle case, dove molto spesso vengono riposti gli strumenti elettronici a fine corsa
di Davide Madeddu
3' di lettura
I punti chiave
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La seconda chance dei telefoni cellulari ormai spenti perché non più al passo con i tempi e le nuove tecnologie, passa per l’economia circolare. E prevede quindi il recupero e riciclo dei materiali contenuti nei diversi componenti. Proprio partendo da questo fatto i ricercatori dell’Enea, da tempo, hanno avviato una serie di iniziative e ricerche volte a recuperare materiali dagli strumenti elettronici dismessi. In quest’ottica rientra il progetto Portent, cofinanziato dalla Regione Lazio, portato avanti dal Laboratorio Enea “Tecnologie per il Riuso, il Riciclo, il Recupero e la valorizzazione di Rifiuti e Materiali”.
Crescono i rifiuti elettronici
A sostenere la decisione di mandare avanti il progetto che punta a sviluppare “un nuovo processo per il recupero di materiali e metalli di elevato valore da telefoni cellulari a fine vita in ottica di economia circolare”, la crescita dei rifiuti derivanti da strumenti elettrici ed elettronici. «La quantità di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, soprattutto a causa di tempi di obsolescenza tecnica sempre più ridotti è in crescita – dice Danilo Fontana, ricercatore Enea e responsabile del progetto –. Questo fenomeno potrebbe generare seri problemi di gestione legati alla presenza di metalli e sostanze nocive che rappresentano un rischio reale per la salute dell’uomo e dell’ambiente».
I dati dell’incremento
Secondo i dati forniti dall’Enea e relativi al rapporto Raee nel 2020 la crescita della raccolta di questa tipologia di rifiuti è stata del +7,68 per cento rispetto al 2019, raggiungendo 78 mila tonnellate. Nella regione Lazio, dove la quota di materiali raccolta è stata di 6 mila tonnellate, la crescita ha registrato un balzo di 2,4 mila tonnellate rispetto all’anno precedente.
Le nuove materie prime
Quanto ai materiali che si possono ricavare, il dato è eloquente. Una tonnellata di schede elettroniche da telefoni a fine vita contiene in media 276 grammi d'oro, 345 d’argento, 132 chilogrammi di rame. «Se si considerano poi altri componenti, come magneti e antenne integrate ad esempio, l’elenco si allunga con le terre rare (quali ad esempio neodimio, praseodimio e disprosio) che possono raggiungere 2,7 chilogrammi per tonnellata di smartphone».
La tecnologia spinge il recupero
A dare una mano all’attività di recupero, ma anche di estrazione dei materiali “pregiati” contenuti all’interno delle schede e degli smartphone, c’è la tecnologia sempre più avanzata. «Grazie a quelle attuali è possibile riciclare oltre il 96 per cento di questi dispositivi elettronici, recuperando quantità significative di metalli preziosi con gradi di purezza elevati – argomenta il ricercatore –. Questo permetterebbe di evitare il depauperamento delle risorse naturali e l'approvvigionamento di alcune di queste materie prime critiche presenti prevalentemente in Paesi politicamente instabili».

