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Tra i tanti oggetti che, con l’avvento del digitale e la mobilità del lavoro, sembravano giunti al tramonto c’era anche la scrivania: quella classica, ampia, importante, che dal secondo dopoguerra ha significato plasticamente, nell’immaginario collettivo, il prestigio, l’autorità, il senso dello studio e del lavoro intellettuale. Fortunatamente non è così: benché il lavoro sia sempre più smaterializzato, mobile e informale, la scrivania rappresenta ancora - o torna prepotentemente a rappresentare - una necessità e un piacere, un’isola fisica di spazio personale a cui ancorare tutti gli stimoli, i materiali, i pensieri che attraversano le ore frenetiche di lavoro o quelle più rare e quiete di studio.
Il segnale chiaro giunge da diverse aziende del design italiano che propongono in collezione questo pezzo d’arredo, realizzato con materiali nobili e tecniche raffinate, su cui investire, da conservare e trasmettere alle future generazioni. Il richiamo agli anni Cinquanta è molto sentito: fu allora che in Italia tradizione e modernità si fusero magistralmente in progetti sperimentali firmati dai grandi Maestri, oggi rieditati in omaggio a una stagione irripetibile che ancora non ha esaurito la sua carica generativa. In questo senso si colloca l’operazione di Ceccotti Collezioni, raffinata ebanisteria toscana, che nella collezione 2026 ha inserito la scrivania direzionale 604 Desk, un progetto dell’architetto veneziano Mario Gottardi risalente al 1954, inizialmente ideato (un bozzetto lo testimonia) per la cabina del comandante della turbonave Leonardo Da Vinci, poi effettivamente realizzato due anni più tardi per un’azienda di Verona. Gottardi, personalità poliedrica, si era aggiudicato la progettazione navale di alcune grandi navi (anche la Cristoforo Colombo, la Michelangelo e la Raffaello); con lo stesso spirito di maestosità ed efficienza progettò la scrivania 604, che la versione attuale di Ceccotti Collezioni ha mantenuto intatto: le linee geometriche e moderniste del corpo comunicano una certa classicità grazie ai rivestimenti in pelle e ai profili perimetrali in massello di noce americano, mentre il grande piano sospeso, sorretto da distanziali in ottone, è messo in risalto dal vetro retro-verniciato o dal legno rivestito in pelle Poltrona Frau.
Risale a qualche anno prima (1950) la scrivania sperimentale Cavour di Carlo Mollino, un arredo che sfida ogni regola e ogni prescrizione, collocandosi in una dimensione senza tempo: in quegli anni Mollino, alla ricerca della struttura perfetta, negli arredi come nelle grandi architetture, aveva sperimentato composizioni tra linee fluide e parallelepipedi: lo fece anche per la scrivania Cavour, concepita per Casa Orengo a Torino e mai portata alla produzione in serie. Di ciò è fatta carico Zanotta, che proprio quest’anno ha annunciato di aver ottenuto dallo Stato italiano, mediante la vincita di un bando pubblico, la concessione di una licenza d’uso esclusiva per la realizzazione di trenta opere del grande architetto torinese. L’azienda già aveva in catalogo una decina di pezzi di Mollino, tra cui la scrivania Cavour, che ancora sorprende per lo sviluppo strutturale incentrato sulla slanciata spina dorsale in legno, realizzata con la tecnica della curvatura a freddo (sviluppata e brevettata da Mollino stesso), che da un lato poggia sulla cassettiera e dall’altro lato sostiene un contenitore laterale, oltre che il piano superiore in vetro trasparente.
Equilibrio ed essenzialità caratterizzano anche Cavalletto di Franco Albini, nel catalogo iMaestri di Cassina: l’architetto, altro padre nobile del design italiano, sempre alla ricerca della leggerezza strutturale, aveva concepito nel 1950 questo tavolo, realizzato sapientemente in legno e ispirato all’omonimo strumento di officine e laboratori. Il piano e le gambe hanno spessori e volumi ridotti, stabilizzati da un sistema di tiranti tenditori in ottone brunito che fungono da controventature: una soluzione funzionale e formale al contempo, che offre stabilità e suggerisce leggerezza, mettendo alla prova l’eccellenza tecnica della falegnameria Cassina.
La lezione dei maestri è stata bene appresa da Giorgio Bonaguro, che per Carpanese Home, azienda veneta di ebanisteria contemporanea, ha progettato quest’anno la scrivania Tachi, in versione L, più contenuta, e XL, più ampia e dotata di cassettiera. Sotto al piano, di forma organica e irregolare (come un boomerang), si colloca un sottopiano in metallo o rivestito in pelle, distanziato dal primo e non perfettamente corrispondente nelle dimensioni, utile a poggiare tutti quanto non deve stare a vista, ma a portata di mano. Spaziosa, funzionale e visivamente leggera, Tachi evoca nel nome una spada giapponese lunga e ricurva, di cui intende richiamare la precisione e la forza.
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