Sfilate

La Sardegna di Dolce&Gabbana, un sogno di moda e artigianalità

Al Forte Village di Pula e nel sito archeologico di Nora hanno sfilato le creazioni più esclusive da donna e uomo, per 400 ospiti dal mondo. Un viaggio iniziato nel 2012 e celebrato a Milano con la mostra «Dal cuore alle mani»

di Giulia Crivelli

4' di lettura

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Oltre quattrocento ospiti arrivati dai cinque continenti e altre 1.400 persone dello staff mondiale di Dolce&Gabbana, tra i quali truccatori, venditori, sarte e sarti, stylist. E poi celebrities, stampa italiana e internazionale e circa duecento modelle e modelli. Una famiglia “allargatissima” di più di duemila persone riunita per quattro giorni al Forte Village, a circa un’ora da Cagliari, per gli eventi annuali dell’alta moda, alta gioielleria e alta sartoria Dolce&Gabbana. Dal 2012 ogni estate Domenico Dolce e Stefano Gabbana scelgono una località dell’Italia e fanno sfilare e presentano le loro creazioni più esclusive – abiti, gioielli e accessori che non possono essere duplicati – e che si rivolgono a un’altra famiglia, composta dai clienti dell’alta moda (donna), alta gioielleria e alta sartoria (uomo): una famiglia un po’ meno allargata di quella che ha “invaso” il Forte Village, ma pur sempre composta da 400 persone e in costante crescita dal primo evento del 2012, che si svolse a Taormina per alcune decine di ospiti.

«Appena rientrati a Milano inizieremo a pensare al 2025: per preparare questi giorni nel sud della Sardegna avevamo iniziato a studiare, documentarci, confrontarci tra noi e con le persone che lavorano con noi dall’estate scorsa, subito dopo gli eventi che avevamo ospitato in Puglia – raccontano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Prima però vorremmo goderci un po’ lo straordinario lavoro fatto per le collezioni 2024: la Sardegna è stata una straordinaria scoperta. O meglio: conoscevamo i paesaggi, i colori e i sapori del nord, meno di questa parte dell’isola, che ci ha ammaliati e portati, come accade ogni anno dal 2012, a unire la nostra creatività e visione dell’alta moda all’artigianato e alle tradizioni locali».

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A Milano Domenico Dolce e Stefano Gabbana potranno godersi anche il successo della mostra «Dal cuore alle mani», inaugurata all’inizio di aprile a Palazzo Reale e che ripercorre proprio la storia dell’alta moda, gioielleria e sartoria e che ha coinciso con il 40 anni del marchio Dolce&Gabbana, nato nel 1984. «Non siamo particolarmente attratti dagli anniversari, neanche quando sono tondi come questo del 2024. Ci piace vivere e goderci il presente, non il passato, e guardare sempre avanti, perché la moda è questo: abbracciare il futuro come opportunità di crescita e cambiamento», spiegano i due stilisti e imprenditori, rimasti fieramente indipendenti e alla guida di uno dei pochi gruppi italiani della moda con fatturato ben superiore al miliardo.

Dolce&Gabbana, ispirazione Sardegna per l’Alta Moda e l’Alta Sartoria

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Il Grand Tour italiano di Dolce&Gabbana iniziato nel 2012 e cristallizzato a Palazzo Reale proseguirà nell’estate 2025 e chissà per quanti anni ancora, ma non è detto che l’allestimento della mostra cambierà per includere le tappe successive a quella del 2023 in Puglia. «Dopo Milano “Dal cuore alle mani” andrà a New York, Londra, Parigi e Seul – spiegano gli stilisti –. La sera dell’inaugurazione della mostra eravamo emozionati, ma anche un po’ spaventati, ci chiedevamo se nei giorni e mesi successivi le persone sarebbero venute a vederla. Il successo ha superato ogni attesa, “Dal cuore alle mani” sarà probabilmente la mostra del 2024 più vista di Palazzo Reale. Non ci interessano tanto i numeri o i record, bensì le reazioni che abbiamo raccolto nei commenti arrivati via social o in altri modi. Non sono state necessarie spiegazioni tecniche e men che meno filosofiche di quello che facciamo e che ha la sua massima espressione nell’alta moda e alta sartoria. È bastato che le persone vedessero da vicino abiti, gioielli e accessori perché ne percepissero il valore creativo, artigianale, fors’anche spirituale».

Nelle collezioni da donna e uomo che hanno sfilato in Sardegna si ritrova la stessa visione, ma potenziata dalla messa in scena. Ogni sfilata, a partire da quelle delle settimane della moda di Milano o Parigi, a guardar bene, è uno spettacolo teatrale in miniatura. Se però il palcoscenico è il parco archeologico di Nora, dove ha sfilato l’alta moda, o la macchia mediterranea del Forte Village, dove ha sfilato l’alta sartoria, con le luci e i colori del tramonto di inizio estate, lo spettacolo si trasforma in produzione teatrale delle grandissime occasioni, qualcosa di molto simile alla messa in scena di un’opera lirica. Con scenografie, figuranti e musiche all’altezza di autori e registi dello spettacolo (ovvero gli stilisti) e degli attori (modelle e modelli).

A Nora le creazioni di alta moda, un’alchimia tra le tradizioni tessili e orafe della Sardegna e l’universo creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, hanno volteggiato (anche grazie al vento di maestrale) tra le sculture del californiano Phillip K. Smith, un felicissimo e dinamico contrasto tra millenarie tradizioni ornamentali e arte contemporanea. Scenografia e coreografia completamente diversa per l’alta sartoria, dove i modelli hanno sfilato accanto a isolane e isolani nei rispettivi costumi tradizionali, fieramente tramandati e portati in occasioni solenni come la festa di San Efisio, che si svolge a Cagliari dal 1° al 4 maggio e alla quale partecipano circa mille gruppi folcloristici della Sardegna.

«Anno dopo anno affiniamo l’approccio alle tecniche artigianali e creative che incontriamo – raccontano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Alla fascinazione e stupore e rispetto che proviamo studiando la storia del luogo dove sfileremo subentra il desiderio di creare un’osmosi con quello che siamo noi da sempre. Per l’alta sartoria abbiamo voluto che i due universi, quello autenticamente tradizionale e folcloristico, apparisse con la stessa forza accanto all’interpretazione che ne abbiamo dato noi. E naturalmente dopo la sfilata protagonista è stata la tradizione enogastronomica locale. Questi eventi devono coinvolgere tutti i sensi, dare sensazioni di ogni tipo, non solo visive». E così è stato.

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