La rivoluzione cinese della Renault Twingo, ecco come è nata in soli due anni
Disegnata a Parigi, è stata sviluppata nel centro di ricerca ACDC di Shanghai da un team prevalentemente localeDecisivi le procedure semplificate, le soluzioni di design in house e un ecosistema di fornitori software e di componenti dedicato
di Lello Naso (Nostro inviato Shanghai)
3' di lettura
3' di lettura
Philippe Brunet, Cto di Renault, non usa giri di parole: «Siamo in Cina per copiare e imparare». Shanghai, sede di ACDC (Advanced China Development Cente ), il centro di sviluppo sulle auto elettriche di Renault, il cui nome richiama la corrente continua e quella alternata.
Il manager francese spiega come si è realizzato quello che molti avevano bollato come uno slogan, anche se molto efficace: a meno di due anni e a meno di ventimila euro. Detto meglio: sviluppare e produrre la Twingo elettrica in due anni con un costo al consumatore finale di meno di 20mila euro. «In Europa sarebbe stato impossibile. Qua in Cina lo abbiamo fatto», dice Brunet.
Copiare e imparare è un’affermazione forte per un manager europeo dell’automobile. Ma è quello che è successo in questi due anni di sviluppo della nuova Twingo elettrica. Renault, attraverso ACDC, ha copiato un metodo di lavoro, quello cinese, basato sulla snellezza della struttura, la velocità delle decisioni, lo sviluppo in house di tutte le soluzioni e la collaborazione serrata con i fornitori locali. In un ecosistema, quello cinese, fortemente coeso e allo stesso tempo con fornitori in grande competizione.
La base di partenza è stato il progetto della nuova Twingo, realizzato nel centro di Guyancourt, nella periferia di Parigi. Su quel disegno, a Shanghai, è stata messa a punto la fase di sviluppo e pre-industrializzazione, fino ad arrivare al prototipo che il mese prossimo andrà in produzione a Nuovo Mesto in Slovenia.
«la snellezza della struttura», spiega Brunet, «è un elemento decisivo. Agli ingegneri piace spendere, non è un segreto». Dunque più ce ne sono, più si spende. È inevitabile. A Parigi, al centro sviluppo, gli addetti sono settemila, a Shanghai, ad ACDC, gli addetti sono 150. «In Cina le strutture sono molto snelle e il riporto al capo progetto è immediato. Questo semplifica molto i processi», spiega Jeremy Coiffier, responsabile del progetto di Twingo. «Inoltre, ha facilitato la realizzazione di alcuni dei pilastri operativi che ci siamo imposti. Primo fra tutti l’accorciamento a un giorno delle decisioni tecniche. In Europa il tempo è di una settimana».









