Storie di auto

La rivoluzione cinese della Renault Twingo, ecco come è nata in soli due anni

Disegnata a Parigi, è stata sviluppata nel centro di ricerca ACDC di Shanghai da un team prevalentemente localeDecisivi le procedure semplificate, le soluzioni di design in house e un ecosistema di fornitori software e di componenti dedicato

di Lello Naso (Nostro inviato Shanghai)

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Philippe Brunet, Cto di Renault, non usa giri di parole: «Siamo in Cina per copiare e imparare». Shanghai, sede di ACDC (Advanced China Development Cente ), il centro di sviluppo sulle auto elettriche di Renault, il cui nome richiama la corrente continua e quella alternata.

Il manager francese spiega come si è realizzato quello che molti avevano bollato come uno slogan, anche se molto efficace: a meno di due anni e a meno di ventimila euro. Detto meglio: sviluppare e produrre la Twingo elettrica in due anni con un costo al consumatore finale di meno di 20mila euro. «In Europa sarebbe stato impossibile. Qua in Cina lo abbiamo fatto», dice Brunet.

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Copiare e imparare è un’affermazione forte per un manager europeo dell’automobile. Ma è quello che è successo in questi due anni di sviluppo della nuova Twingo elettrica. Renault, attraverso ACDC, ha copiato un metodo di lavoro, quello cinese, basato sulla snellezza della struttura, la velocità delle decisioni, lo sviluppo in house di tutte le soluzioni e la collaborazione serrata con i fornitori locali. In un ecosistema, quello cinese, fortemente coeso e allo stesso tempo con fornitori in grande competizione.

La base di partenza è stato il progetto della nuova Twingo, realizzato nel centro di Guyancourt, nella periferia di Parigi. Su quel disegno, a Shanghai, è stata messa a punto la fase di sviluppo e pre-industrializzazione, fino ad arrivare al prototipo che il mese prossimo andrà in produzione a Nuovo Mesto in Slovenia.

«la snellezza della struttura», spiega Brunet, «è un elemento decisivo. Agli ingegneri piace spendere, non è un segreto». Dunque più ce ne sono, più si spende. È inevitabile. A Parigi, al centro sviluppo, gli addetti sono settemila, a Shanghai, ad ACDC, gli addetti sono 150. «In Cina le strutture sono molto snelle e il riporto al capo progetto è immediato. Questo semplifica molto i processi», spiega Jeremy Coiffier, responsabile del progetto di Twingo. «Inoltre, ha facilitato la realizzazione di alcuni dei pilastri operativi che ci siamo imposti. Primo fra tutti l’accorciamento a un giorno delle decisioni tecniche. In Europa il tempo è di una settimana».

Il taglio sui tempi è stato automatico. In nove mesi Twingo è passata dal concept al prototipo. In 5 mesi dal prototipo alla pre-industrializzazione. Anche perché, altra decisione fondamentale, tutte le soluzioni di styling sono state realizzate in house, senza ricorso a studi tecnici esterni e lo sviluppo dei componenti è stato possibile farlo senza contrattualizzare i fornitori esterni. Una pratica consuetudinaria in Cina, dove si firmano nel momento della scelta del componente, ma impensabile in Europa. Decisivo è stato anche lo sviluppo del software, con tempistiche dimezzate rispetto all’Europa. «Per software e fornitori», spiega Brunet, «l’ecosistema cinese è decisivo. Qua troviamo facilmente grandi talenti del software e sviluppatori. Anche l’offerta dei fornitori è molto ampia, con cluster specializzati e aziende giovani cresciute vertiginosamente negli ultimi anni».

Tutto questo ha portato il time to market a due anni. Era di 4 per Clio 5 e Captur, di tre per Renault 5 e 4 e per Scenic, per fare alcuni esempi. Twingo elettrica ha registrato tagli dei tempi del 16% nella fase di realizzazione del progetto, del 41% del concept, del 26% nella pre-industrializzazione.

A Hangzhou, nella sede di Renault China appena aperta (Renault ha 400 dipendenti in Cina), l’incontro con i fornitori è illuminante. Start up e giovani imprese presentano le loro soluzioni avveniristiche per il software (gli Adas, la guida assistita) e l’auto elettrica, dalle batterie alle ricariche. Un ecosistema in cui Renault si sta integrando in maniera anomala rispetto alle altre case automobilistiche. ACDC e Horse (il centro di sviluppo dei motori elettrici di Hangzhou in joint venture con Geely) sviluppano in Cina i prodotti progettati in Europa, che verranno poi prodotti e commercializzati nei mercati di riferimento. «Andremo in Cina, in maniera diversa rispetto agli altri», aveva detto qualche anno fa l’allora amministratore delegato Luca De Meo.

Adesso, con lo sviluppo di Twingo e dei nuovi modelli elettrici che verranno, il disegno è più chiaro. L’Europa pensa, la Cina sviluppa, nei singoli mercati si produce e si vende con formule, alleanze e società diverse. Cina compresa, con l’alleanza con Geely che può tornare utile anche su altri mercati.«L’Europa non è tagliata fuori», dice Brunet, «ma dovrà adeguarsi a queste modalità e a questi tempi. Altrimenti siamo fuori dalla competizione».

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