Bilancio 2024

La riorganizzazione interna porta i frutti (+10%) a Capitolium Art

Assistenza al cliente con un sevizio di AI per una prima valutazione e identificazione dell’autore dell’opera. Forte interesse a sviluppare i gioielli

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

«Senza titolo», 1979 di Alberto Burri, top lot di Capitolium Art

5' di lettura

5' di lettura

«Chiudiamo il 2024 con un fatturato di 15.724.543,60 euro, vale a dire con un incremento del 10% rispetto al 2023» spiegano Giorgio e Gherardo Rusconi, rispettivamente presidente e amministratore di Capitolium Art alla domanda sull’andamento del 2024. «Il segno positivo di bilancio non era affatto scontato in un anno vissuto da Capitolium più nel segno della riorganizzazione interna che dell’espansione commerciale e lo interpretiamo come la conferma delle potenzialità di sviluppo del mercato italiano delle aste d’arte e di beni di pregio» spiegano. «L’obiettivo che ci siamo dati nel 2008, l’anno in cui abbiamo assunto la guida dell’azienda di famiglia, è stato da subito quello di avviare un processo di crescita supportato dall’adozione di tecnologie altamente innovative, soprattutto nel campo della telematica. In quest’ottica, l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato dedicato a progetti non più procrastinabili».

A sinistra Giorgio (presidente) e a destra Gherardo Rusconi (amministratore) Capitolium Art

Quali?
In primo piano tra questi l’implementazione del sito aziendale con una serie di servizi che consentiranno, sia al cliente compratore che al cliente venditore, di operare con Capitolium in una situazione di massima trasparenza e comfort. Procede nella stessa direzione anche il più innovativo dei progetti su cui ci siamo concentrati negli ultimi mesi: l’elaborazione di un algoritmo di intelligenza artificiale personalizzato in grado di supportare il nostro staff espletando funzioni di prima assistenza nei confronti del cliente. L’A.I. di Capitolium sarà in particolar modo in grado di interagire h24 al telefono per comprendere le esigenze dell’utente, fornire prime risposte e metterlo in contatto con i membri dello staff più idonei a soddisfare le sue richieste; potrà fornire una prima valutazione di opere d’arte o oggetti di interesse collezionistico arrivando anche ad attivare una funzione di individuazione dell’autore dell’opera partendo dall’analisi dell’immagine. La nostra favolosa assistente digitale dovrebbe essere operativa già dalla primavera entrante.

Loading...

Quali settori e quali artisti sono in crescita e quali in calo?
Quella di Salvo potrebbe essere un’onda lunga, anche perché l’artista si avvantaggia di una cospicua produzione ed è sostenuto da un archivio molto efficiente, una circostanza che può fare la differenza. Vale anche per Kounellis, già alto nelle quotazioni, ma che potrebbe esplodere. Tutti gli artisti di qualità in qualche modo legati a un’estetica Pop suscitano interesse, ma per poter avviare un serio lavoro di valorizzazione bisogna che ci sia un corpus di opere adeguato. Pensiamo al geniale Pascali o a Gnoli, artisti straordinari, ma rari e questo non aiuta.

Avete raggiunto il top lot con il maestro Alberto Burri: «Senza titolo» del 1979 (in foto), dalla stima tra 180-220mila € è stato aggiudicato per 258.300 €. Com’è il mercato degli autori italiani ormai storicizzati?
Fontana, Burri, Boetti, Manzoni hanno raggiunto quotazioni consolidate a livello internazionale e rientrano nella ristretta rosa dei nomi italiani da acquistare se si cerca l’investimento sicuro, ma l’offerta comincia a scarseggiare. Ci sarebbe richiesta per i grandi maestri del ‘900 storico, ma molti protagonisti dell’arte italiana della prima metà del secolo scorso sono connotati da una produzione scarsa, circostanza che non ne favorisce il mercato.

Oltre l’arte, ci sono altri settori da tenere sott’occhio?
Nel campo del design il nostro Luigi Bosa, uno dei più autorevoli esperti italiani di settore, sta facendo scelte che consigliamo di osservare con attenzione. Esaurita l’onda dei sovraesposti anni ’40 e ’50, ora è il momento di fare ricerca nel portentoso bacino degli anni ’20 e ’30, oppure portarsi molto più avanti verso gli anni ’80 e ’90. Ma attenzione, il settore è insidioso e farsi seguire da un esperto è sempre di fondamentale importanza.
Nel campo dell’arte antica è il momento delle rare e raffinate curiosità. In questa tendenza si innesta anche una forma di collezionismo nata nel mondo anglosassone e orientata a rinnovare la passione delle antiche raccolte di gusto Wunderkammer. Una passione che ci intriga e che ci ha indotto ad aprire il dipartimento di Wunderkammer, Curiosities & Etnografica guidato da Giano Del Bufalo, uno dei massimi esperti italiani del settore.

Quali previsioni potete fare per il prossimo anno: avete in serbo highlight?
Siamo molto interessati a sviluppare il settore dei gioielli. Oggi la potenzialità di crescita di una casa d’aste è, a nostro parere, testata dalla sua capacità di affermarsi all’interno del mercato del lusso, proponendo una selezione merceologica idonea a suscitare l’interesse dei suoi migliori consumatori.

Qualche anticipazione?
Proseguirà la nostra attività di avvicinamento al mondo degli archivi e delle fondazioni e dei grandi collezionisti privati che consideriamo una delle chiavi di riconoscimento dell’approccio di Capitolium al mercato dell’arte. Il 2025 ci vedrà sempre più impegnati in iniziative volte al superamento della narrazione che vuole archivi e fondazioni al lavoro per la tutela e valorizzazione degli artisti e case d’asta che ne sviliscono il mercato. In verità si può, anzi, si deve lavorare insieme sulla base del presupposto che l’incontro con il mercato è storicamente un fattore di massimo rilievo ai fini della valorizzazione di un’artista. Esiste un luogo fisico che è diventato l’emblema del nostro percorso di avvicinamento alle istituzioni impegnate nella promozione degli artisti, si chiama Capitolium Art Gallery ed è lo spazio romano in cui, in collaborazione con archivi, fondazioni, eredi di artisti e importanti collezionisti, organizziamo mostre e iniziative no profit unicamente indirizzate a promuovere la conoscenza dell’arte.

La Francia e la Germania hanno legiferato e introdotto l’Iva ridotta sugli scambi sull’arte applicata già dal 1° gennaio 2025. L’Italia non ha ancora deciso cosa fare, il 2025 si apre quindi con uno squilibrio fiscale sull’Iva significativo per voi operatori d’asta. Che implicazioni avrà per la vostra offerta di lotti l’Iva italiana sugli scambi al 22% rispetto al 5,5% della Francia e al 7% della Germania?
Considerando che l’avvento di Internet e delle sofisticate metodologie di vendita online hanno messo tutte le case d’asta in competizione tra loro sul mercato internazionale, è sufficiente uno scarto anche di pochi punti tra le aliquote dei vari paesi per determinare una differenza nel prezzo finale delle opere non irrilevante sul piano del confronto concorrenziale.

Che ripercussioni potrebbero esserci sui vostri clienti, sia venditori che acquirenti?
Per le aziende italiane di settore si tratterebbe poi della classica goccia che fa traboccare il vaso. Non ci stancheremo mai di sottolineare la palese condizione di svantaggio in cui già opera il nostro mercato dell’arte per via dell’applicazione restrittiva della normativa di tutela dei beni culturali, un’applicazione spesso non conforme allo spirito di una legge nata per salvaguardare i tesori culturali della nazione e non per comprimere un settore dell’economia italiana.

Siete a conoscenza che dal 28 giugno 2025 sarà introdotto in Italia il Regolamento (UE) 2019/880 sull’introduzione e l’importazione di beni culturali che prevede che l’importatore dovrà attestare che i beni (diverse categorie elencate) sono stati legalmente esportati da paesi terzi? Come vi state attrezzando?
Non conoscevamo il Regolamento, anche perché sulle normative che pure sono destinate a impattare in modo significativo sull’attività degli operatori del mercato dell’arte non viene mai posta in essere una seria attività di comunicazione e illustrazione. Attraverso il nostro dipartimento di arte orientale, che per forza di cose tratta beni culturali provenienti da paesi extracomunitari, abbiamo comunque già avuto i primi incidenti perché il nostro paese ha adottato da tempo normative interne che tentano di regolare la materia. L’impressione è che si apriranno contenziosi infiniti destinati a produrre solo spreco di energie e denaro pubblico. Non ci stiamo attrezzando perché ci sembra evidente che per poter eseguire i controlli sulla regolarità dell’importazione di cui si parla nel testo del Regolamento 2019/880 dovremmo trovare il modo di conoscere le norme che, in ogni paese del mondo, definiscono il concetto di bene culturale e ne regolano l’esportazione. Ci aspettiamo pertanto che le autorità preposte all’applicazione delle normative ci forniscano gli strumenti per poter eseguire le complesse prescrizioni in esse contenute.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti