Turchia, la ricetta anti-virus di Erdogan: Ankara torna a tagliare i tassi
La Banca centrale turca ha ridotto il costo del denaro per l’ottava volta in un anno per sostenere l’economia. Malgrado un’inflazione a due cifre
di Roberto Bongiorni
4' di lettura
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Tutto secondo copione. Quello, ormai noto, voluto dal presidente “quasi a vita” della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Ancora una volta, l’ottava in un anno, la Banca centrale turca ha tagliato i tassi di interesse nel tentativo di stimolare un’economia in grandi difficoltà e rinforzare il credito. È la ricetta voluta dall’uomo che dal lontano 2003 tiene le redini della Turchia. Gli effetti collaterali, tuttavia, si sono rivelati con tutta la loro forza nel 2018: un surriscaldamento dell’economia e una svalutazione galoppante della lira turca. E alla fine, una breve recessione tecnica a cavallo tra il 2018 e il 2019.
Inflazione a due cifre
Questa volta il taglio dei tassi, scesi all’8,75%, è stato modesto: 100 punti base. Eppure superiore alle previsioni degli analisti internazionali, che si attendevano solo una correzione simbolica. Se poi si considera che nove mesi fa i tassi si trovavano sopra il 24%, la cura Erdogan, che si era dichiarato nemico dei tassi di interesse, si mostra con chiarezza. E ciò a dispetto di un’inflazione che, pur essendo scesa sensibilmente (soprattutto a causa del crollo dei prezzi petroliferi) galleggia ancora su valori indesiderabili, in marzo appena sotto il 12 per cento.
Oltre ai preoccupanti dati macro-economici, gli occhi del governo di Ankara fissano con inquietudine la curva dei contagi. La pandemia di Covid-19 sta inghiottendo anche la Turchia. Eppure Erdogan non ha mai cessato di elogiare il successo della propria gestione nella battaglia contro il coronavirus. Quasi volesse mostrare che lui era riuscito là dove tutti gli altri capi di Stato avevano fallito: chiudere i confini per tempo, contenere l’epidemia, mantenendo però parzialmente funzionante l’economia.
Dietro le cifre ufficiali
Le misure restrittive ci sono state. Ma più blande che altrove. Tra le restrizioni è stato ordinato un completo coprifuoco per tutti nei weekend e nei giorni festivi. Nessuna uscita è consentita agli over 65 e ai minori di 20 anni. Esercizi commerciali, bar e ristoranti in gran parte chiusi. Ma per il resto la gente va a lavorare e la gran parte delle aziende è rimasta aperta.
Se dell’avanzamento dell’epidemia si sapeva poco o nulla, se anche in una metropoli del calibro di Istanbul, 16 milioni di abitanti, i contagi e le vittime apparivano irrisori rispetto ad altre metropoli, ciò lo si deve a una campagna di propaganda ben orchestrata dal governo. Alla fine, però, la realtà sta venendo a galla. La Turchia è così divenuta in poche settimane il settimo Paese al mondo per numero di contagi, arrivando a quasi 100mila positivi, superando quindi anche la Cina. Un balzo enorme considerando che il primo caso era stato confermato dalle autorità solo l’11 marzo, quando la Turchia si presentava al mondo come l’ultima delle grandi economie a essere colpita dal virus.



