Quotate Italia

Venier: «La rete Snam cruciale per l’Europa pronta a dire addio al gas russo»

di Celestina Dominelli

 Stefano Vernier, Amministratore Delegato SNAM Italy (foto IPP/Mario Romano)

4' di lettura

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«Nei giorni scorsi abbiamo completato i lavori di potenziamento della centrale di compressione di Malborghetto che ha reso operativo il reverse flow dall’Italia all’Austria. Con il risultato che, dal 1° ottobre, possiamo esportare fino a 9 miliardi di metri cubi di gas l’anno verso l’Europa (rispetto ai 6 miliardi precedenti). Un passaggio che, insieme al completamento dell’ulteriore rafforzamento dell’impianto di Poggio Renatico, nell’ambito dei finanziamenti del RepowerEu, rappresenterà un assist importante per i Paesi dell’Europa dell’Est ancora molto dipendenti dal gas russo». L’ad di Snam, Stefano Venier, muove da qui, in questa intervista con il Sole 24 Ore, per tracciare un bilancio di un anno «particolarmente intenso sia per la costruzione degli step prioritari collegati alla sicurezza energetica sia per l’ulteriore evoluzione della piattaforma verso la transizione green che è coerente e rafforza il nostro percorso di operatore paneuropeo multimolecola». Un percorso ribadito anche nella road map al 2050 disegnata dal primo Transition Plan appena presentato da Snam che festeggia quest’anno il suo 83° anniversario.

Perché è così importante lo step che avete appena completato a Malborghetto?

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È uno snodo fondamentale in vista della scadenza a fine anno dei contratti residui tra Gazprom e l’Ucraina e va considerato sinergico con l’altro corridoio verticale che passa dai Balcani. Dove, grazie all’avvio del nuovo rigassificatore galleggiante di Alexandroupolis, di cui è azionista la nostra partecipata greca Desfa, sono a disposizione 5 miliardi di metri cubi di gas a favore dei Paesi balcanici e di Austria, Slovacchia e Ungheria. Questi due corridoi, insieme a quello che passa tra Germania e Austria, costituiscono opzioni cruciali per arrivare al completo phase out del gas russo via tubo nei prossimi mesi.

Il rafforzamento delle infrastrutture è una delle gambe della sicurezza energetica. L’altra sono gli stoccaggi: a che punto siamo su questo fronte?

Gli stoccaggi europei sono ora 95%. Noi oggi (ieri per chi legge, ndr) chiuderemo al 98,5% avendo superato abbondantemente i 12 miliardi di metri cubi di gas iniettato che, insieme alla riserva strategica, portano l’asticella a 16,5 miliardi, un livello di riempimento leggermente superiore a quello dell’anno scorso. Se, a questo, uniamo poi le riserve di Edison Stoccaggio e di Ital Gas Storage, arriviamo a 14 miliardi di metri cubi di working gas, un terzo dei consumi che generalmente si registrano in inverno, tra novembre e marzo.

Snam sta lavorando anche sulla diversificazione delle fonti: nei prossimi giorni sono attesi nuovi carichi di gas naturale liquefatto presso l’impianto di Piombino. Come procede quel tassello?

Entro fine anno, avremo raggiunto le 50 navi arrivate alla Fsru di Piombino. Il gas naturale liquefatto copre attualmente un quarto dei nostri consumi e, fin qui, abbiamo ricevuto 120 navi come Italia nelle diverse infrastrutture, provenienti per la maggior parte da Usa, Qatar, Algeria, ma abbiamo registrato anche carichi da Congo e Mozambico, solo per citarne alcuni. Un risultato che conferma l’efficacia della scelta in termini di diversificazione delle forniture.

Conferma la deadline di aprile per l’entrata in servizio del rigassificatore di Ravenna ?

Assolutamente sì. Stiamo per completare i lavori infrastrutturali dell’impianto. Quanto alla nave, ha completato le attività di manutenzione a Dubai e contiamo di farla arrivare in acque territoriali italiane entro fine anno.

Quando chiuderete la partita di Adriatic Lng, dove avete esercitato l’opzione di portare dal 9 al 30% la vostra partecipazione?

Abbiamo presentato a fine settembre la documentazione all’Antitrust europeo e confidiamo di ottenere nelle prossime settimane il disco verde per arrivare al closing a dicembre. Mentre per Edison Stoccaggio presenteremo tutto all’Antitrust italiano nelle prossime settimane in modo da rispettare il primo trimestre del 2025 come deadline per il perfezionamento del deal.

Avete espresso di recente il vostro interesse per l’operazione con cui Eni punta a valorizzare il business della cattura e dello stoccaggio del carbonio (Ccs). Come vi muoverete?

Abbiamo già presentato a Eni una manifestazione di interesse non vincolante e ora siamo in fase di due diligence. È chiaro che questa mossa si lega al progetto di sviluppo di Ravenna che ci vede impegnati entrambi e dove, dal 4 agosto, abbiamo avviato le iniezioni di CO2 con risultati molto buoni e una percentuale di cattura del 91%, un valore estremamente elevato. Segno che le prestazioni tecniche sono anche migliori di quello che aspettavamo. Pochi giorni fa, poi, abbiamo presentato delle candidature per ottenere 250 milioni di finanziamenti dalla Ue.

Chiederete l’accesso a fondi Ue anche per il progetto del SouthH2Corridor, il corridoio dell’idrogeno che dovrebbe collegare Africa ed Europa?

Abbiamo depositato la richiesta per accedere a una ventina di milioni di euro di risorse Ue per la parte progettuale.

A quanto ammonta l’investimento complessivo?

Per la fase 1, che riguarda la costruzione della dorsale in Italia, parliamo di circa 4 miliardi di investimenti su un orizzonte al 2032-2033: si tratta per il 60% di riammodernamento di reti già esistenti.

Mercoledì è stata pubblicata dal Gse la graduatoria dell’ultima asta per il biometano. Quanti sono i vostri progetti ammessi ad incentivo?

Con l’esito dell’ultimo bando siamo arrivati a 9 progetti autorizzati: di questi 8 sono in costruzione, con 2 già conclusi e in fase di avvio in questo mese. Mentre, sul fronte degli allacciamenti, a oggi abbiamo ricevuto 319 richieste: 153 sono state accettate e stiamo già lavorando sul fronte autorizzativo e realizzativo.

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