Venier: «La rete Snam cruciale per l’Europa pronta a dire addio al gas russo»
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«Nei giorni scorsi abbiamo completato i lavori di potenziamento della centrale di compressione di Malborghetto che ha reso operativo il reverse flow dall’Italia all’Austria. Con il risultato che, dal 1° ottobre, possiamo esportare fino a 9 miliardi di metri cubi di gas l’anno verso l’Europa (rispetto ai 6 miliardi precedenti). Un passaggio che, insieme al completamento dell’ulteriore rafforzamento dell’impianto di Poggio Renatico, nell’ambito dei finanziamenti del RepowerEu, rappresenterà un assist importante per i Paesi dell’Europa dell’Est ancora molto dipendenti dal gas russo». L’ad di Snam, Stefano Venier, muove da qui, in questa intervista con il Sole 24 Ore, per tracciare un bilancio di un anno «particolarmente intenso sia per la costruzione degli step prioritari collegati alla sicurezza energetica sia per l’ulteriore evoluzione della piattaforma verso la transizione green che è coerente e rafforza il nostro percorso di operatore paneuropeo multimolecola». Un percorso ribadito anche nella road map al 2050 disegnata dal primo Transition Plan appena presentato da Snam che festeggia quest’anno il suo 83° anniversario.
Perché è così importante lo step che avete appena completato a Malborghetto?
È uno snodo fondamentale in vista della scadenza a fine anno dei contratti residui tra Gazprom e l’Ucraina e va considerato sinergico con l’altro corridoio verticale che passa dai Balcani. Dove, grazie all’avvio del nuovo rigassificatore galleggiante di Alexandroupolis, di cui è azionista la nostra partecipata greca Desfa, sono a disposizione 5 miliardi di metri cubi di gas a favore dei Paesi balcanici e di Austria, Slovacchia e Ungheria. Questi due corridoi, insieme a quello che passa tra Germania e Austria, costituiscono opzioni cruciali per arrivare al completo phase out del gas russo via tubo nei prossimi mesi.
Il rafforzamento delle infrastrutture è una delle gambe della sicurezza energetica. L’altra sono gli stoccaggi: a che punto siamo su questo fronte?
Gli stoccaggi europei sono ora 95%. Noi oggi (ieri per chi legge, ndr) chiuderemo al 98,5% avendo superato abbondantemente i 12 miliardi di metri cubi di gas iniettato che, insieme alla riserva strategica, portano l’asticella a 16,5 miliardi, un livello di riempimento leggermente superiore a quello dell’anno scorso. Se, a questo, uniamo poi le riserve di Edison Stoccaggio e di Ital Gas Storage, arriviamo a 14 miliardi di metri cubi di working gas, un terzo dei consumi che generalmente si registrano in inverno, tra novembre e marzo.



