25 aprile

La Resistenza, il coraggio e l’esempio della partigiana Rossella

Il memoir di Mirella Alloisio, 100 anni, che a Sestri Ponente partecipò alla lotta di Liberazione correndo pericoli incredibili con i tedeschi che arrestavano e torturavano i militanti

di Eliana Di Caro

Mirella Alloisio, nata l’11 novembre 1925, qui con il marito Francesco Alunni Pierucci, senatore del Pci, nei primi anni del matrimonio

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Ha dovuto cambiare tre nomi di battaglia per non essere scoperta e scansare i pericoli nelle fasi più concitate della sua esperienza partigiana. L’ultimo è Rossella (dopo Olga e Marika) in ricordo dei fratelli Rosselli, scrive Mirella Alloisio in questa breve e sofferta testimonianza sulla Resistenza in Liguria. Parole dense, scelte, senza ammennicoli, proprio come il vissuto che porta con sé da cento anni.

Nata a Sestri Ponente l’11 novembre 1925, l’autrice è tra le ultime voci di quel momento storico ancora tra noi. Ha scelto di raccontarlo tardi, spiega, per l’emozione che le provocano sentimenti così forti e ricordi ancora così nitidi. La sua era la vita normale di una ragazzina cresciuta in una famiglia come tante nella “rossa” Sestri (o “Sestigrado”) piena di fabbriche: il suono dei corni, durante la giornata, scandiva il tempo dei lavoratori. Il papà di Mirella è un operaio tornitore ai Cantieri Navali Ansaldo, come il nonno lo era alla Fossati. Gente semplice, dai solidi ideali socialisti. La mamma si occupa di lei, la porta al cinema e, quando arriverà il momento, conserverà freddezza e lucidità durante le perquisizioni dei tedeschi.

Loading...

Il fascismo e la guerra, infatti, presto sconvolgono la quotidianità di Sestri Ponente, con gli allarmi aerei, l’invito a sfollare, la penuria di cibo. La consapevolezza, caduto Mussolini il 25 luglio del ’43, che i festeggiamenti hanno le ore contate si fa presto strada nella comunità. Con lo shock dell’armistizio e dell’abbandono dell’Italia al suo destino, Mirella sente di dover fare qualcosa. Imparare a curare i feriti nell’ospedale di Sampierdarena è solo il primo passo: compulsa i tasti della Remington, la macchina da scrivere con cui prepara decine di volantini ed entra nel Comitato di liberazione regionale. Siamo nel luglio ’44. Gli arresti, le torture alla Casa dello studente, le rappresaglie degli occupanti si moltiplicano, come i treni che deportano gli operai in Germania. Rossella ha il compito di tenere i collegamenti con i Cln periferici, con gli intellettuali e con la segretaria del Comando militare. È giovane, non dà nell’occhio, nella sua borsa a doppio fondo i libri di filosofia e latino sovrastano i documenti clandestini. Tuttavia capita che il carattere impetuoso le faccia passare momenti di terrore: un giorno viene inseguita da un tedesco ubriaco che su un tram l’aveva urtata e aveva colto il «bestia» sfuggitole dalle labbra.

Il 24 aprile ’45, dopo la fuga notturna dei fascisti da Genova, è indimenticabile: i partigiani lanciano l’insurrezione, il popolo prende le armi, passano ore convulse, poi il generale Meinhold tratta la resa delle forze tedesche. «Mi ritengo una privilegiata per aver vissuto in prima persona un momento eccezionale, forse unico: quello di un esercito regolare che si arrende a un esercito di popolo». Non si potrebbe dire meglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mirella Alloisio

Quand’ero Rossella 

Introduzione di Carlo Greppi

Manni, pagg. 108, € 14

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti