Musei

La Reggia di Caserta apre la corsa a una nuova direzione

Maffei in scadenza e Russo ad interim in attesa della nomina del nuovo direttore. In gioco la continuità di un modello che negli ultimi anni ha attratto oltre 130 milioni di investimenti e ridefinito il ruolo della Reggia nel panorama museale internazionale

di Roberta Capozucca

La Reggia di Caserta (foto Marco Ferraro)

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La Reggia di Caserta si prepara al cambio della guardia. In attesa che il Ministero della Cultura sciolga le riserve sulla nomina del nuovo direttore del complesso vanvitelliano, la guida dell’istituto passerà ad Alfonsina Russo. La dirigente del Mic assumerà l’incarico ad interim a partire dal 5 giugno, data di scadenza del mandato della direttrice Tiziana Maffei. Una successione tutt’altro che semplice, soprattutto alla luce del patrimonio di risultati maturato sotto la direzione di Maffei, in carica dal 2019. In questi sette anni la Reggia di Caserta ha attraversato una profonda trasformazione, che ha riguardato tanto il recupero e la valorizzazione del complesso monumentale quanto il suo riposizionamento nel sistema culturale internazionale come laboratorio di innovazione museale. Un percorso che rende la scelta del nuovo direttore uno snodo che va oltre la normale alternanza amministrativa. Resta ora da capire se il Ministero intenda proseguire lungo la linea di innovazione tracciata negli ultimi anni o se si profili un ritorno a modelli gestionali più tradizionali.

La Reggia di Caserta: un’ambizione europea

Nel 1752 Carlo di Borbone affida all’architetto Luigi Vanvitelli la progettazione di una nuova residenza reale con l’obiettivo di dotare la monarchia borbonica di un dispositivo di rappresentanza coerente con una più ampia riorganizzazione del governo del territorio. Con oltre 130 mila metri quadrati distribuiti su cinque piani e quattro cortili, un parco monumentale di 120 ettari e un asse idraulico lungo oltre tre chilometri, la Reggia di Caserta resta uno dei più vasti complessi monumentali al mondo. Le circa 1.200 stanze, le 1.742 finestre, i 1.026 camini e le 34 scale restituiscono la scala di un progetto che ancora oggi definisce i parametri di grandezza architettonica. Al complesso si aggiunge l’imponente infrastruttura idrica dell’Acquedotto Carolino, che la Reggia di Caserta amministra come parte integrante del proprio sistema monumentale. Il tracciato, lungo oltre 38,5 chilometri, collega le sorgenti del Fizzo ad Airola, nel Beneventano, attraversando due province e sei comuni fino a raggiungere la Reggia. L’infrastruttura, in gran parte interrata, comprende il celebre ponte monumentale di oltre 500 metri con 86 arcate, oltre a una rete di ponti, torrini e condotte che collega le sorgenti del Fizzo alla Reggia. Riconosciuta patrimonio UNESCO nel 1997, la Reggia di Caserta ha attraversato, sin dal suo completamento, fasi alterne di splendore e di profondo degrado. La svolta arriva nel 2014, quando il Ministero della Cultura gli attribuisce autonomia scientifica, finanziaria, contabile e amministrativa ai sensi del DPCM n. 171 del 2014. Fino ad allora il complesso è stato segnato da criticità rilevanti, con occupazioni abusive da parte di nuclei familiari in alcune strutture del Giardino Reale e fenomeni di vendita di merce contraffatta all’interno del Parco. Da questo momento si susseguono alla direzione prima Mauro Felicori, poi ad interim Antonio Lampis nel 2018 e, dal 2019 Tiziana Maffei, che avvia un ampio programma di interventi per restituire alla Reggia alla sua piena funzione pubblica.

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Ricavi provenienti dalla bigliettazione 2016-2025

In euro

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Da centro di costo a istituto produttivo

Determinante, in questo percorso, è stato il consolidarsi di un modello gestionale fondato, da un lato, sulla capacità di gestire e intercettare finanziamenti esterni, dall’altro, sulla sperimentazione di strumenti amministrativi innovativi. Tra il 2019 e il 30 aprile 2026 risultano impegnati e liquidati circa 130 milioni di euro, di cui oltre 113 milioni destinati a investimenti per restauri, rifunzionalizzazioni, sicurezza e valorizzazione. Più dell’84% di queste risorse proviene da fondi europei e programmi straordinari.

SERVIZI, CONCESSIONI D’USO E ALTRE ENTRATE

Confronto 2024-2025. In euro

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Tra le principali linee di finanziamento figura il Fondo Sviluppo e Coesione 2014–2020 – Piano Stralcio Cultura e Turismo, che ha assegnato circa 40 milioni di euro per interventi su Palazzo reale e Parco monumentale, comprese coperture, facciate, appartamenti storici e nuovi spazi destinati a funzioni espositive e di accoglienza. Al PON Cultura e Sviluppo e al Programma Operativo Complementare sono riconducibili ulteriori 15 milioni di euro, destinati al recupero delle facciate, al miglioramento dell’offerta museale e alla realizzazione della Gran Galleria come spazio espositivo temporaneo, nei locali un tempo adibiti a cinema dell’Aeronautica Militare. Sul fronte della sicurezza e delle infrastrutture tecnologiche, il PON Legalità 2014–2020 ha finanziato interventi per circa 7,9 milioni di euro, dedicati a videosorveglianza, controllo e gestione integrata del sito. A questi si aggiungono le risorse del PNRR, pari a 25 milioni di euro, per un programma articolato su Sorgenti del Fizzo, Acquedotto Carolino, Parco Reale, Giardino Inglese, Via d’Acqua e Tenuta di San Silvestro. Ulteriori interventi riguardano il recupero, per 3,7 milioni di euro, del Teatro di Corte, l’efficientamento energetico, la messa in sicurezza del Palazzo reale e i progetti su accessibilità, digitalizzazione e valorizzazione dei depositi.

Accanto ai finanziamenti straordinari e ai contributi ordinari del Ministero della Cultura per il funzionamento, pari a circa 8 milioni di euro nello stesso periodo, tra il 2019 e il 2026 la Reggia ha registrato oltre 37 milioni di euro di introiti derivanti dalle attività museali, di cui circa l’80% riconducibili alla bigliettazione. Particolarmente rilevante anche sul piano economico appare la progressiva formazione di una platea stabile di frequentatori ricorrenti: nel 2025 gli abbonati risultano oltre 7.000, con una media di 17 accessi annui e un’incidenza che supera il 10% degli ingressi complessivi.

Il processo di restituzione del complesso

Nella logica di un modello di governance fondato sulla programmazione, la sostenibilità economica è risultata funzionale all’obiettivo principale del mandato Maffei ovvero la riqualificazione degli spazi della Reggia e il recupero della loro originaria spazialità. Il percorso è stato reso possibile anche dal quadro normativo introdotto nel 2014 con le “Misure urgenti per la tutela e la valorizzazione del complesso della Reggia di Caserta” (decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito nella legge 29 luglio 2014, n. 106, e attuato con DPCM 21 maggio 2015), che ha avviato un processo di riassegnazione degli spazi del complesso con l’obiettivo di ricondurli alla destinazione culturale, educativa e museale. Da allora si è proceduto alla progressiva eliminazione degli usi non coerenti con la funzione del sito e al riadeguamento degli ambienti secondo l’impianto originario. In sette anni sono stati restituiti 4.789 metri quadrati complessivi: 1.884 mq per spazi espositivi permanenti, 2.562 mq per mostre temporanee, laboratori e servizi, 351 mq di depositi e oltre 8.000 mq di aree verdi, oltre a 936 mq di serre. Sul piano edilizio, sono stati rifatti circa 15.000 mq di coperture su un totale di 27.000 e sostituiti oltre 1.700 mq di infissi. Tra gli interventi più rilevanti figura il recupero del complesso dei Passionisti, destinato a diventare un hub per arte e design con attività legate al riuso e alla sostenibilità. Il progetto si inserisce in una più ampia strategia di ricucitura urbana, che comprende il nuovo accesso da Casagiove e la riqualificazione dell’ingresso da corso Giannone, rafforzando il rapporto tra Reggia e città.
Ma da chi sono stati recuperati questi spazi? Il Museo della Reggia non è infatti l’unico soggetto presente nel vasto complesso vanvitelliano. Nel perimetro del sito convivono ancora diverse amministrazioni pubbliche: l’Aeronautica Militare, che ha progressivamente dismesso e restituito alla fruizione museale oltre 15.000 mq di un’ala del Palazzo reale, oltre alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, all’Archivio di Stato e alla SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

La Reggia come piattaforma di produzione civica

Accanto ai grandi interventi infrastrutturali e di restauro, la direzione Maffei ha progressivamente riposizionato la Reggia come infrastruttura culturale e produttiva del territorio. Oltre la tradizionale dimensione turistica delle grandi residenze reali, il complesso è diventato un laboratorio di sperimentazione, aperto alla collaborazione con soggetti privati nei processi di valorizzazione e gestione. Nel solco delle logiche di sussidiarietà orizzontale e della Convenzione di Faro, si colloca il progetto SEMI – Sviluppo e Meraviglia d’Impresa, dedicato ai giardini storici e basato sull’integrazione tra ricerca scientifica, attività produttive e sperimentazioni anche a carattere commerciale. L’obiettivo è coniugare tutela del patrimonio, sostenibilità ambientale ed economia circolare, in linea con le traiettorie dell’Agenda 2030.
Il primo intervento del programma ha riguardato il recupero delle Serre di Graefer, con la riapertura delle Serre borboniche e della Serra Moderna dopo oltre otto anni di chiusura. Il progetto è stato realizzato attraverso un partenariato pubblico-privato tra la Reggia e un raggruppamento di imprese florovivaistiche, cooperative sociali, università e altri soggetti del territorio, selezionati tramite bando pubblico nel 2022 e oggi organizzati in una SCARL che impiega circa dieci addetti. L’iniziativa, intitolata allo storico giardiniere reale Johann Andreas Graefer, punta a ripristinare la funzione originaria delle serre come luoghi di acclimatazione, ricerca e produzione botanica. L’area coinvolta è di circa 16.000 metri quadrati, di cui oltre 7.600 destinati a vivaio, e comprende serre, punto vendita, spazi espositivi, l’antica scuola di botanica e percorsi di visita. A questa prima fase di sperimentazione pubblico-privato si affianca il progetto del Giardino della Camelia, attualmente in fase di attivazione. Il Giardino sorgerà in una porzione dell’ex Casa di Guardia di Ercole, edificio originariamente destinato al controllo e alla vigilanza dei giardini di Corte, e sarà riconfigurato come spazio multifunzionale dedicato alle esperienze sensoriali, con attività legate al green food, alla tisaneria, alla degustazione di bevande aromatiche e a eventi culturali tematici.

Riflessione sul futuro

Negli ultimi sette anni, l’esperienza della Reggia di Caserta ha tracciato la strada per un approccio contemporaneo alla funzione stessa dei complessi museali, in cui tutela e valorizzazione vengono ricondotte a una cornice unitaria di governo del sito. Proprio in questa prospettiva si inserisce il “Progetto speciale Caserta”, l’accordo siglato il 15 maggio tra Agenzia del Demanio, Comune di Caserta, Museo della Reggia e Direzione generale Archeologia, Belle arti e paesaggio del Ministero della Cultura per la riqualificazione di Piazza Carlo di Borbone. L’intesa affida alla Reggia una gestione sperimentale dell’area, con l’obiettivo di rafforzarne la funzione culturale e urbana.
Il punto decisivo resta il rapporto tra patrimonio e spazio pubblico. Un complesso monumentale di questa scala può continuare a vivere solo nella misura in cui riesce a mantenere una relazione concreta e quotidiana con la città e con la comunità che lo circonda. Si tratta in fondo di una visione che affonda le proprie radici nello stesso progetto concepito da Carlo di Borbone per Caserta e che oggi riemerge in una prospettiva contemporanea, conferendo continuità storica all’ambizione di fare della Reggia non soltanto un luogo della memoria, ma un motore culturale attivo per il territorio e per il Mediterraneo.

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