La Re Mida dell’e-commerce: come essere un’imprenditrice digitale di successo
A casa di Carmen Busquets, l’imprenditrice venezuelana che ha finanziato e scommesso sulle più importanti piattaforme di media e moda. Qui apre le porte del suo attico a Key Biscayne, Miami.
di Jill Krasny
6' di lettura
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Dove mai comprerebbe il suo angolo di paradiso un’imprenditrice di successo, investitrice e filantropa, che adora gli interni completamente bianchi, i grandi open space e i tramonti sulla spiaggia degni di una cartolina? Tra gli insider, una scelta molto quotata è certamente Key Biscayne in Florida, l’isola esclusiva a sud di Miami Beach. Ed è qui che Carmen Busquets, re Mida dell’e-commerce in ambito moda, ha comprato un grande attico fronte mare – proprio dove una volta si trovava il Sonesta Beach Resort – e l’ha arredato con molta arte contemporanea e pezzi di design realizzati su misura.
«Oh my God, che cosa mai è successo qui?», ricorda di aver detto, quando vide che il resort, dove aveva soggiornato anni prima, era stato demolito. Oggi, a sessant’anni, con indosso un abito rosso di Vita Kin, sandali Gabriela Hearst e il profumo L’Heure Bleue di Guerlain, spiega che lo shock non la scoraggiò, anzi, si sentì profondamente attratta da quel luogo che dieci anni dopo sarebbe diventato casa sua. «Sapevo che mi sarebbe piaciuto vivere dove una volta sorgeva il Sonesta». All’epoca, quando venne a sapere che il sito era stato destinato alla costruzione di un condominio con 142 abitazioni, fece qualche ricerca sulla reputazione del costruttore argentino, Consultatio, e dichiarò subito la sua intenzione di acquisto. Carmen Busquets, nata in Venezuela, ha un buon occhio per gli investimenti. L’elenco di piattaforme di moda e media che ha finanziato include The Business of Fashion, Moda Operandi, Farfetch e Lyst. Nel Duemila ha acquistato una quota iniziale del 14 per cento di Net-A-Porter per 250mila sterline: quando l’azienda fu venduta nel 2015, il valore fu stimato intorno ai 950 milioni di sterline. Ha poi fondato — e in seguito chiuso — CoutureLab, una piattaforma e-commerce dedicata agli artigiani, che nel tempo si è evoluta fino a diventare uno strumento di investimento a supporto delle startup del lusso. Il suo ultimo business ha a che fare con Matches: a dicembre è stato annunciato che la piattaforma con sede a Londra, finita in amministrazione controllata nel 2024, sarebbe stata rilanciata da Hulcan, gruppo del lusso, da poco fondato da Mario Maher e Joe Wilkinson, già a capo di Mile, l’app di shopping riservata agli iscritti. Entrambi hanno considerato una grande fortuna ricevere il sostegno di Busquets: «È una conoscitrice lucida delle dinamiche del settore, con una rara capacità di visione su brand, clienti e affari», spiega Wilkinson. Dal canto suo, Busquets ritiene che i due stiano «costruendo un’azienda proprio nel modo in cui l’ho fatto io», dice riferendosi alla sua prima impresa, Cabus, una boutique di moda a Caracas dagli ottimi profitti.
Il legame di Busquets con Miami è forte: la famiglia cubana di sua madre emigrò lì dopo l’invasione della Baia dei Porci nel 1961 e lei ha frequentato spesso la città da ragazza. Il padre, catalano, era un ingegnere dei metalli, la madre sociologa e antropologa «dotata di una curiosità infinita», ricorda. Il loro shopping insieme dai couturier ha generato in Carmen un interesse per gli abiti destinato a durare tutta la vita, e a trasformare la moda nel suo principale strumento di espressione, considerate anche le sue difficoltà di comunicazione: a 22 anni ha scoperto di essere parzialmente sorda e più tardi di essere dislessica, due fattori però che non l’hanno mai scoraggiata professionalmente. Tornando alla sua casa, ci apre le porte dell’attico divenuto di sua proprietà fin dalla conclusione dei lavori di costruzione dell’edificio, nel 2014. Alla consegna delle chiavi, ricorda, rimase inorridita dalla planimetria: «La odiavo, il motivo per cui l’avevo comprata era per poter vedere l’alba e il tramonto». Ci sono voluti due anni per abbattere i muri: all’inizio c’erano otto camere da letto, ora sono cinque. I soffitti sono stati alzati di 10 centimetri, la sala da pranzo è scomparsa, la cucina, che era in parte chiusa, ora è tutta open. Solo un bagno e i muri portanti sono sopravvissuti. «Non ho figli», dice avviandosi a grandi passi verso il lungo corridoio che porta alla zona notte. «Solo quando ci sono i bambini c’è l’esigenza di chiudere le porte delle camere».
È un giorno stranamente nuvoloso a Miami, ma l’orizzonte sull’oceano è ancora ben visibile dal terrazzo. Regna il silenzio al 13esimo piano. Due grandi immagini digitali del collettivo d’arte Liu Dao, con sede a Shanghai, accolgono gli ospiti al loro arrivo nell’appartamento. Accanto, un’animazione computerizzata dell’artista americana Jennifer Steinkamp con farfalle svolazzanti. Il colore è un tema presente in tutta la sua collezione d’arte. Nella zona giorno, risalta un’installazione di fiori in alluminio in tinte fluorescenti dell’artista della Florida Soraya Abu Naba’a. I mobili, ovunque, risaltano per la loro versatilità: «Tutto deve essere flessibile», precisa Busquets. I tavolini in acciaio inossidabile lucido, del designer israeliano Arik Levy, si uniscono per andare a formare un tavolo più grande o possono servire anche da ottomane; le isole della cucina con ripiano in marmo si spostano sul pavimento in legno, grazie alle rotelle, e diventano base di appoggio per taglieri di formaggi e vino o semplici sushi bar. Non da ultimo, a Busquets piace anche organizzare dei pigiama party con gli amici. I cuscini reclinabili del divano Dune di Paulin Paulin Paulin rispondevano a questa esigenza: nel modello originale, potevano essere spostati qua e là quando arrivavano gli ospiti. A un certo punto, però, la padrona di casa, che è un’avida lettrice, ha avuto un problema logistico: non sapeva più dove sistemare i suoi libri. Benjamin Paulin, figlio del designer, ha risolto il problema con una libreria su misura posta con discrezione sotto ai cuscini, con un unico limite: blocca le sedute in posizione. Altra costante nella casa è l’attenzione all’artigianalità: un esempio su tutti, gli sgabelli in corda di canapa di Christian Astuguevieille. Francese, direttore artistico di case di moda e marchi di profumi come Hermès e Comme des Garçons Parfums, oltre che creatore di mobili scultorei, era uno dei molti artisti a cui Busquets era rimasta fedele dai giorni di CoutureLab. Le piace sistemare e risistemare gli oggetti in base al mood del momento. Oggi, essendo diventata proprietaria di altre due case a Verbier e a Parigi, dice che sarebbe disposta a vendere l’attico di Miami se trovasse l’acquirente giusto: «È tale e tanto il coinvolgimento emotivo, però, che ci vorrebbe qualcuno con... tanti soldi!», precisa.
L’anno scorso ha inaugurato la Carmen Busquets Foundation, un’associazione filantropica per sostenere l’istruzione e la creatività, in ricordo della madre. Ha anche presentato il Carmen Busquets Couture Prize ai Latin American Fashion Awards, per celebrare i creatori in grado di fondere artigianalità tradizionale con innovazione, principi di slow fashion, sostenibilità e valore culturale.












