Analisi

La profonda crisi dell’automotive colpita da guerre, costi dell’energia e transizione all’elettrico

I risultati dello studio Disruption Index di AlixPartners evidenziano un quadro drammatico per l’industria dell’auto

di Dario Duse*

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L’ automotive continua a detenere il non invidiabile primato di industria più disrupted a livello globale, secondo il report annuale di AlixPartners, che battezzato Disruption Index, che raccoglie il sentiment di 3.200 ceo e top manager a livello globale.

In Europa nel 2025 sono state vendute circa 18,7 milioni di vetture (inclusi veicoli commerciali leggeri), ne sono state prodotte 17 milioni, a fronte di una capacità teorica di circa 28 milioni. In un business ad alta intensità di ingegneria e capitali, e con cicli di sviluppo e vita in riduzione, ma comunque lunghi, di per sé la sostenibilità economica è a rischio.

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La sfida appare però nella sua interezza solo mettendo questi numeri in un contesto di volumi di mercato stagnanti e di forte concorrenza, sia interna, sia dei player cinesi in crescita - ma non in fase di invasione. Come se questo non bastasse, aggiungiamo che gli operatori europei sono sotto il “fuoco amico” di una transizione coercitiva verso l’elettrificazione, imposta a suon di multe miliardarie, ma di fatto non attuata perché priva dei fondamentali elementi abilitanti: interesse dei clienti, infrastrutture di ricarica, economicità e affordability dei veicoli i cui prezzi rimangono di gran lunga superiori ai valori pre-covid, e per l’elettrico con valori residui molto depressi rispetto alle omologhe vetture ibride a combustione.

Poi arriva la guerra in Medio Oriente, la fiammata inflattiva su energia – nervo scoperto dell’Europa e dell’Italia in particolare - e costo dei carburanti, fenomeni che si sono manifestati rapidamente, ma la cui normalizzazione richiederà tempo, in considerazione dell’inerzia del sistema nel ritrovare un equilibrio che potrebbe essere diverso da quello precedente, in virtù del fatto che si stanno danneggiando strutture energetiche produttive importanti, ripristinare le quali – una volta terminati i conflitti – potrebbero richiedere mesi o anni.

E non finisce qui: in una vettura media ci sono circa 200 kg di alluminio (secondo materiale in peso), in aumento per compensare in parte la crescita di massa dei veicoli, e il più grosso produttore di alluminio fuori dalla Cina (Aluminium Bahrain - Alba) si trova in medio oriente. Il terzo elemento in peso di una vettura è la plastica, collegata produttivamente e come prezzi al petrolio.

Nel 2019, con razionali molto diversi rispetto ad oggi, avevamo parlato di “deserto dei profitti”. Questo nuovo deserto si affronta partendo però con liquidità iniziale elevata dei costruttori, forti di 4 anni d’oro con EBIT che dal 9% del 2023 è sceso al 4,5% nel 2025 (in ulteriore diminuzione, anche per la mancanza di profitti dal mercato cinese, che è diventato “self served” dai cinesi e comunque offre profittabilità molto ridotte).

E il baricentro dell’innovazione si è spostato in Cina (ADAS, batterie, materie prime, infotainment, SDV) per cui collaborare con fornitori, partners e concorrenti cinesi è un must. Non solo per i costruttori, ma anche per i fornitori: tra il 2022 e il 2028 in Europa, sono previste (e in parte già attuate) 19 nuove aperture di siti produttivi cinesi in Europa, e una chiusura (netta) di 36 siti di fornitori europei.

In ultimo, le continue disruption hanno formato muscoli aziendali per gestire ordinariamente la straordinarietà, e per i best-in-class cavalcarla.

Per il resto torneremo a un focus serrato sui fondamentali: se continuerà la timida, iniziale e ancora insufficiente spinta pragmatica regolamentativa (obiettivi rilassati, contenuto locale, infrastrutture) dalla parte regolamentativa, si potrà tornare a sviluppare prodotti più in linea con le necessità del cliente, con una pressione massima sui costi e sull’efficienza, senza dover investire in battaglie perse (batterie) e focalizzandosi sul ritrovare quel vantaggio competitivo che, in ambiti diversi, l’Europa ha avuto e potrà avere. Come? Facendo di necessità virtù sulle collaborazioni con i concorrenti cinesi: ultra-lean sui costi di struttura (fino a un terzo meno), due o tre volte più veloci nello sviluppo anche grazie all’adozione massiva dell?intelligeza artificiale.

*Responsabile EMEA del Team Automotive di AlixPartners

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