Il report in ambito Pns

La produttività del mondo underwater: 114mila euro per addetto

Uno studio traccia il perimetro del business sottomarino. Oltre 7 miliardi di valore aggiunto e ben 2.840 brevetti in tecnologie strategiche STEP. Per Fincantieri previsti 1,1 miliardi di ricavi nelle attività del comparto

Drone sottomarino

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Nell’ambito della sicurezza il settore underwater, a differenza del terrestre e dell’aerospazio, ha un perimetro meno definito. È dunque più difficile da inquadrare da un punto di vista statistico, ma offre un enorme vantaggio. Non solo sta vivendo una primavera di crescita ma si incrocia con numerose attività trasversali. Dalla cantieristica, ai prodotti digitali, agli strumenti di manutenzione a profondità elevate, fino alle polizze di copertura assicurativa. Tutte attività che – per motivi geopolitici e di sviluppo tecnologico (vedi i data center e l’energia offshore) -sono in grande espansione. Per fare luce sui numeri è stato recentemente pubblicato un report a firma Pns (Polo nazionale della dimensione subacquea), Unioncamere e Assonautica. Il rapporto offre una prima mappatura economica e industriale della dimensione subacquea italiana, letta non solo come settore produttivo, ma come spazio strategico in cui convergono difesa, energia, ricerca, cantieristica, telecomunicazioni e monitoraggio ambientale. I fondali ospitano asset critici, sono difficili da controllare e richiedono soluzioni avanzate per esplorazione, sorveglianza, comunicazione e intervento. Per questo l’ambiente sottomarino è oggi il laboratorio più avanzato, ad alta intensità tecnologica e con forti implicazioni dual use, civili e militari.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I numeri del perimetro sottomarino

Non esistono oggi codici Ateco specifici capaci di identificare in modo esclusivo le attività underwater. Da una ricognizione iniziale di circa 1.700 soggetti potenzialmente attivi, emerge un primo censimento di 223 imprese, delle quali 189 risultano agganciate in modo completo ad archivi economici in grado di fornire una precisa analisi quantitativa. Le 189 aziende in questione, nel 2023 impiegano 63.458 addetti, generano 30,5 miliardi di euro di fatturato e 7,3 miliardi di valore aggiunto. La crescita tra 2019 e 2023 è sostenuta: il fatturato aumenta del 49,5%, ben oltre la media dei settori di appartenenza, mentre l’occupazione cresce del 7,6%. Anche la produttività è elevata: il valore aggiunto per addetto supera i 114 mila euro, circa il doppio della media dei comparti di riferimento. Le 20 grandi imprese assorbono quasi il 90% di addetti e fatturato, segno di una filiera in cui convivono grandi integratori nazionali e una rete di fornitori specializzati.

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I numeri di Fincantieri

Tra le imprese del perimetro spicca ovviamente Fincantieri. L’azienda guidata da Pierroberto Folgiero ha avviato i propri investimenti nel settore subacqueo circa tre anni fa con una struttura dedicata, l’Underwater Hub, che riaccorpa tre anime. La prima è la tradizione storica che affonda le radici nel Delfino, primo battello costruito in Italia alla fine dell’Ottocento, e che conta oltre 180 unità realizzate, oggi proiettata nel programma U212 NFS (Near Future Submarine). La seconda anima raccoglie le acquisizioni già realizzate – WASS, specializzata in effettori e contromisure, e Remazel, azienda bergamasca con 200 ingegneri dedicata agli equipaggiamenti per il posizionamento di hardware sui fondali. La terza è l’underwater non convenzionale, con il ruolo focale affidato alla IDS di Pisa, e incentrato su hardware e software funzionali alle soluzioni robotiche ed unmanned. Il 6 luglio scorso Fincantieri ha annunciato la conclusione di accordi per quattro acquisizioni strategiche – Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm – con un esborso iniziale di circa 600 milioni. “Una trasformazione storica”, ha detto Folgiero che punta a rendere il colosso non più solo un costruttore navale ma un operatore inegrato nell’economia subacquea. Le 4 aziende acquisite sono, infatti altrettanti tasselli del perimetro sottomarino. Dalla riparazione al de-commissioning, dalle scienze geomarine, ai sistemi di comunicazione wireless, fino ai veri e propri droni. Obiettivo di Fincantieri è fornire capacità end to end (dalle telecomunicazioni ai mezzi fino ai servizi) in modo trasversale con le diverse aziende e in modo verticale con singoli progetti. Come il DEEP, che è un sistema di sistemi, la fornitura di docking station abissali o l’installazione di ripetitori in fibra (attraverso Xtera). Lo scorso anno il segmento underwater di Fincantieri ha registrato ricavi per 667 milioni, ma quest’anno porterà da solo oltre 1,1 miliardi di ricavi con Ebitda pari a 220 milioni. Numeri che da contribuiranno con oltre 60 milioni all’utile complessivo (l’utile del gruppo nel primo semestre è stato di 102 milioni). Segno del peso specifico del mondo sottomarino. Un peso tanto importante quanto trasversale. Lo stesso concetto che emerge dal report di Pns e quindi per l’intera filiera.

La trasversalità del settore

Non a caso, i comparti più rappresentati in Italia per numero di imprese sono la ricerca e sviluppo, l’informatica, l’elettronica e ottica, la cantieristica e vari segmenti della meccanica, dell’ingegneria e delle apparecchiature elettriche. Le applicazioni toccano navigazione, sorveglianza, telecomunicazioni sottomarine, propulsione, costruzione navale, rilievo geofisico e monitoraggio ambientale. Il valore dei prodotti è cresciuto da 1,1 miliardi nel 2013 a 3,5 miliardi nel 2022, con un aumento del 216%, mostrando un’accelerazione molto forte della specializzazione. Senza dimenticare la capacità dell’underwater di trainare l’evoluzione tecnologica. Il documento insiste su due fattori abilitanti: innovazione e capitale umano qualificato. Le imprese censite detengono 12.659 brevetti, di cui 2.840 in tecnologie strategiche STEP, (definite come abilitanti in sede Ue) con una concentrazione fortissima tra Lombardia e Lazio. Gli addetti laureati sono 25.403, pari al 40% del totale, confermando che il settore richiede competenze avanzate. Che tutte assieme concorrono a un concetto non più trascurabile. Quello della competitività industriale che va a braccetto con la sovranità tecnologica e la sicurezza nazionale.

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