Il reportage

Udine: prima per qualità della vita. Ecco la ricetta della provincia più virtuosa d’Italia: giustizia welfare e terziario

La provincia friulana vanta un Pil in crescita dell’1,5%, un tribunale efficiente e un primato sui posti nei nidi ma fatica ad attrarre i più giovani

dal nostro inviato Marco Alfieri

3' di lettura

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Una città, un territorio. «Il claim dell’ultima edizione del Friuli Doc ci definisce perfettamente», abbozza il sindaco, Alberto De Toni, da sei mesi alla guida di un’amministrazione civica di area centrosinistra.

Centomila abitanti, capitale storica ed economica di un territorio coeso sul piano sociale e linguistico che comprende 500mila persone, appunto il Friuli, a Udine si vive mediamente bene fin dai tempi in cui era una città industriale, poi crocevia di commerci e oggi sempre più polo di servizi professionali e terziario avanzato. Senza dimenticare i suoi scorci veneziani, i palazzi ricchi di storia, gli affreschi del Tiepolo e il suo raffinato castello. Udine che quest’anno per la prima volta vince la classifica della Qualità della vita.

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I dati economici in crescita

Dal punto di vista “macro” il capoluogo friulano ha indicatori migliori della media nazionale. «Le nostre imprese, dall’agroalimentare alla metalmeccanica, tengono nonostante le tensioni globali e il forte legame con una Germania in frenata, l’export è stabile e il terziario sta aiutando molto, soprattutto Ict e servizi alle persone. Per il 2023 - riassume Elisa Qualizza, responsabile Centro studi della Camera di commercio di Udine e Pordenone - la crescita del Pil attesa è pari all’1,5%, con i servizi a fare da traino (2,6%)». In salute anche il mercato del lavoro, con tassi di occupazione – maschile, femminile e giovanile - ben più alti della media italiana.«Siamo un territorio che ha una storia orgogliosa e che vuole avere un futuro», prosegue il sindaco.

Ospedale, asili, teatri: l’impatto sociale delle infrastrutture

Infrastrutture e capitale sociale non difettano, anzi. A Udine ci sono un grande ospedale, un’ottima università frequentata da oltre 15mila studenti, famiglie patrimonialmente solide, un tribunale efficiente, un importante mercato ortofrutticolo, un indice di sportività soddisfacente, un’offerta culturale variegata (grazie a due importanti teatri, Udin&Jazz e il Far East Film Festival), servizi di welfare avanzato per anziani e neonati (tra nidi privati, convenzionati e comunali sono disponibili 1.023 posti su 1.937 bambini udinesi della fascia 0-2 anni, pari ad un tasso di copertura del 52%, superiore al target del 45% fissato dalla Ue), ma anche una buona presenza femminile nei posti di responsabilità.

La nuova giunta comunale, ad esempio, è formata da 5 uomini e 5 donne, così come sono donne molte dirigenti comunali e, addirittura, l’80% del personale della Camera di commercio (tra cui la segretaria generale).

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Eccellenze dallo sport alla giustizia

Nicola Di Benedetto, invece, è il direttore generale di Asu, la più antica società sportiva udinese, nata nel 1875 sulla scia dell’Irredentismo. Scherma, ginnastica artistica e ritmica sono i piatti forti di questa gloriosa istituzione. «Siamo un territorio ad altissima vocazione sportiva, con 154 Asd affiliate al Coni e una trentina di impianti sportivi», ragiona Di Benedetto. Asu, che ha più di mille praticanti, è tra le società più forti d’Italia nel fioretto, nella spada giovanile e nella ginnastica ritmica, «disciplina in cui abbiamo istituito un’accademica internazionale frequentata da ragazzi di tutto il mondo».

Altra infrastruttura che registra performance sconosciute in altre realtà italiane è il tribunale di Udine. Qui la durata media dei processi civili è di “soli” 137 giorni. La ricetta la spiega il presidente, Paolo Corder: «Abbiamo focalizzato l’attenzione sui procedimenti ultratriennali, organizzando di conseguenza il lavoro dei giudici. Così tutto si velocizza». Un modello che va consolidandosi grazie alle assunzioni previste con i fondi Pnrr, per colmare in parte la carenza di organico.

Gli obiettivi futuri

Se questi sono alcuni dei punti di forza del sistema Udine, non mancano le sfide da vincere. De Toni ne elenca quattro: «Un nuovo modello di raccolta rifiuti, la riqualificazione di alcuni spazi urbani, le nuove povertà acuite dal Covid e dall’inflazione, il nuovo distretto del commercio». In più, il territorio invecchia inesorabilmente.

«Abbiamo un’università attrattiva ma il centro storico non è abitato dai ragazzi», ragiona Michela Vogrig, presidente di LegaCoop FVG. «Un tempo eravamo la città dei militari e delle caserme, dobbiamo diventare una autentica città universitaria». Qualcosa si muove, come il nuovo studentato in via Manin, «ma molti spazi vuoti andrebbero ri-funzionalizzati».

Chi lavora per ridurre i rischi di povertà educativa tra i giovani, a riprova di un tessuto associativo molto forte in Friuli, è Mery Pagliarini. Nel 2015 ha fondato Get Up, un’associazione basata all’interno della scuola media del quartiere San Domenico, periferia ovest di Udine, con cui si sviluppano progetti di sport, musica, teatro e doposcuola.

«Il comune aveva chiuso ‘il Poliedro’, l’unico spazio di aggregazione presente. Dovevamo reagire…», ricorda Mery. Oggi, in Get Up, lavorano ragazzi cresciuti in un sobborgo ad alta densità migratoria, nel frattempo diventati educatori professionisti. «Due anni fa abbiamo creato una mensa, una biblioteca e un percorso di accompagnamento allo studio per oltre 60 ragazzi». Anche questa, indubbiamente, è qualità della vita.

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