La povertà si tramanda: è allarme minori. E al Nord le famiglie indigenti sono raddoppiate
Dal 2014 al 2023 i nuclei indigenti nel Settentrione sono passati da 506mila a circa un milione. Lavoro povero e casa le nuove emergenze
5' di lettura
I punti chiave
- Don Pagniello: «Complessa rete di fragilità, famiglie più vulnerabili»
- Il crollo del tenore di vita
- In povertà assoluta una persona su dieci
- Al Nord quasi un milione di famiglie indigenti
- Allarme minori, lo svantaggio è ormai endemico
- Lavoro, il nodo dei bassi salari e dei contratti meno tutelati
- Quasi 270mila persone aiutate dalla Caritas
- Disagio psicologico aumentato in un anno del 15,2%
- Casa, 1,5 milioni di famiglie vive senza servizi
- Funzionano le nuove misure contro la povertà?
5' di lettura
C’è una questione “settentrionale”, con le famiglie indigenti raddoppiate al Nord dal 2014 al 2023. E c’è una questione “minori”, perché l’incidenza della povertà assoluta tra gli under 18 oggi è ai massimi storici, pari al 13,8%: il valore più alto della serie ricostruita da Istat (era 13,4% nel 2022). È doppio l’allarme lanciato dal 28° Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale in Italia, presentato oggi in occasione della VIII Giornata mondiale dei poveri istituita da Papa Francesco, che analizza i dati statistici ufficiali affiancandovi l’osservatorio privilegiato di una realtà capillare, con i suoi 3.124 centri di ascolto e servizi informatizzati presenti in 206 diocesi di tutte le regioni italiane.
Don Pagniello: «Complessa rete di fragilità, famiglie più vulnerabili»
Le 196 pagine del testo, dal titolo “Fili d’erba nelle crepe. Risposte di speranza”, si aprono con l’introduzione di don Marco Pagniello, direttore Caritas, che avverte sul cambiamento di stato della povertà in Italia: «Non si tratta solo di marginalità economica, ma di una complessa rete di fragilità che coinvolge le famiglie, imprigionandole in una spirale di solitudine, disagio abitativo, precarietà lavorativa e povertà educativa». Eccoli, tutti i mali contemporanei sintetizzati insieme. Quelli che fanno delle coppie con figli le fasce più vulnerabili e delle storiche disuguaglianze abissi sempre più invalicabili.
Il crollo del tenore di vita
La lettura dei dati Istat fornita dalla Caritas aiuta a capire cosa è successo negli ultimi anni, dal 2015 al 2023. Da un lato gli indicatori europei segnalano un miglioramento del rischio povertà (nel 2023 affliggeva 13,391 milioni di italiani, il 22,8% della popolazione), della bassa intensità lavorativa (le famiglie dove i componenti lavorano meno di un quinto del loro tempo sono diminuite fino all’8,9% del totale) e della quota di persone in stato di grave deprivazione materiale e sociale (scese di 7,4 punti percentuali). Dall’altro lato, però, se si abbandonano i parametri europei costruiti sulla base del reddito e si abbracciano quelli tarati sui consumi, lo scenario cambia radicalmente: il tenore di vita si è abbassato moltissimo, con una spesa media familiare cresciuta di circa l’8% e una flessione della spesa reale, complice l’inflazione, del 10,5 per cento.
In povertà assoluta una persona su dieci
In altre parole, il potere di acquisto delle famiglie si riduce e sale la quota di persone che, pur spendendo di più, non riesce a soddisfare le proprie esigenze essenziali quotidiane. In povertà assoluta vive il 9,7% della popolazione: un italiano su dieci. In valore assoluto, si tratta di 5,694 milioni di persone per un totale di 2,217 milioni di famiglie. La crescita dal 2014 è stata praticamente ininterrotta, con il Nord che ha visto raddoppiare il numero di famiglie povere, passando da quasi 506mila nuclei a quasi un milione. Nel resto del Paese l’aumento è stato più contenuto: +28,5% al Centro, +12,1% nel Mezzogiorno, contro un dato nazionale trainato dal Settentrione di +42,8 per cento.
Al Nord quasi un milione di famiglie indigenti
Il risultato è che al Nord vivono 998mila famiglie indigenti, una cifra che supera quella di Sud e Isole (859mila). Pesa, secondo il rapporto, la maggior presenza di immigrati nel Settentrione, ma anche il minor impatto delle misure di contrasto alla povertà - come il reddito di cittadinanza in vigore dal 2019 al 2023 - che invece hanno insistito soprattutto al Sud senza tener conto delle differenze nel costo della vita.








