L’analisi

La politica tedesca di fronte a un bivio

di Isabella Bufacchi

Un residente vota in un seggio elettorale di Berlino, Germania. (AP Photo/Michael Probst)

3' di lettura

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La Germania si trova di fronte a un bivio oggi: da una parte una rassicurante stabilità politica, con un nuovo governo formato da due partiti in grado di prendere decisioni velocemente per mettere fine a una stagnazione economica pluriennale; dall’altra parte il rischio di immobilismo politico con una coalizione di tre partiti litigiosi e rallentati dalla ricerca di compromessi e mezze misure ad oltranza. Paradossalmente sarà l’elettorato dei partiti più piccoli, i liberali di Fdp e la neonata alleanza Bsw, se non Die Linke, a decidere il destino del Paese: l’ago della bilancia tra governo bipartito o tripartito oscilla sulla soglia del 5% di sbarramento in Parlamento.

Gli insuccessi della coalizione semaforo uscente, ovvero il quarto governo dal Dopoguerra a non aver finito il mandato quadriennale, hanno angosciato per tre anni l’elettorato tedesco e ora la Germania soffre di una vera e propria “sindrome dei tre partiti”: la coalizione a tre, a torto o a ragione, è considerata sinonimo di ingovernabilità.

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Prima del voto, la Germania trova intanto conforto in due certezze. La prima previsione certa è che l’Unione Cdu/Csu, che può essere vista anche come la somma di due partiti con due leader molto pesanti e non sempre sulle stesse posizioni, vincerà le elezioni emergendo come la forza politica più votata, attorno al 30% (se sotto il 30% una delusione per l’esordio del leader Friedrich Merz). Il secondo esito certo è che l’ultradestra AfD, pur posizionandosi al secondo posto come prevedono i sondaggi sul gradimento degli elettori, resterà tagliata fuori dai grandi giochi. L’80% degli aventi diritto al voto consultati dagli otto principali sondaggisti in Germania non intende votare per l’estrema destra e inoltre tutti i principali partiti hanno assicurato che non formeranno un governo con AfD.

Se la media degli ultimi sondaggi dovesse essere rispettata, i socialdemocratici dell’Spd arriveranno terzi attorno al 15-16% (anche se nel partito si spera in una “zampata” per avvicinarsi al 20%) mentre i Bündnis 90/Die Grünen dovrebbero assestarsi attorno al 14%, fors’anche meno. In questo quadro, se due piccoli partiti non dovessero superare il 5%, Cdu/Csu e Spd potrebbero rispolverare la loro vecchia grande coalizione con un governo nero-rosso, il più gradito da mercati, imprenditori, Pmi, investitori.

Si ritornerebbe alla Große Koalition, ma con l’amarezza della scomoda eredità nero-rossa lasciata dalla cancelliera Angela Merkel: un’economia in stagnazione con produttività e competitività in netto calo, in ritardo nella modernizzazione e con infrastrutture fatiscenti.

Se invece due o tre partiti minori dovessero entrare in Parlamento (Die Linke è salito di recente nei sondaggi all’8%, Fdp è in bilico al 4,5% e Bsw è poco sotto il 5%) si aprirebbero scenari di una difficile coalizione a tre, in quanto Csu e Fdp palesemente non sopportano i Verdi. Una coalizione Kenia potrebbe rendersi necessaria: Unione, socialdemocratici e verdi. Un’ipotesi alternativa coinvolge invece uno dei partiti minori: se l’Fdp dovesse entrare in Parlamento e poi nel governo, una coalizione a tre prenderebbe i colori della bandiera della Germania, la Deutschlandkoalition, con Cdu/Csu, Spd e Fdp. Ma il ritorno a Berlino di Spd e liberali è un’incognita: sebbene il cancelliere uscente Olaf Scholz sia visto dai più al capolinea della sua carriera politica, resta il fatto che abbia incolpato il leader dei liberali Christian Lindner per il collasso del governo semaforo: tra socialdemocratici e liberali i rapporti restano molto tesi.

La cattiva performance della coalizione Spd-Verdi-Fdp va collocata in un contesto di eventi eccezionali. La prima coalizione di governo a livello federale a tre partiti nella storia della Germania come anche la prima con il partito dominante sotto il 30%, dal dicembre 2021 ha dovuto affrontare sfide senza precedenti: pandemia, guerra russa in Ucraina, crisi energetica ed emergenza su gas, petrolio e carbone russi, inflazione fino all’8,8% nell’autunno 2022, tasso sui depositi Bce dal -0,50% del dicembre 2021 al 4,0% nel settembre 2023 (la più ripida e rapida stretta monetaria dalla nascita dell’euro), elezione di Donald Trump, turbolenza politica in Francia, ascesa di AfD dal 10% al 20%, giudici di Karlsruhe contro l’uso pluriennale di fondi speciali con debito anti-crisi. Non è detto che una nuova coalizione a tre non possa funzionare.

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  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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