Gli scenari

La partita a poker di Donald: l’addio (per ora) all’Oms e la posta in gioco

L’OMS e l’Italia sono in ritardo nell’elaborazione di piani pandemici, mettendo a rischio la preparazione per future emergenze sanitarie. L’addio temporaneo di Donald all’OMS solleva preoccupazioni sulla cooperazione internazionale

di Marzio Bartoloni

US Secretary of Health and Human Services nominee Robert F. Kennedy Jr. testifies during a Senate Finance Committee hearing on his nomination to be Health and Human Services Secretary, on Capitol Hill in Washington, DC, January 29, 2025. US President Donald Trump's embattled health secretary pick, vaccine conspiracy theorist Robert F. Kennedy Jr, passed a crucial test in his confirmation bid on February 4, 2025, as senators voted to advance his nomination to the floor. (Photo by ANDREW CABALLERO-REYNOLDS / AFP)

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L’uscita dall’Oms? Uh, questo è un grande ordine esecutivo». Donald Trump non ha nascosto tutta la sua soddisfazione quando il giorno dopo il suo insediamento per il secondo mandato come presidente degli Stati Uniti, ha firmato nello Studio Ovale l’ordine per l’uscita degli Usa dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Non è la prima volta che Trump ci prova: il precedente risale a pochi anni fa e cioè quando nel 2020 in piena pandemia e in polemica con la gestione del Covid e del rapporto non sempre trasparente tra Oms e Cina aveva già tentato senza riuscirci, complice la scadenza del primo mandato che aveva consentito al suo successore, Joe Biden, di fare marcia indietro facendo così restare l’America nell’Organizzazione che ha la sua base a Ginevra. Ecco ora il nuovo ordine esecutivo firmato da Trump potrebbe essere la prima mossa di una lunga partita a poker appena iniziata.

Il presidente Usa potrebbe infatti decidere di rilanciare ancora, visto che pochi giorni dopo la firma di quell’ordine esecutivo ha fatto sapere che gli Usa «potrebbero ripensarci» sul loro addio, ma a una condizione essenziale e cioè che all’Oms dovrebbero prima «ripulire tutto», in sostanza fare una grande riforma. Difficile pensare che Trump stia solo bleffando e sia pronto a tornare subito sui suoi passi. Ma da qui all’uscita definitiva del principale contributore e donatore dell’agenzia sulla Sanità Globale delle Nazioni Unite - i fondi americani valgono un quinto del bilancio Oms - ci vorrà un anno. Un tempo prezioso per capire se ci sarà ancora una possibilità di trovare un compromesso. Del resto il «metodo Trump» è chiaro: aprire scontri e creare scompiglio - si pensi agli annunci sull’annessione della Groenlandia e del canale di Panama - per poi ottenere l’accordo migliore. Ecco anche in questa partita, come in altre che sta giocando il presidente Usa, la strategia potrebbe essere la stessa. Ma qual è la vera posta in gioco? Qualcosa si è capito mentre firmava l’ordine di uscita dall’Organismo di Ginevra quando Trump a favore di telecamere ha accusato la Cina di destinare molti meno soldi all’Oms - nei fatti circa un decimo - rispetto a quanto fanno gli Usa nonostante abbiano 1,4 miliardi di abitanti.

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L’uscita dall’Oms dunque è un altro tassello della gigantesca partita a scacchi globale tra la Cina e gli Usa che spazia dall’intelligenza artificiale alle tensioni sul mar Pacifico. Colpire l’Oms è un modo per colpire anche la Cina. Ma non c’è solo questo: il presidente Usa non si è scordato della pandemia che ha investito l’ultimo anno del suo primo mandato di Presidente e in qualche modo forse la sua gestione ne ha anche pregiudicato la rielezione. L’Oms già allora finì nel mirino di Trump che la accusò tra le altre cose di “coprire” la Cina sulle origini del virus del Covid che mise in ginocchio il mondo per tre anni. Un tema guarda caso che è tornato prepotentemente alla ribalta in queste ultime settimane negli Stati Uniti con un rapporto del Congresso americano che ha decretato, in base ai documenti disponibili, la probabile fuga del virus dal laboratorio di Wuhan, tesi ribadita dalla Cia con un nuovo report pubblicato nei giorni scorsi. E qui torna in pista di nuovo l’Oms: perché il tycoon ha sicuramente molte ragioni dalla sua parte nell’accusare l’agenzia dell’Onu di poca trasparenza e troppa morbidezza nei confronti della Cina. Il gigante asiatico ha collaborato troppo poco nelle indagini su come si è originato il virus che per i cinesi ha una origine animale con il successivo spill over sull’uomo.

L’Oms, al di là della pandemia, già da molti anni non brillava per gli opportunismi e le timidezze politiche mostrate in più occasioni oltre che per un’organizzazione spesso lenta e molto burocratica. Per questo se la partita a poker di Trump finisse alla fine con una riforma dell’Agenzia di Ginevra in grado di convincere gli Usa a rientrare presto al suo interno o addirittura a restare si tratterebbe di una grande vittoria per tutti. L’alternativa invece è una sconfitta per tutti: per l’Oms che ne sarebbe quasi mortalmente indebolita e per gli Stati Uniti che da soli non possono vigilare su minacce sanitarie che - complice le migrazioni, i viaggi e anche il cambio del clima - ormai non hanno confini. L’ultima è l’influenza aviaria che sta facendo i primi morti anche in Europa e che se facesse il salto di trasmissione da animale-uomo a uomo-uomo diventerebbe davvero una seria minaccia per tutto il Pianeta.

La regola d’oro è sempre quella: prepararsi alla guerra in tempo di pace. Il piano pandemico a cui lavorava l’Oms è fermo anche per lo stallo provocato da alcuni Paesi membri - compresa l’Italia - che rifiutano le invasioni di campo nel “sovranismo sanitario” da parte dell’Agenzia Onu. Ma la stessa Italia è già in grave ritardo per l’approvazione del suo piano pandemico nazionale chiuso nei cassetti da oltre un anno e anche ora sparito dai radar nonostante i fondi approvati dall’ultima legge di bilancio per finanziare le misure previste nel piano.

Un ritardo eccessivo sia a livello globale che dei singoli Paesi nel mettere in cantiere tutte le contromisure di fronte a una nuova futura emergenza sanitaria sarebbe davvero un errore imperdonabile. Soprattutto dopo gli oltre 7 milioni di morti per il Covid.

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