La packaging valley emiliana non si è mai fermata. «Ma sugli aiuti per il Covid promesse tradite»
Grazie alle commesse estere e alla ricerca sui nuovi materiali green, le Pmi del distretto della meccanica sono già ripartite. «La scommessa più grande? La formazione dei ragazzi che entrano in azienda»
di Luca Benecchi
3' di lettura
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«Anche se qui a Bologna le filiere della meccanica legate alla produzione di macchine per l'imballaggio continuano a marciare a ritmi di crescita impensabili per l'Italia, questo non vuol dire che abbiamo attraversato indenni la tempesta del Covid».
Cesare Rapparini è l'amministratore delegato della Ica, una di quelle piccole medie imprese che sono la colonna portante della packaging valley emiliana. «Non sono le commesse o i clienti internazionali che ci sono mancati, quelli valgono il 70 per cento del nostro fatturato. In verità ci sono mancate regole certe da parte degli enti regolatori. Norme chiare – continua Rapparini – su come mantenere aperta la fabbrica, gestire il personale e soprattutto fare gli investimenti adeguati».
In un primo momento infatti le spese legate alla prevenzione e ai cambiamenti organizzativi obbligati dalla pandemia dovevano essere rimborsate fino a un massimo del 60 per cento. «Ora invece ci hanno detto che il tetto si ferma al 9,5 per cento. Sono un sacco di soldi in meno. Ica per rispettare le normative sanitarie ha speso finora già 150mila euro. E nessuno ce li restituirà come promesso».
E non si tratta solo di mascherine e distanziamento dei macchinari. O l'app aziendale, o la strumentazione digitale per costruire un'adeguata rete di smart working. «Abbiamo pensato di aprire uno sportello d'ascolto per i dipendenti, in modo che potessero confrontarsi con uno psicologo sui temi del lavoro e della loro presenza in azienda in questo momento così complicato».
Se gli aiuti non si sono visti in nessun modo, l’anno si chiuderà comunque con una perdita di fatturato limitata tra il 5 e l'8 per cento. Ica produce macchine per imballaggio per generi alimentari come caffè, tè, farina, zucchero, riso, biscotti, caramelle, pasta, formaggio grattugiato. Ma anche detersivi in polvere e prodotti chimici/farmaceutici.








