Difesa Atlantica

La Nato, Sanchez, e il giallo della quota spagnola: 2,1 o 3,5%

In discussione le spese strettamente militari per arrivare in totale al 5% del Pil. Il premier spagnolo parla di «ambiguità costruttiva» e mostra una lettera di Rutte sulla flessibilità per raggiungere gli obiettivi. Per l’opposizione spagnola è un bugiardo

di Luca Veronese

Il segretario generale della Nato Mark Rutte (a sinistra) e il premier spagnolo Pedro Sanchez in un incontro di gennaio a Madrid

3' di lettura

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Sanchez punta i piedi e Rutte non cede. Resta aperto il confronto tra la Spagna e la Nato sugli obiettivi di spesa per la difesa. Il premier socialista Pedro Sanchez, incalzato dalla sinistra del suo partito e dagli alleati di governo, ha riaffermato, alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, un sorta di eccezione spagnola agli obiettivi concordati nell’Alleanza atlantica su pressione di Donald Trump.

Sanchez ha rivendicato il diritto di decidere come raggiungere gli obiettivi e ha pubblicato sui social la lettera nella quale il segretario generale della Nato, Mark Rutte, avrebbe confermato alla Spagna «la flessibilità per determinare il proprio percorso sovrano per raggiungere gli obiettivi di capacità».

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In altri termini il leader spagnolo non vuole e non può legarsi strettamente ai due numeri concordati: il 3,5% del Pil in spese di difesa e l’1,5% in spese allargate anche ad altri ambiti di supporto, per un totale del 5% in rapporto al prodotto interno lordo di ciascun Paese.

E tuttavia Rutte - anche dopo avere registrato qualche malumore tra gli altri Paesi membri - è sembrato contraddire Sanchez. «Tutti i membri della Nato, inclusa la Spagna, hanno concordato - ha dichiarato - con il nuovo obiettivo dell’Alleanza di spendere in totale il 5% del prodotto interno lordo per la difesa». E poi ha chiarito che la Nato non ha opt-out: «Siamo in un’Alleanza - ha detto - in cui combattiamo insieme e, se necessario, dove soffriamo e moriamo insieme per la nostra difesa collettiva... e anche la Spagna ha concordato con gli obiettivi».

La dichiarazione finale del vertice Nato probabilmente non aiuterà a capire come stanno le cose: al di là degli scontri e delle insoffernze di alcuni Paesi, tutti potranno dire di avere ragione. Secondo alcuni consiglieri vicini a Sanchez, il testo che verrà approvato offrirà alla Spagna la possibilità di decidere come impiegare le risorse necessarie a raggiungere gli obiettivi di spesa militare. Alla Moncloa di Madrid parlano di «ambiguità costruttiva», insistono sulla «flessibilità», della quale potrebbero beneficiare anche «altri Paesi, come l’Italia», chiamati a fare uno sforzo enorme per arrivare al 3,5% del Pil (dato per assodato che l’1,5%, includendo spese di vario genere, non creerà problemi ai governi).

La Spagna - questo dicono al governo di Madrid - dovrebbe dunque firmare la dichiarazione conclusiva, dove sarà sancito il target del 5% del Pil, ma potrà stabilire un suo «percorso sovrano» per arrivare agli «obiettivi di capacità» che vengono definiti ogni quattro anni per ciascun Paese nella Nato. Sanchez ha detto che si impegnerà fino al 2,1% del Pil. Le opposizioni di destra lo attaccano: «Le bugie hanno le gambe molto corte. Sanchez, il bugiardo senza confini, è stato già smentito», ha scritto sui social la numero due dei Popolari, Cuca Gamarra.

Dopo un nuovo richiamo di Rutte, è arrivato un ulteriore chiarimento di Madrid. Quella di Rutte è «un’opinione, una valutazione, ma i nostri tecnici delle forze armate hanno stimato che per rispettare gli impegni è sufficiente una spesa per la difesa del 2,1% del Pil», ha detto la portavoce del governo Pilar Alegria in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. «Rispetteremo gli impegni, ma per raggiungerli non investiremo più di quel 2,1% che il premier Pedro Sanchez ha detto», ha sostenuto Alegria che ha poi definito la Spagna come un alleato «serio e affidabile» nella Nato.

La tensione nella nato è emersa anche dalle parole del premier svedese Ulf Kristersson. «Non do nulla per scontato. L’accordo sul 5% non è ancora concluso: non consideratelo un dato di fatto finché non avremo preso una decisione», ha detto nel corso di un incontro con alcuni media internazionali. «Penso che sarebbe un segnale molto negativo, non da ultimo da parte dei membri europei della Nato, se non fossimo in grado di prendere tale decisione», ha aggiunto, precisando di non vedere spazi per «eccezioni nazionali», come quella chiesta dalla Spagna.

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