L'e-commerce B2B e B2C è stato un'ancora di salvezza durante i mesi del lockdown, in Italia e nel mondo, ma la moda ha bisogno di ritrovare le occasioni di incontri dal vivo: «Vale per le aziende, che durante la pandemia hanno capito ancora più a fondo l'importanza delle fiere come occasione di confronto, ancora prima che di raccolta ordini – aggiunge Marcolin –. Ma vale allo stesso modo per le persone: se c'è una cosa che dovrebbe farci essere cautamente ottimisti è quello che è successo quando i ristoranti e i negozi hanno riaperto. Qui in Italia e, più di recente, in Cina o, da qualche giorno, in Israele. Le persone hanno voglia di tornare ai riti quotidiani, agli incontri, alla vita sociale».
Il presidente di Confindustria Moda vede con favore gli sforzi fatti per rispettare l'appuntamento della fashion week donna di febbraio, un lavoro di squadra tra aziende, Camera della moda, Comune di Milano e in partnership con molti attori del settore, da Confartigianato a Rinascente, che allestirà uno spazio dedicato a undici giovani stilisti: i designer emergenti sono il futuro della moda ma, come tutti i giovani, sono stati tra i più penalizzati dall'anno di Covid.
«Siamo sempre stati e ci sentiamo ambasciatori del made in Italy nel senso di bello e ben fatto - ricorda Marcolin –. Il saldo commerciale 2020 della moda, nonostante il crollo di oltre il 20% dell'export, che per noi vale in media poco meno del 70%, resta positivo per 17,4 miliardi, confermando il settore come il primo contributore alla bilancia commerciale del Paese fra le tre F, cioè Fashion, Food e Furniture. Ma la competizione globale è agguerrita: i mercati dove siamo già presenti vanno presidiati e difesi, quelli dove i grandi nomi sono già sbarcati devono essere una prospettiva per tutti. Perché possa succedere però il made in Italy deve continuare ad avere le sue vetrine, siano queste fiere o negozi fisici e sul web. E deve tornare il turismo, perché chiunque venga in Italia e faccia qui un'esperienza, di shopping o di vita quotidiana, diventa ambasciatore del bello e ben fatto italiano».
Dalle rilevazioni a campione di Confindustria Moda, nei primi mesi del 2021 si registra un trend simile a quello del trimestre precedente, con un calo del fatturato del 18,4%. Anche per il secondo trimestre del 2021 è attesa una attenuazione della flessione, con un calo previsto di circa il 10%, precisa Gianfranco Di Natale, condirettore generale di Confindustria Moda.
«Il vero e proprio recupero è previsto a partire dal terzo trimestre del 2021 con una decisa accelerazione nel quarto, ovviamente nell'ipotesi di avanzata diffusione del piano vaccinale, con un progressivo ritorno a livelli di attività pre-covid nel corso del 2022», conferma Di Natale. «Venivamo da anni di crescita costante, perdere il 26% in un anno è stato uno choc per tutti, da monte a valle – conclude Marcolin –. Ma pensiamo che la filiera possa assorbirlo, facendo ancora più sistema e, confidiamo, con l'aiuto di chi decide la politica economica».