La moda nel 2025: prezzi, mercati e nuovi creativi tra le sfide per il settore
Moda e lusso hanno vissuto un anno difficile per ragioni che spaziano dalla geopolitica alle scelte di prezzo. Il 2025 potrebbe essere l’anno della ripartenza, ma serve una spinta anche sul prodotto
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Il 2024 è stato un anno duro per la moda, italiana e non solo. Lo dicono i numeri: la moda made in Italy è tornata sotto i cento miliardi di euro di fatturato, soglia che aveva superato nel 2023 trainata dall’aumento dei prezzi. Quest’anno il fatturato (secondo i Fashion economic trends di Camera Moda) si fermerà a 96 miliardi circa, in calo del 5,3 per cento. Il dato, che rispetto alle stime di settembre è peggiorato, “beneficia” della crescita che, comunque, hanno registrato i settori collegati alla moda, come occhiali, gioielli e beauty. I cosiddetti segmenti core, come tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature, hanno registrato flessioni ancora più marcate.
Il lusso nel suo complesso, secondo il Luxury Goods Worldwide Market Study Altagamma-Bain, presentato durante l’Osservatorio Altagamma 2024 di novembre, a fine 2024 dovrebbe aver raggiunto i 1.478 miliardi di euro, in calo del 2% a cambi correnti sul 2023, e i beni personali di lusso si attesteranno a 363 miliardi di euro, contro i 369 del 2023, sempre in calo del 2 per cento.
L’alto di gamma, però, sempre secondo Bain, ha perso 50 milioni di consumatori, molti dei quali localizzati nella fascia di mercato cosiddetta aspirazionale. Questo si è riflesso da un lato sui conti di alcuni gruppi del lusso, uno su tutti: Kering. Il gruppo cui fanno capo Gucci e Saint Laurent ha chiuso i nove mesi con ricavi per 12,8 miliardi, -12% sul 2023, con un calo di vendite anche nel retail diretto, e ha lanciato un allarme redditività: l’utile operativo 2024 potrebbe aggirarsi intorno ai 2,5 miliardi di euro (2,7 miliardi di dollari), il livello più basso dal 2016.
La frenata del lusso zavorra la filiera italiana
La frenata dei gruppi del lusso - Lvmh, il più grande al mondo, nei nove mesi ha comune segnato un +2% ma in rallentamento - ha avuto e continua ad avere un impatto fortissimo sulla produzione con un calo che si aggirerebbe intorno al 25% rispetto a due anni fa. Gli effetti più pesanti sono quelli sulla filiera italiana che produce la maggior parte dei prodotti di lusso (si parla dei due terzi della manifattura di altagamma) è italiana e si rintracciano nell’utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali: nel comparto pelli, cuoio e calzature, le ore autorizzate di cassa integrazione sono cresciute su base annua del 139,4%, il triplo rispetto alla meccanica; nell’abbigliamento del +124,7%; nel tessile del +74,6%.
In aree come la Toscana ci sono circa 100mila persone in cassa integrazione e la Regione ha aperto un tavolo di crisi proprio per affrontare la questione, cercando soluzioni. A livello nazionale, il governo ha appena messo sul piatto 110 milioni di euro (biennio 24-25) per estendere a 12 settimane la cassa integrazione in deroga che le Pmi del settore moda possono fruire fino al 31 gennaio 2025.







