Milano

Miart di Cloe Piccoli punta sulla sinergia con la città

Una manifestazione ambiziosa, che conta sul sostegno di Milano Fiera e Intesa Sanpaolo e un nuovo premio da 50 mila euro per l’arte italiana

Ferda Art Platform a Miart 2026 @ Nicola Gnesi

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Nella meravigliosa Sala Fontana del Museo del Novecento di Milano, di fronte al Duomo e di fianco al secondo Arengario, già coperto dalle impalcature, con la promessa della fine dei lavori entro maggio 2028 e la consegna di un nuovo museo per l’arte a Milano, è stata presentata la 31ª edizione della fiera Miart. Anzi, Miart Milano, perché con la nuova direttrice Cloe Piccoli, succeduta a Nicola Ricciardi, che ha traghettato la fiera attraverso il Covid e il cambio di location dell’ultima edizione, la fiera intende accentuare il collegamento con la città, con tutto il suo appeal del momento, attraverso un progetto di rebranding. “L’idea è quella di creare una forte sinergia con la città, che ha un tessuto importante di gallerie, istituzioni pubbliche, imprese, collezionisti, è ben posizionata al centro dell’Europa e ha il grande vantaggio dell’Iva al 5%” ha affermato la neo-direttrice in conferenza. “Abbiamo ampliato il dipartimento Vip e delle Gallery Liason per andare in giro per il mondo e intercettare nuove energie e aumentare la dimensione internazionale di Milano. La parola d’ordine è fare network e giocare di squadra con la città”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La conferenza stampa di anticipazione di Miart Milano 2027

I progetti in dialogo con la città

Il progetto presentato è ancora tutto da definire, poiché la nuova direzione si è insediata solo il 1° settembre, ma ha una durata triennale e promette di realizzare la sua visione in questo arco di tempo. Non ci sono, quindi, ancora nomi da condividere, se non quello di Francesco Bonami, che inizierà un progetto di conversazioni chiamato “The Ring” in posti iconici di Milano, con protagonisti del sistema dell’arte internazionale. Ma non si aspetterà aprile (la fiera è in calendario dal 9 all’11), bensì si inizierà già a dicembre, con la volontà di creare appuntamenti anche al di là dei quattro giorni di fiera. A gennaio inizierà un altro progetto di talks chiamato “Art Communities Conversations” in collaborazione con l’Accademia di Brera e altre istituzioni, che durerà fino all’estate. Un altro progetto pianificato è “In and Out”, che permetterà ad alcune gallerie che partecipano in fiera, in accordo con il Comune e le istituzioni, di allestire delle installazioni in città, per la durata di uno o due mesi a seconda del programma delle istituzioni.

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Secci a Miart 2026 @Nicola Gnesi

Le sezioni in fiera

Ma che cosa succederà all’interno della fiera? E, soprattutto, dove si svolgerà, visto il malcontento delle gallerie riguardo alla location dell’anno scorso all’interno del padiglione fieristico? La risposta solleva gli animi: la fiera torna nella sua location nota al pubblico dell’arte, quella dell’edizione 2025, su un piano solo. L’organizzazione sta collaborando con un grosso studio di architettura – anche questo non rivelato – per definire tutti gli aspetti della navigazione della fiera, mentre si sta lavorando anche ad un nuovo sistema pareti. Le sezioni saranno tre: la “Main Section” di arte moderna e contemporanea, denominata “Atlas of the Arts”, un atlante delle tendenze attuali dell’arte attraverso vari media. Poi, ci sarà la sezione “New Voices”, l’unica che sarà curata – ma sono ancora in corso i colloqui per definire da chi – e sarà dedicata alle gallerie che lavorano con artisti emergenti. E, infine, una sezione detta “Close up” con stand personali o bipersonali con conversazioni tra due artisti. Le application per le gallerie apriranno all’inizio di settimana prossima. All’interno della fiera ci sarà anche un piccolo cinema chiamato “On Film” per permettere alle gallerie partecipanti di mostrare lavori video e film. Infine, viene rilanciata la sezione “Editions, Publishers and Magazines” per sottolineare l’importanza dell’editoria artistica a Milano.

Cardi Gallery a Miart 2026 @ Nicola Gnesi

Il sostegno di Fiera e Intesa Sanpaolo

La conferenza stampa è stata, soprattutto, l’occasione per affermare il rinnovato impegno di Fiera Milano nei confronti di Miart. La fiera per l’arte moderna e contemporanea, pur non essendo la più importante in termini di ricavi, è rilevante in termini identitari. “Perché senza arte e senza cultura non ci sarebbe il Made in Italy” così il presidente Giovanni Bozzetti, “e non ci sarebbero nemmeno le fiere, che del Made in Italy sono la vetrina”. Fondazione Fiera ha riconfermato il suo impegno economico pari a 100 mila euro per acquistare opere dalle gallerie partecipanti alla manifestazione (grazie a questi acquisti, nel tempo, ha messo insieme una collezione d’arte di 170 opere che, a fronte di un valore d’acquisto pari a 1,5 milioni di euro, oggi vale il doppio). Inoltre, ha annunciato un nuovo premio in fiera dedicato all’arte italiana dalla cifra considerevole di 50 mila euro, ma anche in questo caso i dettagli non sono stati svelati. E poi ha lanciato la piattaforma “My Fair Plus”, dedicata ai suoi clienti, per informarli sulla programmazione delle realtà culturali milanesi e lombarde, permettendo di acquistare subito il biglietto e amplificando così enormemente il pubblico potenziale per la cultura.

Ehrhardt Florez a Miart 2026 @ Nicola Gnesi

La fiera, intanto, sta lavorando anche alla definizione di altri premi ambiziosi con aziende, per le quali è stato nominato un Global Corporate Advisor. Riconferma il proprio impegno anche Intesa Sanpaolo, da dieci anni partner di Miart. Il tutto sarà inquadrato nella Milano Art Week del Comune, che l’anno scorso ha raccolto 243 mostre, 183 inaugurazioni e centinaia di appuntamenti tra talk, performance, workshop e progetti speciali, ma per saperne di più bisognerà – anche in questo caso – aspettare ancora un po’.

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