Sogni infranti
Il romanzo più recente di Ma, China Dream (Sogno cinese), è una favola satirica. La copertina del libro è stata disegnata da Ai Weiwei, un altro artista in esilio il cui studio di Pechino, contenente molte opere finite o ancora da ultimare, è stato demolito di recente per ordine del regime cinese.
Il romanzo affronta, per l’appunto, l’arroganza del Pcc che ambisce a diventare il partito dominante a livello mondiale, ben sintetizzata dalle parole di uno dei suoi vertici, secondo cui “il partito al potere in Cina deve diventare il partito al potere dell’umanità”. Nelle parole del presidente cinese Xi Jinping, il “pensiero di Xi Jinping” è destinato a conquistare la scena mondiale. Poco importa che il suo “sogno cinese” implichi la cancellazione di tutti i sogni individuali, come quando le colate di cemento per riqualificare i villaggi vengono gettate sulle tombe di coloro che sono stati massacrati nel nome della rivoluzione culturale di Mao.
Certamente, i romanzi di Ma non ignorano i risultati straordinari raggiunti negli ultimi quarant’anni dal paese più popoloso del mondo. E neppure incoraggiano i lettori a negare la realtà. La Cina diventerà presto la più grande economia a livello mondiale, come lo è stata per diciotto degli ultimi venti secoli. L’autore non vuole che il paese manchi l’obiettivo, come non dovrebbe volerlo nessun altro. Una Cina debole non sarebbe nell’interesse dei suoi cittadini e neanche del resto del mondo.
Tuttavia, i romanzi di Ma stimolano domande legittime e cruciali sull’ascesa della Cina dopo un secolo di umiliazioni, invasioni e guerra civile. La rinascita del paese doveva proprio fondarsi sulla repressione e sui cadaveri dei propri cittadini? Un modello politico che criminalizza l’anelito alla giustizia, alla responsabilità, alla conoscenza e alla libertà di parola rappresenta davvero un metodo sostenibile per governare un grande paese?
La storia repressa, come la memoria repressa, riesce a riaffiorare in superficie in un modo o nell’altro. Le opere di Ma andrebbero lette da chiunque sia interessato a comprendere i costi umani del governo del partito comunista in Cina negli ultimi settant’anni, e da tutti coloro che rifiutano di accettare che la libertà possa essere spazzata via per sempre.