Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
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l nome dell’azienda deriva da Macchine Veloci (Mavel) e questo la dice lunga sul business model della società nata a Pont Saint Martin e che poi ha scelto Ivrea per un secondo insediamento, da circa due anni. «Avevamo bisogno di spazi e maggiori infrastrutture per sostenere lo sviluppo dell’azienda e il passaggio dalla fase di sviluppo alla produzione, sebbene su volumi limitati» racconta Davide Bettoni, fondatore dell’azienda. La Mavel progetta e sviluppa motori elettrici per le auto sportive e conta tra i suoi clienti Aston Martin, Ducati, McLaren, accanto ad altre realtà della fascia premium del mercato automotive. L’obiettivo è arrivare ad una produzione annua di circa 20mila motori. «Vogliamo occuparci di una produzione di nicchia per restare fuori dalle difficoltà che caratterizzano questa industria».
Mavel realizza i motori, «dalla A alla Z», inoltre si occupa anche dello sviluppo dei sistemi di controllo dei motori, gli inverter, «questo vuol dire che il software lo sviluppiamo tutto noi - spiega Bettoni - inoltre disegniamo l’hardware elettronico lo progettiamo completamente, ovviamente il montaggio delle singole parti sulle schede elettroniche è curato da fornitori, il motore nel complesso è progettato direttamente da noi in tutte le sue parti, assembliamo i motori, inoltre li testiamo e li collaudiamo direttamente noi».
L’idea dei fondatori dell’azienda era quella di creare una “fabbrica leggera”, qualcosa che ricordasse la fabbrica ma dentro la città, diversa da quelle tradizionali «con molte macchine e pochi uomini» aggiunge Bettoni. Dunque volumi piccoli, ma significativi, in un contesto industriale nel quale il ruolo degli uomini è determinante. A rendere questo “sogno” industriale possibile c’è la storia e le competenze di un territorio che vanta un distretto dello stampaggio a caldo e competenze altrettanto importanti nell’ambito delle lavorazioni connesse alle schede elettronica. Meccanica ed elettronica insieme, appunto.
L’azienda ha iniziato nel 1999 a produrre motori per il settore industriale e in particolare per l’Asia. «Poi attraverso varie vicissitudini siamo passati a motori più grandi destinati al settore militare e all’Aeronautica - racconta Bettoni - fino a che nel 2015 con l’arrivo di un socio francese e di uno cinese abbiamo deciso di puntare al settore automotive». Oggi la Mavel conta una ottantina di addetti e ha un patrimonio di 60 brevetti. Le tecnologie sviluppate tra Canavese e Valle d’Aosta, grazie anche alla presenza di un socio cinese nella proprietà, sono utilizzate in Asia su volumi più ampi.