La lunga storia del Leone rampante su una palma che premia i vincitori
Il creatore del trofeo del festival – la scultura in argento cesellato a mano - non vive a Sanremo, ma a Venezia e porta avanti una tradizione di famiglia da tre generazioni.
Testi e foto di Claudio Moschin
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Si chiama Cristiano Moschini, classe 1960: anche quest’anno è lui (con la sua azienda A. Santi in una stretta calle del centro di Venezia) il creatore del famoso Trofeo del Festival di Sanremo. Si tratta del terzo creatore, dopo il padre e il nonno. Tutto iniziò negli anni Sessanta con il nonno Vittorio. Aveva una grande mentalità imprenditoriale e passava due o tre mesi all’anno in Liguria procurandosi nuovi clienti fuori Venezia. Tanto che i suoi primi committenti furono proprio il Comune di Sanremo e le aziende autonome di soggiorno e turismo delle spiagge liguri. Faceva i gettoni per il Casinò, le coccarde per la mostra internazionale canina e tanto altro.
Oggi per realizzare il Trofeo del Festival bisogna mettere insieme diverse lavorazioni e professionalità artigianali. C’è il fonditore che fa il corpo del leone e il cesellatore che prepara la base. Al tempo di nonno Vittorio interveniva lo scultore – ossia un argentiere cesellatore – che realizzava il Trofeo. Con gli anni il soggetto si è rinnovato e trasformato, è diventato più scenografico, con il ciuffo della palma con tanti rami colorati, il tronco composto da anelli fatti a mano e più slanciato rispetto al passato, l’astuccio è diventato più grande. Si tratta però sempre di pezzi unici creati solo per il Festival. «Qui, nella bottega, entrano tanti turisti che sanno di questo Trofeo e me lo chiedono. Ogni volta spiego che non posso vendere delle copie, di nessun formato». Nel laboratorio che sta sul retro della bottega veneziana di Cristiano Moschini si scopre tanto altro. È sempre lui che realizza da decenni il Leone d’Oro della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. I leoni alati che in ogni edizione sono destinati ad attori, attrici, produttori e registi premiati alla cerimonia finale, vengono da qui. Inutile dire che anche questa fu un’idea del nonno Vittorio.










