La Luna 50 anni dopo: tutti i numeri della «space economy»
di Leopoldo Benacchio
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Una domanda riecheggia spesso in questi giorni di celebrazioni del cinquantesimo del primo sbarco lunare: perché torniamo sulla Luna? La Nasa ha illustrato un piano molto articolato, assieme a Europa, Canada e Giappone, per tornare sulla Luna e restarci: costruire Gateway, una stazione spaziale orbitante attorno al nostro satellite e da lì fare una serie di missioni al suolo lunare per costruire una base permanente, in cui far vivere a lungo astronauti e sviluppare tecnologie per il secondo, fondamentale balzo, quello verso Marte.
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La vera domanda che dovremmo farci però è: «Come mai sulla Luna, finite le missioni Apollo non siamo più tornati?». Mille le risposte possibili, dalla carenza di fondi - andare sulla Luna costò il 4% del Pil Usa per anni - al mutato scenario politico negli anni ’70. Ma la domanda resta tutta in piedi, specie se compariamo questo passo dell’umanità con l’altro gigantesco salto: la scoperta dell’America nel 1492. Colombo, già nel 1493, tornò subito da quelle parti con 17 navi e centinaia di soldati per assicurare quelle terre alla Corona di Spagna.
Oggi torniamo perché c’è una nuova rivoluzione commerciale che avrà luogo nello spazio profondo. È la tanto citata Space Economy, basata sullo sfruttamento minerario di Luna e altri corpi del sistema solare, turismo spaziale, ricerca e sviluppo. Secondo Nasa gli investimenti di oggi sono il carburante della rivoluzione e la ricchezza di domani.
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