La Lombardia regina italiana dei birrifici artigianali
La regione ospita il 10% di tutte le imprese brassicole e lavora alla creazione di una filiera del luppolo made in Italy
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Lombardia regina dei birrifici artigianali. I numeri di Unionbirrai parlano chiaro: con 140 aziende su un totale nazionale di circa 1.200, è questa la regione italiana che ospita più imprenditori del luppolo e che nel 2022 ha prodotto circa 600mila ettolitri di birra . Milano ospita uno dei pionieri del comparto, il Birrificio Lambrate, fondato nel 1996 dal professor Giampaolo Sangiorgi. Lo stesso anno, nel Comasco, nasceva il Birrificio Italiano.
In comune, questi come tutti gli altri birrifici artigianali lombardi, hanno le dimensioni: sulla base della normativa europea si considerano “artigianali” le imprese brassicole che producono meno di 200mila ettolitri di birra non pastorizzata all’anno, «ma nel nostro Paese anche le realtà più grandi raggiungono numeri decisamente minori», spiega Simone Monetti, segretario generale di Unionbirrai, l’associazione che li riunisce a livello nazionale. Che sfata anche un mito sull’età media dei proprietari: «Non è vero che sono solo giovani - dice - o almeno non lo sono più. Molti di loro erano giovani negli anni Novanta, quando hanno dato il via alle prime imprese».
Oggi quello dei birrifici artigianali è un fenomeno più maturo, e rispetto agli anni passati registra anche un rallentamento delle nuove aperture: «Nel 2022, dopo la chiusura da Covid, registrammo un anno record per i consumi - racconta Monetti - dal 20l5 al 2019 c’è stato il picco della crescita. Quest’anno invece, per la prima volta potremmo trovarci di fronte a un saldo negativo tra le nuove aperture e le chiusure».
Per i birrifici artigianali, il canale principale di distribuzione è quello dei pub e dei ristoranti, meglio se nelle vicinanze degli impianti di produzione: «Le birre artigianali - spiega Monetti - hanno grosse difficoltà a entrare nella Gdo, sia perché le quantità prodotte non sono sufficienti, sia perché trattandosi di bevande non pastorizzate hanno bisogno della catena del freddo per essere trasportate e stoccate. Tipicamente, invece, i supermercati ospitano le bottiglie di birra sugli scaffali a temperatura ambiente». Qualche birrificio che distribuisce su scala nazionale però c’è: «Solo i più grandi ci riescono - dice Monetti - e i più grandi sono quasi tutti proprio in Lombardia».
Se non è complicato mettere in piedi un impianto per la produzione artigianale della birra, più difficile è realizzare una filiera locale - o anche solo nazionale - per l’approvvigionamento delle materie prime, che sono il luppolo e l’orzo. «Quello di costruire un prodotto fatto con materie prime locali è un progetto a cui molti birrifici stanno puntando perché è considerato premiante dal punto di vista dell’immagine - dice Monetti - oggi circa il 10% dei nostri associati a Unionbirrai sono birrifici agricoli, cioè aziende agricole che coltivano la materia prima e poi fanno anche la birra, chiudendo il ciclo produttivo». Orzo e luppolo made in Italy, però, non sono disponibili tutto l’anno per motivi stagionali. Inoltre, per fare la birra, non basta staccare la materia prima dalla pianta: luppolo e orzo vanno prima trasformati, e in Italia il tassello mancante è proprio quello della trasformazione.




