La Lombardia punta sulle Zis come nuova politica industriale
Le “Zone di Innovazione e di Sviluppo” per dare una spinta e valorizzare il potenziale ancora inespresso del tessuto produttivo lombardo
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La Lombardia vuole confermare il suo ruolo di protagonista dell’economia e di prima regione manifatturiera d’Europa ora come in futuro. Alla luce del fatto che «è importante rimanga tale anche nei prossimi anni», come affermato dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, la Regione ha deciso di adottare nuovi strumenti e iniziative a favore del tessuto produttivo ed economico.
Le Zone di Innovazione e di Sviluppo
La novità assoluta della politica economica regionale, su cui l’assessore si sta concentrando, è quella delle “Zone di Innovazione e di Sviluppo” (Zis) per dare una spinta e valorizzare il potenziale ancora inespresso del tessuto produttivo lombardo. L’idea è quella di sostenere aggregazioni spontanee di soggetti pubblici e privati – localizzati in un determinato territorio – che condividano una vocazione produttiva ed economica ben definita. L’obiettivo è di favorire la cultura dell’innovazione, potenziare i flussi di conoscenza tra università, centri di ricerca, imprese e mercati, rafforzare la competitività dei territori e costruire nuove traiettorie di sviluppo, ma anche di attrarre nuovi investimenti.
Guidesi: «Consolidare il ruolo della Lombardia»
«Non vogliamo adottare un approccio uniforme a livello istituzionale, ma costruire risposte mirate, calibrate sulle esigenze specifiche dei singoli settori – soprattutto in un contesto in cui le contingenze economiche evolvono con grande rapidità. Le Zis si inseriscono proprio in questa logica», spiega l’assessore Guidesi. Alla base ci sarà una mappatura dettagliata, che permetterà di individuare gli attori da coinvolgere in ciascuna Zis, con la possibilità di includere anche soggetti strategici esterni all’area geografica di riferimento. L’istituzione delle Zis avverrà su proposta dei territori, attraverso un bando regionale per manifestazioni d’interesse. I criteri premieranno le iniziative capaci di attivare sinergie pubblico-private, attrarre talenti e capitali, promuovere formazione e generare partnership a livello locale, nazionale e internazionale. Ogni Zis sarà valutata anche in termini di impatto economico e sociale, con l’obiettivo di costruire un modello replicabile in altre aree della regione. «In questo modo, come Regione puntiamo a consolidare quanto costruito finora: restare una terra manifatturiera, capace di offrire alle imprese un ambiente, dinamico e favorevole alla crescita. Vogliamo continuare a creare le condizioni perché fare impresa in Lombardia sia, oggi più che mai, una scelta conveniente», specifica Guidesi.
Un appello a tutti gli attori per partecipare
Si sta concludendo in questi giorni il roadshow di Regione Lombardia volto proprio a presentare le nuove Zis che dall’ultimo trimestre dell’anno dovrebbero andare a costituire, per le oltre 800mila imprese attive capaci di generare sul territorio delle dodici province lombarde un valore aggiunto di 480,6 miliardi di euro, il principale canale di dialogo non solo fra economia e politica ma anche fra ricerca, accademia e finanza. «In un contesto internazionale difficile, caratterizzato da grandi incertezze geopolitiche, le imprese manifatturiere lombarde confermano stabilità, con livelli produttivi in miglioramento e una percentuale di disoccupazione che in alcune province è stabilmente sotto il 3%. Eppure, ci confrontiamo oggi con alcuni ostacoli che mettono alla prova la tenuta e la competitività del sistema. L’idea, allora, è quella di cambiare radicalmente approccio: stiamo rimappando la geografia produttiva del nostro territorio individuando, risalendo le filiere, le capitali produttive dei comparti più competitivi con l’obiettivo di costruire attorno a questi poli un nuovo ecosistema in grado di generare aggregazioni spontanee di soggetti pubblici e privati. Da parte nostra saremo pronti a mettere in campo, oltre alle misure economiche già attivate e che a oggi a vario titolo sfiorano i 100 milioni di euro, strumenti studiati e dedicati a ogni singola Zona di Innovazione e Sviluppo», sottolinea Guidesi, che chiede alle reti territoriali di rappresentanza imprenditoriale, alle Camere di Commercio, agli atenei ma anche alla politica locale di rispondere alla chiamata in maniera propositiva (ad esempio Varese sta già lavorando sull’aerospazio mentre Pavia sulla microelettronica, Brescia sulla siderurgia, Bergamo sulla meccatronica e Crema sul Beauty).



