Salone del Risparmio 2026

La leva del risparmio da sbloccare con regole comuni

Gota (Assogestioni): «I Sia possono aumentare la diversificazione offrendo un contenitore fiscale incentivato per i mercati azionari Ue»

di Isabella Della Valle

Apertura del Salone del Risparmio presso Il Mi.Co a Milano, 5 maggio 2026.  ANSA/Mourad Balti Touati

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Più Europa. È questo il primo messaggio lanciato forte e chiaro nella conferenza di apertura della 16esima edizione del Salone del Risparmio. Un’Europa che abbia regole condivise sul mercato dei capitali, delle imprese, dell’energia, della difesa e che non sia più un agglomerato di 27 Paesi frammentati e separati tra loro. Il secondo messaggio, altrettanto forte, è relativo alla necessità di creare un ponte sempre più solido tra il mercato dei capitali e le imprese, fortificato grazie al risparmio gestito, che attraverso strumenti dedicati dovrebbe confluire in maniera più massiccia verso l’economia reale. Appelli lanciati dal palco della conferenza inaugurale della kermesse organizzata da Assogestioni.

Lo scenario e le prospettive del settore

A lanciarli per prima è stata Maria Luisa Gota, presidente dell’associazione dei gestori, che ha sottolineato come, nonostante il risparmio italiano ed europeo sia abbondante e diffuso non abbia ancora raggiunto la giusta dimensione: «Il 30% del risparmio dei cittadini europei - ha spiegato - è fermo sui conti correnti o su strumenti a breve termine. Per sbloccare questa situazione come industria possiamo utilizzare tre leve: la produttività puntando sulla tecnologia e l’offerta; la previdenza complementare, supportando iniziative di collaborazione pubblico-privato; l’avvento della Saving investment union (Siu)».

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Il ruolo della previdenza

I passi compiuti nell’ambito della previdenza complementare sono stati riassunti dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenuto in diretta da Bruxelles. «Sono stati introdotti meccanismi di adesione automatica - ha detto - e innalzate le soglie di deducibilità. Nonostante gli oltre 10 milioni di iscritti e un patrimonio di oltre 260 miliardi, esiste ancora un grande divario tra il potenziale e l’effettivo utilizzo di questi capitali per orientarli verso l’economia italiana». Il ministro ha inoltre sottolineato che «a livello europeo l’Italia è favorevole a una maggiore integrazione delle regole e della vigilanza, valorizzando il ruolo dell’Esma, ma evitando duplicazioni burocratiche per gli operatori».

Una normativa condivisa a livello europeo

E sul fronte dell’Europa, Enrico Letta (presidente dell’istituto Delors) ha evidenziato come l’idea della Siu stia iniziando a prendere forma e diventare norma. «Ci sono le proposte ed è cominciato il lavoro del Parlamento e del Consiglio - ha spiegato - e soprattutto si è aperto per la prima volta il dibattito su quello che avremmo dovuto fare 25 anni fa: l’European Safe Asset. Non si fece allora perché sembrava già faticosissimo fare l’euro. Adesso siamo alla svolta, ma non possiamo fare in 25 giorni quello che non abbiamo fatto in 25 anni».

Il versante delle imprese

Dal versante delle imprese il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso grande preoccupazione sul costo dell’energia, una minaccia per la competitività delle aziende. «Credo sia giusto sforare il patto di stabilità non solo sulla difesa, ma anche sull’energia - ha affermato -. Sarebbe molto miope pensare che alcuni Paesi ce la possano fare e altri no. L’Europa è forte se tutta l’Europa è forte. Sono un europeista convinto e quando critichiamo l’Europa lo facciamo perché la vogliamo legittimare, non delegittimare». Orsini ha inoltre sottolineato che «per poter attrarre capitali dall’estero bisogna partire dalla certezza del diritto: è fondamentale per il Paese che non ci siano norme retroattive, soprattutto per gli investitori che vogliono avere una visione di lungo termine e hanno bisogno che le regole del gioco non cambino in corsa. Questo diventa fondamentale ed è quello su cui noi dobbiamo lavorare: bisogna creare la fiducia».

I prodotti e le risorse da utilizzare

Sul lato prodotti che collegano risparmio privato alle aziende, Orsini ha aggiunto che «i Pir hanno dato una prima risposta alle nostre imprese ma ora dobbiamo utilizzare parte dei 400 miliardi presenti dei fondi pensione e i 1.500 miliardi di risparmi privati ancora parcheggiati sui conti correnti».

La spinta dei Saving Investments account

Una possibile spinta potrebbe arrivare anche dai Savings investments account (Sia), strumenti di respiro europeo con una struttura simile a quella del Pir. «Possono aumentare la diversificazione - ha spiegato Gota - offrendo un contenitore fiscale incentivato per i mercati azionari dell’Ue. Per farlo, però, serve un piccolo dazio, ovvero un vincolo di presenza massima sui singoli Paesi. Senza questa spinta gentile, la diversificazione non avviene». Non solo. «Dobbiamo far evolvere il quadro normativo per avere prodotti accessibili - ha aggiunto Gota - e innovare l’industria superando il concetto di gestione attiva e passiva che non ha più ragione di essere: in portafoglio c’è spazio di entrambe le strategie».

Il fondo nazionale strategico (e la stoccata agli istituzionali)

la stoccata La presidente di Assogestioni ha infine tirato una stoccata agli investitori istituzionali parlando del Fondo Nazionale Strategico di Cdp: «Questa iniziativa è stata accolta con meno entusiasmo del previsto dagli investitori istituzionali. Molti hanno espresso dubbi sulla stranezza di un fondo chiuso su un listino quotato, ma noi operatori riteniamo che sia lo strumento più efficace per gestire quel livello di liquidità con ticket da istituzionali».

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