Il regolamento

La legge sulle materie critiche incentiva la ricerca mineraria in Europa

La normativa europea incentiva la ricerca mineraria per garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici

di di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia) e Vladislava Peeva (Mediapool.bg, Bulgaria)

4' di lettura

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Da una parte la sostenibilità, dall’altra la necessità di conquistare indipendenza negli approvvigionamenti. Sono gli elementi che, in Europa, spingono la ricerca mineraria per l’estrazione delle materie prime critiche, indispensabili per una gamma di settori che vanno dalle energie rinnovabili all’aerospazio, passando per difesa e digitale. Proprio per questo motivo è stata varata la normativa che «garantirà all’Ue l’accesso a un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche, consentendo all’Europa di conseguire i suoi obiettivi climatici e digitali per il 2030».

L’indipendenza nelle materie prime

Punto di partenza, la dipendenza dei Paesi dell’Unione dalle importazioni «spesso da un unico paese terzo», una situazione rimarcata dalle crisi internazionali. Da qui la scelta di una nuova disposizione. In questo quadro arriva quindi la norma e, a ruota, le attività di ricerca.

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«La legge ridurrà gli oneri amministrativi, razionalizzando le procedure di autorizzazione per i progetti relativi alle materie prime critiche nell’Ue e garantendo nel contempo un’elevata protezione sociale e ambientale - annuncia un comunicato della Commissione -. Inoltre, i progetti strategici selezionati beneficeranno di un sostegno per l’accesso ai finanziamenti e di tempi di autorizzazione più brevi (27 mesi per le autorizzazioni all’estrazione e 15 mesi per le autorizzazioni alla trasformazione e al riciclaggio). I paesi dell’UE dovranno inoltre elaborare programmi nazionali per l’esplorazione delle risorse geologiche».

Il caso italiano

In Italia la corsa all’esplorazione mineraria è già iniziata. SI passa dal Litio al Boro, continuando con Potassio e poi Cobalto, Nichel, Rame e Argento. Non mancano neppure Fluorite, Manganese e Terre Rare. Da qualche tempo c’è anche l’interesse di qualche azienda per l’esplorazione dell’Uranio. Molti progetti sono in fase ancora di richiesta e quindi nella fase iniziale.

La miniera di fluorite

Solo in pochi casi (in Sardegna con la miniera di Fluorite) si lavora per rimettere in marcia gli impianti. Prima che ci sia un ritorno all’attività estrattiva, sottolinea il geologo Fabio Granitzio, «ci vorrà comunque del tempo, perché dopo l’esplorazione ci sono una serie di passaggi che necessitano di tempi lunghi». In totale (secondo il censimento dell’Ispra) sono 76 le miniere ancora attive in Italia e solo in 22 si estraggono i materiali che rientrano nell’elenco delle 34 Materie Prime Critiche dell’Ue. In 20 di queste, si estrae feldspato, minerale essenziale per l’industria ceramica.

Industria e ambiente

«Rispetto a 50 anni fa è tutto completamente cambiato. Oggi le normative sono cambiate. Le norme ambientali sono tra le più stringenti al mondo - osserva Granitzio -. Le procedure di Via stringenti, e i controlli garantiti da parte di diverse autorità. Per assicurare un’accettazione pragmatica e serena delle attività estrattive è necessario educare, spiegare, e portare esempi virtuosi, che in Italia ormai sono la regola».

Secondo il geologo in Italia «c’è poca ricerca mineraria, settore in cui si dovrebbe, invece, investire». Non solo: «Serve soprattutto svecchiare l’immagine dell’attività mineraria. Io faccio sempre un esempio: confronta una fotografia di una automobile di 70 anni fa, con una moderna. Ecco, oggi l’opinione pubblica, quando pensa a una miniera, pensa a una miniera del 1950 e i tecnici minerari, non sono più i minatori luridi che fanno tanto effetto quando ritratti in bianco e nero. Ma tecnici ipersofisticati, che usano strumenti sofisticati, e che hanno una preparazione scientifica molto solida».

Il quadro norvegese

In Norvegia, si punta all’esplorazione del rame, l’attività propedeutica poi alla “coltivazione”. Non è che la prima parte del processo che poi, una volta appurati i tenori di materia prima contenuti nel materiale estratto, si potrà passare alla predisposizione del piano industriale e quindi a quello esecutivo. Ma risorse importanti di materie prime si trovano anche in altri paesi del continente europeo.

Quello bulgaro

Nel mondo, la Bulgaria è il terzo maggiore fornitore di barite europeo, con una quota dell’11%, dopo la Cina, che ne fornisce il 44%, e il Marocco, che contribuisce con il 28%.Tra il 2016 e il 2020, il paese ha estratto oltre 59.000 tonnellate di questo minerale.

Per quanto riguarda il rame, la Bulgaria fornisce il 5% dell’approvvigionamento dell’Unione Europea. Secondo i dati della Commissione Europea del 2023, nel periodo 2016-2020 sono state estratte oltre 111 mila tonnellate di rame, un materiale considerato strategico dall’UE.

La Bulgaria produce inoltre bentonite, perlite, cerio, cadmio, fluorite, caolino e sabbia silicea. A livello globale, la sua quota di produzione è dello 0,3% per l’oro e dello 0,2% per l’argento.

In passato, il Paese estraeva anche manganese, fondamentale per la produzione di acciaio e batterie, ma l’attività è stata interrotta. Con la cessazione della produzione anche in Ungheria, l’offerta di manganese nell’Ue è scesa da 32 a 10 tonnellate, portando a un aumento delle importazioni da Sudafrica (41% nel 2023, rispetto al 33% nel 2020) e Gabon (39% nel 2023, rispetto al 26% nel 2020).

Nel luglio 2024, il governo bulgaro ha annunciato un finanziamento di 4,25 milioni di euro per sostenere, entro il 2029, la ricerca sul potenziale estrattivo di materie prime critiche e strategiche necessarie a settori chiave dell’industria europea, come l’automotive, l’acciaio, l’aerospaziale, l’informatica, la sanità e l’energia rinnovabile. Università, organizzazioni scientifiche e musei di storia naturale potranno accedere a questi fondi, ma dovranno collaborare obbligatoriamente con l’Accademia delle Scienze bulgara come partner.

Sebbene i primi progetti sarebbero dovuti partire già nel 2024, il governo non ha ancora avviato le procedure per raccogliere proposte di ricerca su materiali cruciali per la transizione verde, come boro, cobalto, rame, gallio, germanio, litio, magnesio, manganese, grafite, nichel e altri. Non è chiaro se i fondi non utilizzati saranno trasferiti negli anni successivi o se andranno persi.

Il potenziale degli altri Paesi europei

In Spagna ci sono la Fluorite, il silicio metallico, Tungsteno e Vanadio. IN Portogallo il Tungsteno, mentre nel Regno Unito Barite, Carbone da armamento, fluorite e vanadio. IN Belgio Vanadio e Indio. Nei Paesi Bassi Vanadio, mentre in Germania Barite, Carbone, Gallio, Grafite, Silicio Metallico e Vanadio. In Finlandia il potenziale è per Cobalto e Germanio, mentre in Polonia Carone e Vanadio, così come nella repubblica ceca. In Austria Tungsteno , Grafite e Vanadio, mentre in Ungheria si trova il Gallio e in Bulgaria il Bismuto.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Vladislava Peeva (Mediapool.bg, Bulgaria).

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