La Guida per accompagnare la transizione
Dal trattamento dei fringe benefit alla maturità tecnologica: come cambia il contesto per chi gestisce auto aziendali elettriche
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In fatto di mobilità elettrica le cose cambiano a ritmo sostenuto e due anni possono risultare troppi, se si è rimasti a secco di novità. Da questa consapevolezza nasce il rinnovo della Guida per l’elettrificazione delle flotte a cura di Motus-E, la principale associazione italiana che riunisce operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per agevolare la diffusione della mobilità elettrica nel Paese. Si tratta della seconda edizione, dopo la prima del 2023: un aggiornamento dovuto, per intercettare il bisogno di informazione su questioni in evoluzione.
«Rispetto alla prima edizione, il contesto è molto cambiato», conferma Francesco Naso, segretario generale di Motus-E. «Da un lato il trattamento dei fringe benefit, con la nuova normativa Irpef per i dipendenti che usano auto aziendali, direziona il mercato verso veicoli a zero emissioni. Dall’altro il più ampio contesto europeo ha visto l’evoluzione del mercato stesso: oggi ci sono più modelli, prezzi più accessibili e una tecnologia più matura, nonché un’infrastruttura di ricarica molto più capillare ed evoluta».
Ma poi c’è la necessità di accennare ai vincoli Esg e ai piani europei di decarbonizzazione, «che hanno reso le flotte aziendali un attore centrale della transizione tecnologica, come dimostrano i risultati ottenuti in paesi come Regno Unito, Belgio e Olanda».
La Guida 2025 mette al centro la figura del fleet manager, alle prese con sfide intense, dovendo bilanciare esigenze di mobilità e sostenibilità, curando anche l’aspetto infrastrutturale e della gestione operativa.
«Abbiamo revisionato la guida su molteplici aspetti, aggiornando anche i dati sui TCO sia per le auto, sia per i veicoli commerciali leggeri. Per fare questo abbiamo intavolato un dialogo costruttivo con le associazioni di settore e con i fleet manager delle aziende nostre associate. Il suggerimento di mettere la regolazione al primo posto in questa nuova edizione è venuto proprio da loro», spiega Naso. Guardando al mercato nel suo complesso, la mobilità elettrica in Italia continua ad arrancare. Non è un segreto che quello italiano è stato finora uno dei mercati europei che meno ha abbracciato la transizione verso l’elettrico, anche in ambito vetture aziendali. Ma il discorso cambia se ci si concentra sulla rete di ricarica, che si espande in modo significativo. Al 30 giugno 2025 risultano attivi oltre 67.500 punti di ricarica a uso pubblico, di cui oltre 10mila installati solo nell’ultimo anno. Migliora anche la situazione lungo le autostrade, dove le infrastrutture sono fondamentali per consentire un utilizzo agevole e sereno sulle lunghe distanze (e quindi adeguarsi alle tipiche esigenze della mobilità business).


