La guerra di Tasso e Monteverdi sui passi di Abramović
di Roberto Giambrone
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Quattrocento anni e non dimostrarli: Il combattimento di Tancredi e Clorinda, “madrigale guerriero e amoroso” di Claudio Monteverdi, tratto dal XII canto della Gerusalemme liberata di Tasso, è andato in scena per la prima volta nel 1624 a Palazzo Mocenigo, in occasione del Carnevale di Venezia. Da allora, questo straordinario esempio di “teatro totale” ante litteram, dove musica, teatro, canto e danza contribuiscono a creare uno spettacolo di grande modernità, è entrato nell’immaginario collettivo e nei repertori di diversi ensemble e teatri. La tragica vicenda di Tancredi e Clorinda, che si innamorano nel bel mezzo di una crociata che vede contrapposti i loro eserciti, cristiano e musulmano, suona ancora oggi come un monito contro la follia della guerra, specie se fomentata da fanatismi ideologici e religiosi. Come l’amore contrastato di Romeo e Giulietta, vittime dell’odio tra le rispettive famiglie dei Montecchi e dei Capuleti, anche la vicenda del cristiano Tancredi e della musulmana Clorinda, guerrieri valorosi che il destino trascina in un duello, commuove per la potenza di un sentimento che supera qualunque ragion di fede o di Stato. Tancredi non riconosce l’amata Clorinda, celata dall’armatura, e la uccide; si accorgerà troppo tardi dell’irreparabile delitto, quando la donna sanguinante stramazzerà al suolo, chiedendo perdono e pregandolo di battezzarla per salire al cielo in pace.
Molti registi e coreografi contemporanei si sono cimentati nella rivisitazione dell’opera, tra gli altri Susanna Egri e più recentemente William Forsythe. Oggi tocca al coreografo tedesco Philippe Kratz, di fresca nomina alla direzione artistica del Nuovo Balletto di Toscana, che insieme al regista italiano Fabio Cherstich, ripropone Il combattimento in una versione site-specific per spazi museali, monumentali e archeologici, prima dell’anteprima in forma scenica al festival Torinodanza (Fonderie Limone, 20 e 21 settembre) e della prima assoluta al Farnese di Parma per le Ramificazioni del Festival Verdi (18 e 19 ottobre) col sostegno di Reggio Parma Festival. Lo spettacolo, prodotto dal Centro Coreografico Nazionale Aterballetto in collaborazione col Teatro Regio di Parma - Festival Verdi, il Teatro Stabile di Torino e Ghislierimusica - Centro di Musica Antica, vede in scena i danzatori Gador Lago Benito (Clorinda) e Alberto Terribile (Tancredi), il contralto Carlo Vistoli, che diversamente dal soprano e i due tenori previsti da Monteverdi, interpreta entrambe le voci dei personaggi e quella del narratore, e l’ensemble Ghislieri Consort, composto da Claudio Rado ed Elena Abbati (violini), Corinne Raymond-Jarczyk (viola), Giulio Padoin (violoncello), Michele Gallo (violone), Francesco Olivero (tiorba), Deniel Perer (cembalo). Fabio Cherstich, che nelle sue regie e scenografie per l’opera e la danza interseca linguaggi ed estetiche del contemporaneo, citando le avanguardie storiche, ha immaginato «uno spazio ristretto e circolare, dove la vicinanza e la somiglianza dei corpi giocano un ruolo fondamentale». Ispirandosi esplicitamente alla body art, in particolare al lavoro di Marina Abramović e Ana Mendieta, Cherstich esplora la connessione tra il corpo, la terra e i riti primordiali delle origini: «Voglio che il combattimento rifletta la relazione dei protagonisti con lo spazio circostante – spiega il regista –incorporando elementi naturali nella loro assurda danza di morte».
Nell’interpretazione di Cherstich e Kratz, il combattimento tra Tancredi e Clorinda è una proiezione della lotta ancestrale tra Eros e Thanatos, ma anche la metafora del conflitto interiore: «Del racconto tassiano trasposto da Claudio Monteverdi in musica – chiarisce il coreografo – i temi più ovvi sono la lotta tra donna e uomo e la conversione religiosa, ma sono anche gli aspetti che trovo meno intriganti. Una lettura più filosofica o psicoanalitica di questa lotta, dalla quale i due protagonisti escono sconfitti, mi appare molto più interessante. Nell’opposizione dei due ruoli c’è già un mondo: il cercarsi, il confrontarsi e il ferirsi a vicenda. L’assurdità dell’atto si manifesta quando una delle due persone perde la vita e realizziamo che l’altro, comunque, non ha vinto… una ferita forte e condivisa, che rimane su entrambi i corpi. Sono quindi due individui che combattono tra di loro o è forse una singola persona che lotta con se stessa?».

