La guerra dei dazi? La pagano imprese e consumatori
di Gianluca Di Donfrancesco
4' di lettura
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Sono gli importatori Usa i veri perdenti nella guerra dei dazi tra Washington e Pechino. Secondo un’indagine del Fondo monetario internazionale, le imprese che acquistano prodotti made in China per rivenderli sul mercato americano hanno assorbito gran parte del rialzo dei prezzi, sacrificando i margini.
L’indagine, firmata dal capo-economista Gita Gopinath, da Eugenio Cerutti e da Adil Mohommad, dimostra poi che il calo delle importazioni Usa dalla Cina potrebbe essere compensato dall’aumento dell’import dal Messico, senza pertanto incidere sul deficit complessivo degli Stati Uniti, ma semplicemente spostando i flussi commerciali. Quanto agli effetti dell’escalation della guerra dei dazi sul Pil mondiale, con tariffe sull’intero ammontare dell’interscambio tra Cina e Usa, l’Fmi stima una perdita dello 0,3%.
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Chi paga i dazi
L’indagine prende in esame gli effetti dei i dazi imposti nel corso del 2018, prima quindi dell’ultimo aumento al 25% su 200 miliardi di dollari di import cinese, annunciato il 10 maggio, e della ritorsione di Pechino.
Il peso di quei balzelli, si legge nel report, è stato sostenuto soprattutto da importatori e consumatori. Gli esportatori cinesi non hanno modificato i loro prezzi, lasciando alle imprese importatrici americane il compito di assorbire i dazi e sacrificare i margini per non ridurre le vendite. Solo una parte delle tariffe è stata infatti scaricata sui consumatori (questo è avvenuto soprattutto nel caso delle lavatrici, i primi prodotti a essere tassati nel gennaio del 2018). Una strategia che potrebbe cambiare quando andranno in vigore i nuovi e più alti dazi: a quel punto, comprimere i profitti potrebbe non essere più un’opzione.



