Settenote

La grande musica sacra in San Marco con le voci della Cappella Marciana

A Napoli “La Cantata dei Pastori”, glorioso e gustoso pasticcio di sentimento religioso e teatro comico. Enrico Brignano dà vita ai Re di Roma

Basilica di San Marco, Venezia

3' di lettura

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In questo periodo delle festività natalizie ritorna “La Cantata dei Pastori”, glorioso e gustoso pasticcio di sentimento religioso e teatro comico, che proviene dal Seicento napoletano, con al centro la lingua, la musica, la storia della capitale partenopea, unico luogo al mondo dove sia stato possibile creare, e conservare così a lungo, uno spettacolo dal genere indefinibile, un unicum teatrale, frutto di secoli di devozione e irriverenza. Sempre dal Seicento proviene la grande musica sacra che si ascolta nella veneziana Basilica di S. Marco con le voci della Cappella Marciana. Cambio di atmosfera a Padova, dove prosegue la tournée di Enrico Brignano con la commedia musicale “I Sette Re di Roma”.

 

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Venezia

Il 18 alla Basilica di S. Marco si svolge come da tradizione il Concerto di Natale del Teatro La Fenice, affidato alla Cappella Marciana, che discende direttamente dall’antica formazione della Serenissima ed è stata la Cappella del doge per cinque secoli. Considerata tra i più antichi gruppi musicali professionali ancora attivi, farà ascoltare la Messa di Natale del seicentesco Francesco Cavalli, grande operista ed egli stesso direttore del complesso vocale.

Napoli

Dal 20 dicembre al 6 gennaio al Teatro Trianon Viviani “La Cantata dei Pastori”, con Peppe Barra e Lalla Esposito. Alla fine del Seicento i gesuiti commissionarono all’abate Perrucci un testo teatrale che aveva il compito di contrapporsi a tutti gli spettacoli blasfemi dell’epoca. Era una Napoli sensuale e irriverente, dove la gente disertava la messa di mezzanotte della vigilia di Natale per andare a vedere spettacoli da baraccone. Tra Settecento e Ottocento il popolo la trasforma in un glorioso e gustoso pasticcio di sentimento religioso e teatro comico. Però in seguito la cantata rimane appannaggio del clero e si rappresentava solo nelle sagrestie. Nel 1974 il grande talento di Roberto De Simone la disseppellisce e la mette in scena con la celebre Nuova Compagnia di Canto Popolare, per poi riscriverla nel 1988. Peppe Barra tiene viva questa tradizione da più di quarant’ anni.

In scena due napoletani, poveri: Razzullo, scrivano, è capitato in Palestina per il censimento voluto dall’Imperatore romano; e Sarchiapone, suo compaesano, in fuga per i crimini commessi. Incrociano Maria e Giuseppe, che sono alla ricerca di un riparo sicuro a Betlemme, dove dare alla luce Gesù. Il viaggio viene ostacolato da Belfagor, il demonio.

Lo spettacolo andava in scena alla mezzanotte del 24 dicembre. Alla gente, dopo la cena della Vigilia, toccava fare una scelta: a Messa o a Teatro? Uno spettacolo che vuole mettere al centro la lingua, la musica, la storia della città di Napoli, unico luogo al mondo dove sia stato possibile creare, e conservare così a lungo, uno spettacolo dal genere indefinibile, un unicum teatrale, frutto di secoli di devozione. Uno spettacolo all’antica italiana, dove, sulle tavole scalcagnate, gli attori impersonavano più ruoli, in una girandola di travestimenti che diverte il pubblico e spaventa i due affamati protagonisti.

 

 

 

 

Padova

Dal 18 al 22 al Teatro Geox la grande commedia musicale di Garinei & Giovannini: I Sette Re di Roma, con Enrico Brignano e una numerosa compagnia; scritto da Luigi Magni, musiche del premio Oscar Nicola Piovani, Gigi Proietti il primo interprete. “Questo spettacolo, che reputo il più impegnativo della mia carriera interpretando undici personaggi diversi e mantenendo la regia originale di Garinei, è un omaggio a Proietti, a Magni, a Piovani, a Garinei, alla Capitale”, commenta l’attore.

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