Scenari

La gioielleria resiste alle sfide e all’incertezza grazie al suo valore intrinseco

Dai pezzi unici da milioni di euro alle collezioni più accessibili, il settore chiude il 2024 con cauto ottimismo e vitalità - Sempre più stretti i legami con i marchi di moda e lusso

di Giulia Crivelli

Illustrazione di Chiara Zarmati

3' di lettura

3' di lettura

Civilizations without jewels have never existed: è il titolo della mostra dedicata ad Andrea Branzi che si aprirà settimana prossima, il 18 dicembre per l’esattezza, negli spazi di 10 Corso Como, a Milano. «Ogni civiltà che si conosca è legata allo sviluppo dei gioielli», potremmo tradurre, perdendo però l’efficacia dell’inglese. O ancora: «Mai sono esistite civiltà non caratterizzate da gioielli». Un’affermazione forte, ma che molti storici dell’arte e appassionati di gioielli antichi e non solo potrebbero condividere. Non deve sorprendere che l’affermazione sia legata all’universo creativo di Branzi, scomparso nell’ottobre 2023 a 84 anni, che fu maestro in molte arti e mestieri, dall’architettura al design e ai gioielli, appunto.

Qualcuno potrebbe dire, guardando ai conflitti in corso sul pianeta e alle contraddizioni delle nostre società, che i gioielli si trovano a rispecchiare una civiltà in involuzione, più che evoluzione, come sarebbe auspicabile. Ma si può ribaltare la questione e vedere la vitalità del mondo dei gioielli come un solitario punto luminoso, dal quale ripartire per ritrovare uno sguardo positivo sul mondo. Come raccontiamo in questo Speciale, il mondo dei gioielli, in particolare in Italia, è – esso sì – in perenne evoluzione, spinto dalla creatività dei designer, dalla passione degli imprenditori e dall’interesse del pubblico finale, che riconosce ai gioielli un valore intrinseco – quasi eterno – che fatica invece a vedere in altri beni personali, di lusso e non, stando ai dati di vendita del 2024 di altre categorie e alle prospettive per il 2025.

Loading...

Da qui il cauto ottimismo con il quale si chiude l’anno e si guarda al futuro, come dimostrano le testimonianze che troverete in queste pagine e il racconto di strategie e investimenti. Accanto alle incognite esterne – a partire dal rallentamento del mercato cinese, fino al 2023 il primo e più promettente per i beni di lusso personali – ci sono quelle interne al settore: come per molti altri comparti, per continuare a crescere ed evolvere serve investire nella formazione dei giovani. La gioielleria, rispetto ad altre filiere dell’industria della moda, è avvantaggiata perché negli anni ha perso meno fascino e attrattività rispetto ad altre professioni artigianali. Poi c’è la sostenibilità, che è stata al centro dell’annuale congresso del Cibjo, del quale raccontano nel dettaglio Laura La Posta e Rita Fatiguso a pagina 8, di ritorno proprio dal grande evento di Shanghai.

Altri segnali positivi arrivano da maison storiche, italiane e non solo, che fino a oggi non erano coinvolte nella gioielleria, bensì concentrate sul core business di abbigliamento e accessori, per quanto di alta gamma. Negli ultimi mesi hanno presentato le rispettive prime collezioni di gioielli Loro Piana e Bottega Veneta (si veda l’articolo a pagina 14) e – appena tre giorni fa, lunedì 9 dicembre – Jil Sander, che appartiene al gruppo Otb fondato da Renzo Rosso, ha lanciato la sua prima linea di fine jewellery, in occasione dell’apertura del più grande flagship store del marchio a livello mondiale, a Ginza, il quartiere più esclusivo di Tokyo. Prada aveva fatto una scelta simile due anni fa e all’inizio di dicembre ha presentato un ulteriore ampliamento della gamma, caratterizzata – primo caso nel mondo del lusso – dall’utilizzo di oro riciclato e certificato, un progetto che si inserisce nella più ampia strategia di sostenibilità ambientale e sociale del marchio e dell’omonimo gruppo guidato da Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e Andrea Guerra.

Buone notizie anche dal retail: il gruppo Damiani ha siglato un accordo con la società Damiano Parati (si veda Il Sole 24 Ore del 6 dicembre) che consentirà a dieci boutique, tra monomarca e multibrand, di entrare nel network Rocca (insegna del gruppo della famiglia Damiani): i nuovi negozi Rocca si troveranno in alcuni dei luoghi più noti e rilevanti dell’Italia centrale, da Firenze a Perugia, passando per Siena e Arezzo e aggiungendo una nuova vetrina a Porto Cervo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti