La geografia invisibile del potere
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“Tutto il potere politico, anche se esercitato dall’alto, proviene dal basso”, scrive John Searle in Creare il mondo sociale. La struttura della civiltà umana (Raffaello Cortina, 2010). Sembra un paradosso, ma non lo è affatto. Il presidente firma un decreto, il giudice pronuncia una sentenza, il parlamento approva una legge, il funzionario concede un’autorizzazione. In tutti questi casi il potere sembra muoversi dall’alto verso il basso, da chi ne è investito verso coloro che ne subiscono gli effetti. Eppure, sostiene Searle, nessuno di questi poteri risiede veramente nella persona che lo esercita. Un presidente non possiede nelle sue caratteristiche fisiche il potere di promulgare una legge, così come un giudice non possiede nella propria voce quello di condannare qualcuno. Se domani cessassero di ricoprire quelle cariche, potrebbero pronunciare esattamente le stesse parole senza produrre gli stessi effetti. Da dove viene, allora, il loro potere? La risposta ci porta un passo oltre il ragionamento sviluppato nel Mind the Economy della settimana scorsa.
Chiedilo al Sole
Abbiamo visto che le istituzioni attribuiscono a persone, oggetti e azioni degli status che conferiscono loro funzioni che le loro caratteristiche fisiche, da sole, non potrebbero giustificare. Ma avevamo lasciato in sospeso la domanda forse più importante: perché lo facciamo? A che cosa servono tali status? La risposta di Searle è sorprendentemente chiara. Servono a creare potere. Ogni volta che attribuiamo uno status istituzionale, infatti, non stiamo semplicemente dando un nome nuovo a qualcuno o a qualcosa. Stiamo modificando la struttura delle relazioni tra le persone. Stiamo stabilendo chi può fare che cosa nei confronti di chi.
Il potere di una firma
Immaginiamo due persone sedute alla stessa scrivania. Entrambe prendono un foglio e vi appongono la propria firma. Dal punto di vista fisico stanno facendo quasi esattamente la stessa cosa. Una penna viene mossa sopra un pezzo di carta lasciando una traccia d’inchiostro. Eppure, quella stessa firma può autorizzare un pagamento di dieci milioni di euro mentre l’altra non vale nulla. Due persone pronunciano la stessa frase: “Lei è assunto”. Se a dirlo è un collega, probabilmente non accade niente. Se lo dice il responsabile delle risorse umane l’autorità prevista dall’organizzazione, può cambiare istantaneamente la vita di chi ascolta. La differenza non sta nella firma né nelle parole. Essa risiede nello status di chi le produce. È per chiarire questo punto che Searle introduce uno dei concetti centrali della sua teoria sociale: i deontic powers, i “poteri deontici”. Le status functions (funzioni di stato) – scrive - portano con sé, senza eccezione, diritti, doveri, obblighi, requisiti, permessi, autorizzazioni, titoli a pretendere qualcosa. Alcuni poteri deontici sono positivi, possiedo, cioè, il diritto o l’autorizzazione a fare qualcosa; altri, invece, sono negativi. Rappresentano obbligazioni a fare o a non fare qualcosa. Possono inoltre essere condizionati. Posso, per esempio, godere del diritto di votare soltanto se soddisfo determinate condizioni. Possedere una casa, allora, non significa semplicemente che esiste una particolare relazione tra una persona e un edificio. Significa che quella persona può abitarla, venderla, affittarla, lasciarla in eredità e, contemporaneamente, che gli altri non possono entrarvi senza il suo consenso. Essere giudice non significa possedere determinate conoscenze giuridiche o indossare una toga. Significa poter compiere atti come emettere una sentenza, disporre una misura restrittiva, che la stessa persona, una volta cessata dalla funzione, non potrebbe più compiere. Ed essere cittadino, creditore, amministratore delegato, parlamentare o studente significa occupare una posizione all’interno di una rete di possibilità, pretese, obblighi e autorizzazioni. Vista da questa prospettiva, la realtà istituzionale appare sotto una luce differente, ci appare come una gigantesca architettura di relazioni normative.
Attribuire uno status significa distribuire potere.








