La geografia dell’automobile pronta a cambiare ancora
di Mario Cianflone e Simonluca Pini
3' di lettura
3' di lettura
cambierà ancora la geografia dell’auto? Quasi tutti gli analisti di settore sono concordi nel dare una risposta affermativa. La stagione delle fusioni e dei mega gruppi infatti non è in esaurimento con la creazione di Stellantis che integra Fca e Psa ed è lecito attendersi una spinta ancora maggiore verso le macro aggregazioni. E il motivo appare chiaro, con un mercato mondiale in contrazione causa Covid e un industria che ha perso oltre un quarto della produzione e un quinto delle vendite (raffrontando i primi 9 mesi del 2019 con l’annus horribilis 2020) è inevitabile che i costruttori tendano ad aggregarsi ulteriormente per arrivare magari a creare mega organizzazioni da 15 milioni di auto all’anno, quando attualmente Vw e Toyota si contendono il primo posto a quota 10 milioni.
Il motivo è semplice ridurre: i costi che erano sempre in costante ascesa a causa della spinta verso l’elettrificazione, ma che diventano non sostenibili in un momento in cui le vendite crollano e i margini, come evidenziato più volte dagli analisti di AlixParnters, si desertificano.
E per contrastare la rarefazione dei profitti la strada maestra è quella di integrare e unire le forze. Operazione che non necessariamente implica una fusione. Basti pensare al caso di Ford che si sta avviando a produrre in Europa auto elettriche sulla base della piattaforma Meb di Volkswagen in virtù di un accordo che verte su architetture e tecnologie e che per questo può essere preso come simbolo. Del resto lo stesso Elon Musk di Tesla a inizio dicembre si è detto non contrario a fusioni con altri marchi: se Tesla vuole fare il salto di qualità in termini di volumi deve dividere il lavoro con qualcuno che sa fare auto in gran numero. E con una capitalizzazione che si aggira sui 550 miliardi può, teoricamente permettersi di comprare quello che vuole, visto mentre Vw è attualmente valutata intorno ai 78 miliardi, Daimler 60, e Bmw sui 44,5 miliardi.
nsomma, la rivoluzione elettrica potrebbe trasformare completamente la geografia dell’industria. Anche perché la tendenza consolidata verso poche piattaforme modulari si sta esasperando e I grandi costruttori puntano ad avere una casa una o due piattaforme (una delle quali solo per le Bev). Un po’ come avviene nel mondo dei device digitali le architetture di base sono pochissimi. E questo porta a una revisione del ranking che ha visto Volkswagen in testa nel 2019 e Toyota mentre nella prima metà del 2020, il Gruppo Toyota è stato in testa al mercato, raggiungendo una quota del 12,4% con 4,02 milioni di vendite (-23%). Aa oggi il Gruppo Volkswagen occupa la seconda posizione, ampiamente colpito dalla pandemia di Coronavirus, visto che oltre il 35% delle vendite globali è concentrato in Cina.
Il gruppo tedesco, infatti, è ora sceso all’11,3% di quota, con vendite a 3,69 milioni (-27%).La terza posizione è stata presa dall’alleanza Renault Nissan con 3,36 milioni di unità vendute (-32,2%), seguita dalla Hyundai-Kia, arrivando al quarto posto, grazie al calo contenuto di vendite in Corea del Sud. Quinta posizione nella prima metà del 2020 per General Motors, davanti a Honda e Ford.


