Olimpiadi e Paralimpiadi

La gara continua: dalle piste da sci alle gallerie d’arte

La performance atletica è una metafora del contemporaneo. Da Jeff Koons a Paul Pfeiffer, la sua rappresentazione entra nelle gallerie più quotate e in asta sbanca le previsioni.

di Silvia Anna Barrilà

“Short Story” di Elmgreen & Dragset, installazione approdata nel 2021 alla Copenhagen Contemporary. (© David Stjernholm)

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Sin dall’antichità lo sport ha rappresentato un soggetto per gli artisti. Ma non è mai stato fine a se stesso, quanto piuttosto un pretesto per esplorare ciò che sta al di là: l’estetica del corpo in movimento, la tensione drammatica, l’ideologia di un’epoca, i valori di una società. Dall’atleta greco, eroe semidivino, a quello contemporaneo, icona globale e prodotto commerciale, l’arte ha raccontato l’evoluzione del nostro rapporto con il corpo, la competizione e la sua spettacolarizzazione.

Oggi, sulla scia dei grandi eventi sportivi come le Olimpiadi Invernali Milano Cortina e i Mondiali di calcio della prossima estate in Messico – ma si è percepito già con i Giochi di Parigi del 2024 –, lo sport è tornato a essere un tema sentito nella produzione artistica, nelle mostre e anche sul mercato. A Praga è nata, addirittura, la piattaforma Sport in Art completamente dedicata a questo dialogo, con un marketplace online per collezionisti con opere a prezzi accessibili, e una dozzina di mostre fisiche organizzate dal 2017 a oggi.

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Anche la casa d’aste Sotheby’s, la scorsa estate, ha dedicato una selling exhibition ai ritratti di giocatori di basket dell’artista di base a Los Angeles Julian Pace, classe 1988: dipinti di grandi dimensioni che raffigurano le icone del basket, da Larry Bird a Kobe Bryant, in maniera monumentale, ma al tempo stesso profondamente intimi, capaci di far emergere l’uomo dietro alla celebrità.

Se, infatti, lo sport, storicamente, è stato interpretato dagli artisti come una metafora del dinamismo e del mondo moderno, nell’arte contemporanea la prospettiva è cambiata. Crollati i grandi ideali e le narrazioni trionfanti, gli artisti hanno trattato il tema sportivo con uno sguardo più rigoroso, affrontando temi legati all’identità, alle disuguaglianze, al consumismo, all’ambiente. È il caso, ad esempio, della mostra White Out, ora in Triennale, che guarda agli sport invernali nel contesto della crisi climatica, esplorando il rapporto tra pratiche sportive, design e innovazione.

“Vitruvian Figure (Juventus)”, di Paul Pfeiffer (2025), sulla Pista 500 della Pinacoteca Agnelli di Torino. (© Sebastiano Pellion di Persano, Courtesy Pinacoteca Agnelli)

Il basket, soprattutto negli Usa, è sempre stato per gli artisti un modo di parlare di questioni identitarie, per raccontare storie di barriere razziali e di classe. David Hammons, per esempio, classe 1943, oggi molto riconosciuto e rappresentato da gallerie prestigiose come Hauser & Wirth e White Cube, ha più volte usato il canestro per esprimere la fascinazione di tutto il Paese per questo sport e le aspirazioni legate a esso dei giovani americani di afro-discendenza. Già nel 1986, la sua opera Higher Goals, installata nei parchi di Brooklyn e Harlem, consisteva in pali alti nove metri con in cima dei canestri inarrivabili. In un’opera successiva, Untitled (2000), ha realizzato un canestro di cristallo fatto con pezzi di un candelabro barocco. Il magnate del lusso François Pinault, che è un suo attento collezionista, ne possiede una versione, che ha esposto a Punta della Dogana a Venezia, mentre un’altra è stata venduta da Phillips nel 2013 a New York per 8 milioni di dollari, stabilendo il suo record. Nella serie di lavori intitolata Basketball Drawings, invece, l’artista ha palleggiato con la palla sporca sul foglio di carta, elevando il gesto sportivo a opera d’arte (da Christie’s nel 2017 una di queste opere ha realizzato 1,3 milioni di dollari, partendo da una base d’asta di 1-1,5 milioni. Più di recente, nel 2021, un’altra più piccola ha realizzato 750mila dollari a fronte di una stima di 500-700mila dollari).

Le stesse istanze sono emerse anche nelle opere di Basquiat, che nel 1981 a Downtown New York ha realizzato il graffito Famous Negro Athletes: teste di atleti neri raffigurate con un segno grafico ed essenziale. Una versione su carta della stessa opera, donata dall’artista al noto scrittore Glenn O’Brien, è stata venduta all’asta nel 2019 a 2,7 milioni di dollari. Hank Willis Thomas, invece, classe 1976, ha usato nelle sue fotografie e sculture un’estetica patinata per denunciare lo sfruttamento del corpo nero a scopi di marketing, com’è stato il caso del successo planetario della Nike grazie alla silhouette di Michael Jordan (il record d’asta per l’artista ha superato i 220mila dollari nel 2022).

Molto diverso l’approccio di Jeff Koons, per il quale la palla da basket è un feticcio, la rappresentazione della perfezione impossibile di One Ball Total Equilibrium Tank (1985). Sospesa nell’esatto centro di un acquario, è stata la prima importante opera acquistata dal mega-collezionista Dakis Joannou a soli 2.700 dollari. Oggi ci vorrebbe ben di più: già venti anni fa circa, nel 2013, una versione dell’opera è stata venduta all’asta da Christie’s a 15,3 milioni di dollari.

“Second Serve” (2023), di Honor Titus, rappresentato da Gagosian. (© Honor Titus, Photo: Jeff McLane, Courtesy Gagosian)

Gli eventi sportivi dedicati al pubblico di massa sono al centro dell’opera dell’artista americano Paul Pfeiffer, che indaga il tema della spettacolarizzazione e del culto della celebrità nella società contemporanea. La Pinacoteca Agnelli di Torino l’ha scelto come uno degli ultimi artisti invitati a realizzare un’opera per il progetto di installazioni a cielo aperto sulla Pista 500. Su un cartellone pubblicitario ha installato una monumentale fotografia dell’Allianz Stadium di Torino, rielaborato in una sorta di cattedrale da un milione di posti. Non lontano, un’installazione sonora completa l’opera, riproducendo il dialogo tra gli ultras e il loro capo, evidenziando la forza che il tifoso trae dall’essere parte di una massa e la fedeltà – una devozione quasi religiosa – nei confronti della squadra. All’asta sono passate già numerose volte le sue fotografie manipolate di giocatori Nba della serie Four Horsemen of the Apocalypse, con prezzi fino a quasi 60mila euro.

Ma anche il tennis di recente è tornato a entusiasmare le grandi folle, grazie alle sfide che hanno visto tanti atleti italiani vincere sui campi internazionali. Nell’arte contemporanea è uno dei soggetti dell’americano Honor Titus, trentaseienne, figlio del noto rapper Andres “Dres” Vargas Titus dei Black Sheep, che dopo aver iniziato la sua carriera nella musica, sulle orme del padre, si è dedicato alla pittura. Il suo talento è stato riconosciuto subito dal noto artista americano Henry Taylor, che gli ha offerto di fare una mostra nel suo studio, e da lì alla potente galleria Gagosian il passo è stato breve. I suoi dipinti sono eleganti raffigurazioni di partite, ma sottolineano il significato culturale del collocare persone di colore in tali contesti di svago e di lusso. «Quello che mi interessa sono le implicazioni di classe», ha affermato. «Da giocatore, so quanto sia un’impresa assolutamente esasperante. Una lotta ben vestita per la vittoria può essere analoga alla vita stessa». All’asta, un suo dipinto di un tennista è passato nel 2023 per più di 75mila euro, stabilendo il secondo prezzo più alto raggiunto per una sua opera.

“Endless Column III” (2017), di Hank Willis Thomas, rappresentato da Pace Gallery. (© Hank Willis Thomas)

Ad attribuire, invece, una dimensione archetipica al campo da gioco, è l’artista Velasco Vitali. La sua produzione dedicata al tennis comincia nel 2017, con tele intitolate Square o Court, composizioni monocrome su variazioni di rosso, che Gianni Clerici racconta nel libro Il tennis nell’arte (Mondadori). «Se, nel nostro immaginario, l’erba è il paradiso, dove si inscena l’eleganza british, la terra rossa è un’arena di espiazione, dove il gioco è fatica e sudore», dice l’artista. Negli anni successivi, il ciclo di dipinti si arricchisce proprio di un nuovo titolo, Terra Rossa, con un chiaro riferimento a Red Square, uno dei più celebri dipinti di Kazimir Malevič (le sue opere più grandi – 2 metri per 1,5 – si trovano alla galleria Antonia Jannone a 30mila euro).

Più critica è la lettura di Elmgreen & Dragset, noti sulla scena internazionale con numerose esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia 2009 e una personale da Fondazione Prada a Milano nel 2022. Nella loro opera Short Story, un campo da tennis a grandezza naturale, i giocatori sono giovanissimi, ma già disincantati. Uno, sebbene vittorioso, è infelice, e l’altro, sconfitto, è sdraiato esausto a terra. Il trionfo è vano e ciò che rimane sono le divisioni sociali. Il duo scandinavo è più volte tornato sul tema, per esempio con In Vain, del 2022, un set di pesi in acciaio inossidabile lucidato, o in Balancing Act del 2024, in cui un avvoltoio è posato su una panca da palestra: un’allusione a come l’industria del benessere e del fitness abbia assunto un ruolo sempre più invasivo nella cultura contemporanea (da Massimo De Carlo le loro opere oscillano tra 25mila e 350mila euro). Lo sport nell’arte, quindi, va al di là dell’hobby e si rivela, invece, uno specchio delle dinamiche di potere e delle ossessioni della nostra epoca, conferendo profondità e spessore alle opere.

PROTAGONISTI Jean-Michel Basquiat, basquiat.com; gagosian.com. Elmgreen & Dragset, elmgreen-dragset.com; massimodecarlo.com. David Hammons, hauserwirth.com; whitecube.com. Jeff Koons, jeffkoons.com; gagosian.com. Julian Pace, juliangraypace.com. Paul Pfeiffer, @pmp2021; perrotin.com. Hank Willis Thomas, hankwillisthomas.com; pacegallery.com. Honor Titus, honortitus.com; gagosian.com. Velasco Vitali, velascovitali.com; antoniajannone.it. VEDERE PINACOTECA AGNELLI, pinacotecaagnelli.it. SPORT IN ART, sportin.art. TRIENNALE, triennale.org.

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