La GAMeC tra innovazione e comunità: arte che trasforma il territorio
Intervista a Simona Bonaldi (presidente GAMeC) e la nuova sede nell’ex palazzetto dello sport di Bergamo per diventare agorà contemporanea
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Negli ultimi anni la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo con la direzione di Lorenzo Giusti ha intrapreso un percorso di apertura e trasformazione che guarda oltre le mura del museo, portando l’arte a confrontarsi direttamente con il territorio e le sue comunità. Un esempio emblematico di questa visione è “Pensare come una montagna”, il programma biennale (2024-2025) che ha coinvolto l’intera provincia di Bergamo – dai paesi delle valli ai parchi urbani del capoluogo – in un ampio progetto di riflessione collettiva sui temi della sostenibilità, della partecipazione e del rapporto tra uomo e ambiente. Un nuovo modello di fruizione che misura il successo non solo in termini di presenze in sede, ma anche attraverso la partecipazione diffusa, le relazioni create e l’impatto delle iniziative nei diversi contesti del bergamasco. Nel frattempo, la sede del museo ha continuato a offrire al pubblico una selezione di opere dalle collezioni, mantenendo viva la proposta espositiva. Fino al 18 gennaio 2026 è possibile vedere «TEN», la mostra antologica del collettivo Atelier dell’Errore (AdE), fondato da Luca Santiago Mora e attivo presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia. L’esposizione ripercorre dieci anni di ricerca artistica attraverso disegni, dipinti, video e installazioni, presentando il lavoro del gruppo di artisti neurodivergenti come un organismo collettivo fondato sui principi di Animali ed Errori.
Tutte queste iniziative anticipano e accompagnano la prossima apertura della nuova sede del museo, che testimonia la volontà della GAMeC di ridefinire il proprio ruolo nel contesto locale, sperimentando forme inedite di relazione tra istituzione, artisti e cittadini.
Con Simona Bonaldi, presidente del Consiglio Direttivo della GAMeC abbiamo parlato di come l’istituzione stia ripensando il proprio ruolo nel panorama culturale contemporaneo, tra territorio, partecipazione e nuovi modelli di museo.
Qual è il significato della nuova sede della GAMeC per Bergamo e per il sistema dell’arte contemporanea in Italia?
La nuova sede segna un passaggio significativo. Da un ex monastero ci trasferiremo in un ex palazzetto dello sport, nel cuore della città, affacciato su una piazza centrale. Non sarà soltanto un edificio più grande e moderno, ma un simbolo di apertura: un museo che diventa agorà contemporanea, spazio di vita oltre che di visita. Per Bergamo rappresenta la conferma di una città operosa e innovativa che investe nella cultura come motore di sviluppo; ma anche un polo di riferimento nazionale, capace di dialogare con le grandi istituzioni europee.
Quali sono le priorità del Consiglio direttivo per questo nuovo triennio in termini di programmazione e strategie di sviluppo?










