La frenata dell’usato pesa sui bilanci dei dealer
di Pi.D.V.
3' di lettura
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Nella gestione del business di vendita di auto usate, tutti i principali indici finanziari della concessionaria media sono in marcato peggioramento, nel primo trimestre dell'anno. Lo riporta l'osservatorio trimestrale Agos curato dal Centro Studi Fleet&Mobility.
Lo stock è salito di oltre il 3% e questa in sé potrebbe pure passare per una buona notizia, visto che i concessionari ancora intercettano troppo poco di questo mercato che è di gran lunga più profittevole per loro, per importanti ragioni. Prima fra tutte, che possono scegliere cosa acquistare in base alla domanda che vogliono soddisfare, senza imposizioni di modelli, versioni e quantità da parte dei costruttori. È così che funziona ogni commercio al dettaglio del mondo.
Il problema è che la maggiore disponibilità di offerta non incontra una domanda più alta, anzi. Questo stock di auto impiega più tempo a uscire, rimanendo sul piazzale in media 75 giorni, il 9% in più del valore medio dello scorso anno, quando uno stock inferiore, 85 auto, girava ben 5,3 volte. Nel primo trimestre invece, il magazzino ha girato a una velocità di 4,9 volte nell'anno. Quanto questa minore vivacità delle vendite sia legata al prezzo medio è difficile dirlo. È un fatto che il valore medio a livello nazionale, che dunque sconta differenze anche marcate tra le diverse aree del Paese, si è attestato nei primi tre mesi a 8.335 euro, rispetto agli 8.218 del 2018. Non si tratta di un incremento sensibile, appena sopra un punto percentuale, che infatti non è stato sufficiente a recuperare il gap sui ricavi dovuto alla flessione dei volumi, che si è attestata intorno al 5%.
Il riflesso di quest'andamento commerciale sui conti dei concessionari si fa sentire. Proiettati su base annua, questi indicatori segnalano una probabile diminuzione dei ricavi da vendita di usato sopra il 3%, a fronte di un costo dello stock che lievita verso il 5 per cento. Di questo passo, il 2019 proietta un uso della leva finanziaria nell'usato che sfonda il tetto del 20%, come non accadeva dagli anni della crisi. Diamo allora un'occhiata alla storia recente della gestione di questa importante attività dei concessionari.
Alla ripresa c'erano stati due anni, 2015 e 2016, di robusta crescita, con ricavi aumentati nei 24 mesi di oltre il 50% e con uno stock che cresceva di conseguenza, ma senza mai dilatarsi oltre il necessario, tanto che la leva finanziaria passava dal 22,7% del 2014 al 18,6 del 2016. Erano gli anni in cui la giacenza media calava bruscamente da 83 a 68 giorni, dove sarebbe rimasta fino allo scorso anno, grazie a una rotazione veloce che girava le scorte 5,4 volte, una volta in più rispetto al 2014.


