Salone del Mobile

La frenata di Berlino sui mobili: export giù del 10%

Nel primo bimestre domanda tedesca meno brillante. La diversificazione geografica aiuta però le aziende a contenere i danni.

di Luca Orlando

4' di lettura

4' di lettura

Mobili: -10%. Il dato Istat dell’export italiano verso la Germania del primo bimestre del 2024 è impietoso e fotografa in modo inequivoco la frenata del primo mercato estero di sbocco per la nostra economia. In decisa controtendenza rispetto a mercati esteri che invece per il settore riescono a tenere (-0,7%), con quasi 1,8 miliardi di vendite di mobili nel mondo tra gennaio e febbraio.

Meno tonica Berlino, come detto, per effetto in particolare della crisi del settore immobiliare e dell’edilizia, con i nuovi permessi di costruire in caduta a doppia cifra ormai da molti mesi a riverberarsi in modo diretto sul business di molti espositori del Salone del Mobile, che con varia intensità e poche eccezioni lamentano difficoltà nella domanda tedesca.

Loading...

«Il rallentamento è visibile - spiega l’ad di Flexform Matteo Galimberti - e oltreconfine la Germania è tra i mercati che soffre maggiormente. I buyer tedeschi sono qui al Salone, come ogni anno, ma li vedo tutti un poco più “tranquilli”. Ad ogni modo, anche se la Germania vale l’8% dei nostri ricavi, stiamo sperimentando progressi altrove. E infatti l’obiettivo di crescere, arrivando a 100 milioni di fatturato, al momento è ancora confermato».

La forza di queste aziende, dei mobili e dell’arredo ma non solo, è in effetti la grande diversificazione geografica, presenza in più mercati (per Flexform l’export vale l’80% dei ricavi) che consente in parte di compensare le difficoltà di un singolo paese.

«La Germania? Per noi - spiega ad esempio Marco Zucchetti - conta relativamente poco». L’imprenditore della rubinetteria novarese, 30 milioni di ricavi, vede ancora una crescita nel 2024 grazie alla divisione contract. «I Paesi Arabi vanno alla grande - spiega l’imprenditore - e infatti qui al Salone del Mobile stiamo incontrando molti architetti che stanno lavorando su questi maxi-progetti».

Mercato comunque non facile, quello che affrontano le imprese legate al mondo dell’arredo e del design, che da un lato si trovano l’Italia in parte frenata dopo lo stop al Superbonus, mentre in parallelo un mercato estero di sbocco prioritario come la Germania è in difficoltà, in un contesto generale in cui il livello elevato dei tassi frena gli investimenti, con ricadute evidenti per un indotto ampio, qui ben rappresentato.

«È chiaro che il superbonus in Italia ha aiutato - spiega Michela Frattini, dell’omonima rubinetteria - e ora il mercato è più debole. Anche se dopo un primo bimestre difficile si vede qualche recupero. La Germania? Vediamo una frenata del 10%». «Il calo tedesco si sente - commenta Marco Paini, imprenditore dell’omonimo gruppo, arrivato al record di quasi 140 milioni di ricavi - ed è chiaro che l’Italia ha affrontato in anni recenti una situazione di “bolla”. Restiamo fiduciosi e continuiamo ad investire, avendo il 60% delle vendite legate all’export puntiamo su una ripresa in altre aree».

I dati Istat confermano la debolezza di Berlino, con una frenata degli acquisti del made in Italy che nel primo bimestre complessivamente vale il 4,1% ma che diventa a doppia cifra sia per l’area vasta dei prodotti in metallo che per i mobili.

«Da tempo vediamo quel mercato in rallentamento - spiega il Ceo di Elica Giulio Cocci - ma siamo attrezzati per affrontare questa fase, dopo la ristrutturazione di questi anni. In Germania ci sono difficoltà ma siamo convinti del fatto che ogni ciclo economico abbia un inizio ma anche una fine. E molto probabilmente la stessa Germania sarà la prima a poter dare dei segnali di ripresa».

«Per noi non è un mercato di esportazione - spiega l’ad di Scavolini, Fabiana Scavolini - ma è evidente come la debolezza di quella economia spinga al ribasso l’intera Europa e rappresenti un problema. L’Italia è in rallentamento dopo un biennio d’oro tra 2021 e 2022 ma speriamo che anche il Salone del Mobile riesca a dare una spinta aggiuntiva».

«Per noi l’Italia è il mercato principale - spiega l’impreditrice Denise Archiutti, membro del board di Veneta Cucine - e sicuramente vediamo che i bonus sulle ristrutturazioni hanno sostenuto il mercato nel passato. Ora il mercato è meno tonico ma in prospettiva pensiamo che l’obiettivo europeo di andare verso case “green” possa fare da traino non solo per facciate ed esterni ma anche per il nostro settore».

Frenata tedesca connessa in particolare all’edilizia, con i nuovi permessi di costruire in caduta a doppia cifra, che penalizza in realtà più il settore delle valvole (collegate in senso stretto alle nuove costruzioni) che non quello dei rubinetti, come evidenziato nell’ultima rassegna di settore Mce Expocomfort.

Tra i produttori di rubinetti c’è in effetti anche chi riesce a crescere in Germania, come è il caso di Nobili, che verso Berlino realizza oltre dieci milioni di fatturato, quasi il 15% dei ricavi. «Stiamo guadagnando mercato - spiega il direttore Marketing Giorgio Nobili - e quindi la frenata al momento non si vede. Lo scorso anno in generale abbiamo ceduto l’11% rispetto al 2022, pagando il destoccaggio di numerosi clienti. Ora però vediamo in realtà un buon recupero e contiamo di crescere, tornando sui livelli di due anni fa».

Situazione simile a quella di Smeg, che sui mercati esteri continua a crescere anche nel 2024, mentre così come altri produttori paga la frenata nazionale dopo lo stop del superbonus.

«Il mercato qui è “tranquillo”, per usare un eufemismo - spiega il direttore commerciale Guido Bertelli - e quindi bisogna essere innovativi, perché in queste condizioni si può migliorare solo conquistando nuove quote di mercato».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti