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La Francia sbarca a Tripoli e vuole una Marina libica più forte

Parigi mette in campo il dragamine Pluton, il comandante della zona Sud e il nuovo ambasciatore e chiude un accordo con il capo di stato maggiore del governo in carica. Una strategia che non sembra allineata al modello Ue e nemmeno mirata al contrasto dell’immigrazione

di 24Ore NextMed

Il capo di stato maggiore dell’esercito libico, tenente generale Salah al-Din al-Namroush

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La nave da guerra francese Pluton ha fatto scalo a Tripoli contemporaneamente c’è stata la prima visita ufficiale in Libia del viceammiraglio Christophe Lucas, comandante della zona marittima mediterranea francese. L’indomani, 11 giugno, il capo di stato maggiore dell’esercito libico, tenente generale Salah al-Din al-Namroush, e l’ambasciatore francese Thierry Vallat si sono incontrati nella base navale di Tripoli. Il primo ricopre il ruolo ad interim da quando il suo predecessore Mohammed al-Haddad è morto in un incidente aereo in Turchia. Al-Namroush è stato anche ministro della Difesa e ha una conoscenza diretta delle questioni navali, otre a garantire un percorso di continuità rispetto all’establishment. Il secondo, l’ambasciatore francese, è stato nominato ad agosto del 2025 e nel suo curriculum spicca la conoscenza dell’arabo. Una scelta non casuale per Parigi che punta in qualche modo a superare gli eventi che lei stessa ha contribuito a causare nel 2011.

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L’ambasciatore

Dalla sua assunzione dell’incarico, Vallat ha condotto un’attivita diplomatica intensa. A fine ottobre 2025 ha incontrato il generale Mohammed al-Haddad a Tripoli e in una visita a Bengasi ha incontrato Khalifa Haftar per discutere le relazioni libico-francesi con focus su cooperazione economica. La visita ad Haftar è stata particolarmente significativa: indica che la Francia cerca di mantenere canali aperti con entrambe le fazioni principali del conflitto libico. Capo di Stato maggiore e ambasciatore si sono incontrati a bordo del dragamine. Secondo l’agenzia di stampa libica Lana, le due parti hanno discusso «modalità per sviluppare le capacità delle forze navali libiche», con una cooperazione incentrata su «scambio di visite militari, addestramento, qualificazione e scambio di competenze e, nel complesso, la stabilità marittima del Mediterraneo». Al-Namroush avrebbe inoltre esaminato i progressi dei lavori alla base navale di Tripoli, informandosi sulle attività specializzate del Centro di Ricerca Subacquea per le operazioni navali.

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La cooperazione

L’infrastruttura di Tripoli supporta riparazioni per natanti fino a 6.000 tonnellate di portata lorda e dispone di un dock galleggiante da 3.200 tonnellate di sollevamento; dock galleggianti sono disponibili anche a Bengasi e Tobruk. Tuttavia, dopo la distruzione della maggior parte della flotta dell’era Gheddafi durante la guerra civile del 2011, la Marina ha dovuto ricominciare quasi da zero, acquisendo nuovi pattugliatori veloci e motovedette d’attacco MRTP-20 a partire dal maggio 2012. Un tempo gli effettivi erano circa 15mila. Oggi il numero è di poche migliaia compreso il personale della Guardia costiera, nonostante il Paese abbia 1.770 chilometri di costa esposti a migrazione irregolare, contrabbando e traffico di esseri umani. Dopo il 2011, la Francia ha tenuto un rapporto ambivalente con la Libia: supporto diplomatico al processo politico dell’Onu, ma anche accuse di aver favorito fazioni rivali. L’incontro nel porto di Tripoli rappresenta un passo concreto verso il tentativo di fondere diplomazia e cooperazione militare operativa. Ai fini strategici la mossa non è certo da sottovalutare.

Gli effetti

Il caso della cooperazione navale franco-libica presenta un parallelo significativo con l’approccio italiano. L’Italia ha storicamente avuto il ruolo più prominente nella formazione della Guardia Costiera libica, ma una serie di polemiche mirate e dal sottofondo politico assieme a cambi di posizione tedesca hanno rallentato la traiettoria di sicurezza. Senza dimenticare che la posizione di Bruxelles è multilaterale e basata principalmente al controllo dei flussi migratori. La Francia, con l’invio del Pluton e la visita di Lucas, persegue un obiettivo più ampio di influenza nel Mediterraneo meridionale, che include ma in un certo senso trascende la questione migratoria. Come spesso accade, Parigi si muove in autonomia. La domanda è: il rafforzamento della Marina avverrà a scapito degli altri Corpi? Difficile rispondere. Interessante notare che a distanza di giorni è arrivata una riposta sul tema immigrazione. Italia, Qatar e Turchia hanno firmato un accordo per lanciare una sala operativa congiunta a Tripoli.

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